Architettura e design non solo per creare edifici ed oggetti ex novo, ma anche come interventi di trasformazione e di recupero. È in questa chiave che si è orientata la carriera dell’architetto Omar Pasquarella.
Un professionista trentatreenne con sede a Torino e le idee molto chiare sul suo percorso, su cui hanno influito anche letture di formazione. Oggi il lavoro infatti è per l’architetto Omar Pasquarella uno strumento di crescita che si fonde con una filosofia di vita di autodeterminazione, anche finanziaria. Ce lo racconta in questa intervista e nel podcast di Icone Urbane.
Come sono stati i suoi inizi dopo la laurea in architettura?
Quando mi sono laureato, nel 2016, già lavoravo in uno studio di architettura dove ho continuato fino al 2018, quando ho deciso di diventare autonomo, condividendo il mio nuovo ufficio con un agente immobiliare. Questo ha semplificato la creazione di contatti, che ci scambiavamo reciprocamente. Nel frattempo ho iniziato a interfacciarmi anche con il mondo delle aste giudiziarie e con quello del cambio di destinazione d’uso. Questo mondo mi ha appassionato a tal punto da creare una società con mio cugino, “Pq srl”, con cui acquistiamo immobili, li ristrutturiamo (spesso cambiandogli uso) e poi li rivendiamo.
Ristrutturazione di appartamento in stile industriale
Per questo mi definisco un architetto atipico. Oggi nel mio studio ho dei giovani colleghi che si occupano della parte più strettamente legata alla progettazione, mentre io mi dedico maggiormente al ruolo di investitore immobiliare.
Da dove deriva questa sua peculiarità?
In famiglia c’era già chi aveva interesse verso gli investimenti immobiliari. Studiare architettura, per me che mi ero formato come geometra, è stata una prosecuzione quasi naturale per approfondire alcuni aspetti. Mi è sempre piaciuto il mondo del costruito, dell’immobiliare e l’idea del cambiamento. E quella di creare un business tutto mio.
Cura una pagina Instagram sui viaggi, @life.is.a.travel: quanto è importante il viaggio per lei, anche per la sua professione?
Penso che sia molto importante per lasciarsi ispirare nuove idee. Da un punti di vista architettonico, dobbiamo essere bravi a prendere quanto esiste di già costruito e inserirvi qualcosa di nuovo. In particolare nell’interior design, è come realizzare un patchwork con pezzi ed ispirazioni prese da varie parti del mondo, eventualmente, per creare qualcosa di unico ed originale. Viaggiare dunque aiuta tantissimo anche perché ci sono dei Paesi dove, storicamente, a livello architettonico sono più avanti di noi. Penso all’Inghilterra e al Nord America, dove l’open space era utilizzato già decenni fa mentre in Italia è arrivato solo molto tempo dopo.
Cambio d’uso da ufficio ad abitazione
Parlando di icone urbane, qual è l’elemento architettonico per lei più iconico?
In assoluto, Casa Batllò a Barcellona, di Antoni Gaudì. Un’idea di architettura completamente diversa da quello che era stato fatto fino a quel momento e direi, anche per molti anni a seguire. Penso ai mascheroni usati per i balconi, all’uso dei materiali locali come le piastrelle, che vengono esaltate e valorizzate. Qualcosa di unico rispetto al costruito che lo circonda e che siamo abituati a vedere. E poi l’altro esempio di architettura iconica per me è la Casa sulla Cascata di Frank Lloyds Wright che racchiude tutto il sapere del tempo e lo usa per realizzare questa casa perfettamente incastonata nel paesaggio circostante.
La sua attività si svolge molto nel cambio d’uso e nella ristrutturazione d’interni. Quanto sono importanti gli infissi e come sceglierli?
Spesso mi occupo di trasformare negozi o uffici in loft o appartamenti e in questi casi, soprattutto, la scelta dell’infisso è determinante perché trasformiamo vetrine in finestre o vetrate. Bisogna scegliere i serramenti giusti per preservare la luminosità del luogo ma anche per proteggere e per dare un tocco stilistico che sia piacevole alla vista o che faccia dimenticare che in quello spazio c’era una vetrina. In alcuni casi infatti abbiamo adottato delle soluzioni che prevedevano l’utilizzo di fioriere visibili dall’esterno che valorizzavano la facciata del palazzo ed internamente apparivano come il classico serramento. La scelta del colore è anche molto importante. Un color antracite dà subito un effetto industriale che oggi è molto in voga.
Zona giorno open space con ampia vetrata
A proposito di tendenze, quali vede in crescita?
Da un lato, si va sempre più verso uno stile nordico, minimalista, dall’altro verso quello industriale, specie per i loft. Vanno scomparendo i mobili molto grandi ed importanti per lasciare il posto a spazi ampi e più liberi. Si va alla ricerca del dettaglio illuminotecnico, al serramento particolare e al posizionamento di un pezzo di design attorno al quale, spesso, ruota tutto l’ambiente. I colori prevalenti restano il bianco nelle case minimal e l’antracite negli spazi a cui si vuol dare un’impronta più industriale.