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Biomateriali: i nuovi orizzonti dell’edilizia sostenibile

di Federica Biffi
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Alghe, funghi, paglia e canapa stanno trasformando l’edilizia: da scarti di laboratorio a biomateriali capaci di unire sostenibilità, estetica e innovazione. Dall’Australia agli Stati Uniti, architetti e ricercatori sperimentano soluzioni che potrebbero ridurre l’impatto ambientale del settore e aprire la strada a un futuro circolare per le città.

 

Un tempo erano considerati soltanto scarti o curiosità da laboratorio. Oggi materiali come alghe, funghi, paglia, stanno conquistando spazio come materiali da costruzione. Come racconta un articolo di The Guardian, in Australia – ma non solo – architetti, designer e ricercatori stanno sperimentando soluzioni bio-based con l’obiettivo di alleggerire l’impronta ambientale dell’edilizia e orientare il settore verso un consumo energetico più sostenibile.

Con il termine “biomateriali” si indicano materiali ottenuti da sostanze biologiche. Non rappresentano soltanto alternative green a cemento e acciaio, ma innovazioni capaci di unire funzionalità ed estetica: pannelli che mutano colore con la luce, rivestimenti che richiamano la texture della pietra naturale, superfici leggere ma resistenti. Il vantaggio principale sta nel processo stesso di crescita delle materie prime – alghe, funghi, paglia – che catturano anidride carbonica dall’atmosfera. Una volta trasformate in elementi edilizi, possono diventare serbatoi di carbonio o, in alcuni casi, continuare a vivere e interagire con l’ambiente circostante, producendo ossigeno e favorendo la biodiversità. Inoltre, riducendo il trasferimento di calore attraverso pareti e coperture, i biomateriali contribuiscono a migliorare l’efficienza energetica degli edifici.

PARETE BAMBù

Parete di bambù – Photo: Pexels / Thuong D

Piante come canapa e bambù assorbono elevate quantità di carbonio durante la crescita, il che significa che potrebbero contribuire a trasformare l’ambiente costruito in un pozzo di carbonio. Quando i biomateriali raggiungono la fine del loro ciclo di vita, possono essere restituiti alla terra: qui entra in gioco il concetto di economia circolare, in cui ciò che costruiamo oggi non diventa rifiuto domani, ma ritorna all’ambiente in modo sicuro o trova nuova vita in altri usi. Inoltre, i materiali di origine vegetale come il sughero, la paglia e la canapa sono naturalmente isolanti, fonoassorbenti e privi delle tossine presenti in alcuni materiali da costruzione convenzionali. Questo approccio non solo può ridurre le emissioni di anidride carbonica, ma anche stimolare nuove opportunità economiche per il settore edilizio. Anche alla Biennale di Venezia si sperimenta questa visione: nell’edizione 2025 la sostenibilità è al centro dei programmi curatoriali e tecnici. Per la prima volta, la Biennale punta alla certificazione carbon neutral, in linea con gli standard ISO 14068, e propone padiglioni progettati per smontaggio, riutilizzo e minimo impatto ambientale.

Alghe e ostriche: dai mattoni ai rivestimenti

Le alghe sono una delle protagoniste di questa rivoluzione. Negli Stati Uniti l’azienda Prometheus Materials produce blocchi edilizi con microalghe in sostituzione del cemento, mentre in Messico le macroalghe vengono trasformate in elementi per l’edilizia abitativa. In Australia, alcuni team universitari hanno già sviluppato prototipi stampati in 3D con biomasse algali, sostanze ottenute dalla raccolta e dalla coltivazione delle alghe. Queste possono essere utilizzate per blocchi edilizi o pannelli – sfruttando la loro capacità di legarsi con altri composti – o anche per rivestimenti e finiture per valorizzare colori e texture naturali.

OSTRICHE

Ostriche – Photo: Pixabay / Kate Baucherel

Altri ricercatori stanno sperimentando mattoni realizzati combinando alghe e gusci di ostriche: questi ultimi, normalmente considerati scarti, vengono trasformati in rivestimenti interni che sfumano dal rosa al bianco con riflessi madreperlacei (alcuni studi di architettura internazionali, come Arup, li hanno scelti per arredare i propri uffici). Pur avendo un costo superiore agli intonaci tradizionali, il risultato riesce a coniugare sostenibilità e fascino estetico, trasformando un materiale di recupero in un elemento di design distintivo.

Micelio, paglia e il ritorno alla natura

Anche il mondo vegetale offre nuove possibilità: il micelio dei funghi, le fibre simili a radici che crescono dai funghi, è utilizzato per creare pannelli leggeri, isolanti e resistenti, capaci di combinare sostenibilità e prestazioni tecniche. Il micelio, non vivo nei pannelli finiti, mantiene le proprietà isolanti naturali, può essere trattato con rivestimenti ecologici per resistere all’acqua e, in futuro, potrebbe dare vita a materiali modulari e prefabbricati a basso impatto ambientale. 

MICELIO

Pannello di micelio – Photo: realizzata con Google AI Studio

Parallelamente, la paglia, materiale antichissimo, sta vivendo una nuova stagione grazie a versioni industrializzate e prefabbricate, testate anche contro il fuoco. Leggera, traspirante e biodegradabile, offre capacità isolanti e contribuisce a mantenere gli ambienti freschi d’estate e caldi d’inverno. In Australia alcune aziende la impiegano in pannelli prefabbricati conformi alle norme antisismiche e antincendio, (anche se al momento rimane al di fuori dei codici edilizi standard, con soluzioni personalizzate per garantire sicurezza e conformità).

Se i biomateriali stanno catturando l’attenzione per il loro equilibrio tra estetica e sostenibilità, il loro impiego per la verità non è così semplice: i costi sono ancora elevati, la produzione limitata, mancano certificazioni e adattarsi alle normative edilizie tradizionali è spesso complicato. Paesi come la Danimarca stanno già rivedendo le normative per favorirne la diffusione, mentre in Australia molti progetti rimangono confinati alla sperimentazione accademica. Eppure la direzione sembra tracciata. Come osserva una docente di progettazione sostenibile nell’articolo di The Guardian: “I biomateriali riportano l’architettura in continuità con la natura. Non costruiamo più muri che ci separano dall’ambiente, ma superfici che lo accolgono e lo amplificano”. Il futuro dell’edilizia urbana potrebbe dunque avere il profumo del mare, la consistenza della paglia e le venature irregolari di una parete viva.

 

Federica Biffi

Photo cover: realizzata con Google AI Studio

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