Home » Simone Tenaglia: «Ingegneria e architettura non sono mondi separati»

Simone Tenaglia: «Ingegneria e architettura non sono mondi separati»

di Annarita Cacciamani
COVER TENAGLIA
Nel suo approccio ingegneristico, Simone Tenaglia unisce etica e tecnica: strutture solide, normative in evoluzione e attenzione ai dettagli — come gli infissi — diventano parte di una visione che mette al centro il benessere collettivo.

Architettura e ingegneria sono due discipline che spesso corrono su binari paralleli, che non si sfiorano. Quando però si incontrano, danno vita a progetti e realizzazioni di alta qualità. Simone Tenaglia, ingegnere torinese specializzato in strutture e sicurezza antincendio, racconta la sua esperienza di progettazione e collaborazione con il mondo dell’architettura.

Cosa l’ha spinta a scegliere ingegneria e cosa l’ha portata, nel tempo, a specializzarsi nelle strutture e nella sicurezza antincendio?

La mia scelta di studiare ingegneria nasce dall’ammirazione per tutto ciò che rende il costruire qualcosa di concreto e duraturo. Fin da piccolo, osservare mio padre mentre aggiustava o costruiva oggetti con le sue mani mi affascinava. Durante gli studi da geometra, mi sono innamorato del progetto stradale: non solo strisce bianche e asfalto, ma vere e proprie connessioni tra persone, città che in qualche modo si avvicinano.

Prova di pressione e portata rete idranti esterna

Prova di pressione e portata rete idranti esterna

Mi ha sempre affascinato l’idea che il miglior modo di lasciare un segno del nostro passaggio sulla terra fosse quello di “lasciare” qualcosa per gli altri che fosse un’opera concreta o un’idea, e ho visto nell’ingegneria la possibilità per “edificare” qualcosa di tangibile che potesse essere utile alla collettività. Col tempo, questo percorso mi ha portato verso le strutture e la sicurezza antincendio. Due ambiti che considero profondamente legati al benessere collettivo.

La progettazione strutturale, per me, non è soltanto calcolo ma una forma di linguaggio che unisce bellezza e funzionalità. Nella sicurezza antincendio, intravedo invece una responsabilità ancor più profonda: proteggere non solo i beni, ma le vite umane, garantendo che ogni ambiente sia un’occasione di vita e non una fonte di pericolo. Ho avuto l’opportunità di lavorare su progetti importanti, come quello del Tempio Buddhista di Beè (provincia del Verbano-Cusio-Ossola) dove l’equilibrio tra complessità strutturale e prevenzione è stato un tema centrale. 

tempio buddista

Tempio del Cielo sulla Terra – Ingresso principale a intervento ultimato

Che tipo di dialogo è possibile oggi tra ingegneria e architettura, soprattutto nei progetti complessi e interdisciplinari?

Credo che oggi il dialogo tra ingegneria e architettura sia assolutamente necessario. Sono due visioni che si devono completare a vicenda, deve essere un intreccio di competenze, dove la visione estetica dell’architettura incontra la solidità scientifica e l’innovazione tecnologica dell’ingegneria. Non sono mondi separati, ma due linguaggi che possono e devono trovare un’armonia. Un esempio concreto di questa sinergia l’ho vissuto nel progetto di riqualificazione dei Padiglioni 1, 3A e 3B di Torino Esposizioni, dove mi sono occupato della sicurezza antincendio. 

Torino Esposizioni

Torino Esposizioni – Progetto di riqualificazione del Pad. 3A 3B – Planimetria e sezione tipo con indicazione delle principali misure di sicurezza antincendio

Gli infissi sono elementi centrali per le prestazioni dell’edificio. In che modo entrano nel suo lavoro e nelle scelte progettuali?

Gli infissi sono componenti chiave per il comfort, l’efficienza e la sicurezza di un edificio. Sono il punto di scambio tra interno ed esterno e incidono su luce, isolamento termico, acustica e sulla sicurezza in caso di incendio. Penso soprattutto alle porte e vetrate tagliafuoco, che rappresentano veri e propri dispositivi di protezione. La loro progettazione e installazione non può essere lasciata al caso poiché non stiamo solo inserendo un serramento, ma stiamo costruendo una barriera salvavita che, in caso di emergenza, può contenere la propagazione di fiamme e fumo, proteggere le vie di esodo e cosa ancor più importante, salvare vite umane. In questo ambito, è necessario mantenere alta l’attenzione anche su ciò che può sembrare marginale in quanto ogni elemento, anche quello apparentemente più semplice, contribuisce alla sicurezza complessiva dell’edificio.

La normativa tecnica è sempre più articolata. Come si bilanciano, secondo lei, efficienza, sicurezza e qualità costruttiva?

Le norme ci spingono ad aggiornare le competenze, a confrontarci con nuovi approcci e, in definitiva, ad alzare l’asticella qualitativa del nostro lavoro. Dobbiamo bilanciare nel modo giusto efficienza economica, estetica, ma anche sostenibilità ambientale, sicurezza delle persone, durabilità delle opere e qualità dell’esecuzione. È una sfida quotidiana, ma anche uno stimolo a progettare meglio, con uno sguardo più ampio. È qui che credo sia utile parlare di un approccio olistico, capace cioè di considerare l’opera nel suo insieme e nel suo intero ciclo di vita. Richiede competenze trasversali, capacità di ascolto e, soprattutto, senso di responsabilità. 

cantiere

Cantiere per la realizzazione di casa residenziale in XLAM e legno lamellare

Ha una sua icona urbana? 

Ce ne sono due che considero particolarmente significative. La prima è la Città delle Arti e delle Scienze di Valencia, che ho visitato di recente con la mia famiglia. È un esempio straordinario di come l’ingegneria e l’architettura possano fondersi per creare qualcosa di visionario, funzionale e accessibile. Non è solo una bellezza formale perché ad osservare bene si trovano strutture ardite, spazi pubblici e una progettazione attenta dove anche la sicurezza, compresa quella antincendio è parte integrante del disegno, quasi invisibile ma fondamentale.

L’altra è il Lingotto di Torino. Un’ex fabbrica che è diventata un centro fieristico, congressuale e commerciale, con una riconversione davvero esemplare. La pista di collaudo sul tetto è un simbolo, ma a colpire è soprattutto l’intelligenza con cui sono state integrate le nuove funzioni in un contenitore storico. Ho avuto il privilegio di occuparmi della sicurezza antincendio di parte di questo complesso. Viverlo da dentro, da tecnico, mi ha dato una prospettiva ancora più chiara di quanto l’ingegneria possa contribuire a trasformare e valorizzare il patrimonio esistente, senza rinunciare all’innovazione.

Qual è, secondo lei, la sfida più urgente per l’ingegneria nel contribuire a costruire spazi più funzionali, sicuri e sostenibili?

Riuscire a conciliare le esigenze dell’essere umano con quelle del pianeta. Non possiamo più progettare ignorando l’impatto ambientale o pensando solo all’efficienza economica. Costruire oggi significa pensare all’intero ciclo di vita di un’opera comprendendo la scelta dei materiali, la manutenzione periodica e l’adattabilità nel tempo. Anche la sicurezza, come quella antincendio, deve essere vista non come un semplice obbligo normativo, ma come un valore che aumenta la qualità dello spazio. La funzionalità, poi, non deve rispondere solo a esigenze astratte, ma servire le persone nella vita quotidiana.

 

Annarita Cacciamani

Articoli correlati

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo acconsenti all'archiviazione e alla gestione dei tuoi dati da parte di questo sito web.