Dopo anni di esperienza nel privato, Alessia Depetris ha scelto di progettare per la Pubblica Amministrazione, dove può coniugare estetica e funzionalità, sostenibilità e rigore, mettendo l’attenzione ai bisogni collettivi al centro del suo lavoro.
Lavorare a progetti per la Pubblica Amministrazione (PA) per avere maggiore libertà di espressione è stata la scelta fondamentale di Alessia Depetris, architetta dello studio associato di ingegneria ed architettura CMC Studio di Torino, di cui è diventata socia nel 2012, dopo un’esperienza di 9 anni. Quello che ci racconta distrugge un preconcetto diffuso sugli appalti pubblici, richiamando alla responsabilità dei progettisti.
«Quando si parla di PA e di appalti, specie nel campo delle costruzioni, è luogo comune pensare che i budget vengano sempre sforati e le tempistiche dilatate, ma non sempre la responsabilità è dell’Ente pubblico», ammette. «Sta al singolo progettista prestare attenzione nel creare progetti con capitolati dettagliati che tengano conto delle esigenze dell’amministrazione, nell’evitare lo spreco di soldi trovati spesso con fatica e nel calcolare le tempistiche necessarie in maniera corretta. Per questo, anche nelle fasi preliminari della progettazione sono molto scrupolosa», spiega in questa intervista.
Ma facciamo un passo indietro. Come è arrivata a lavorare in questo studio?
Forse ho sempre saputo che avrei fatto l’architetta, sin da bambina, quando costruivo case con i mattoncini colorati. Quando ho iniziato a studiare architettura, ho voluto fare subito esperienza presso uno studio, pensando che avrebbe giovato alla mia professione. In effetti è stato così che ho capito che non si può essere tuttologi ma che bisogna specializzarsi per distinguersi, perché siamo davvero in tanti! Quell’esperienza mi ha anche fatto capire il mio indirizzo pubblico perché nel settore privato avrei dovuto essere un “attuatore” dei desideri e dei gusti di un’altra persona, mentre in ambito pubblico avrei avuto maggiore libertà di esprimere la mia creatività.
ASL Tortona prima e dopo
Nel suo studio ci sono anche ingegneri: c’è una vecchia diatriba tra queste due figure professionali. Come si coniugano e collaborano nella progettazione?
Il rapporto tra architettura ed ingegneria è fondamentale, non solo con gli ingegneri strutturisti, ma anche con quelli impiantistici. Oggi, più che mai, la progettazione plurispecialistica è molto importante. Le tecnologie impongono di scegliere le soluzioni più adatte in un’ottica di edilizia 3.0 e di risparmio energetico. Quindi le varie figure professionali devono collaborare strettamente. In ambito pubblico poi si utilizza ormai solo il BIM (Building Information Modeling, che facilita la collaborazione tra i professionisti del settore) per includere tutti gli aspetti della progettazione ed adattarla alla funzionalità necessaria.
A questo proposito, quanto è importante la scelta degli infissi, soprattutto in ambito pubblico?
Architettura e funzionalità devono essere assolutamente sinergiche. È necessario trovare equilibrio tra estetica, utilità ed esigenze. Nelle costruzioni pubbliche gli infissi sono fondamentali e devono rispondere ai CAM (Criteri Minimi Ambientali) di edilizia sostenibile, che sono più alti e stringenti rispetto ai criteri usati nel privato, sia a livello di prestazioni che di materiali. Questi infatti devono essere privi di sostanze volatili nocive per garantire il benessere sia di chi vive quei luoghi che di chi vi ci lavora. Inoltre bisogna cercare di scegliere prodotti quasi “a Km zero”, nel senso che la localizzazione dei produttori è premiale in ambito pubblico perché bisogna far crescere innanzitutto il territorio, sia esso quello direttamente limitrofo che quello del paese Italia.
ParcoDora prima e dopo
In quale ambito della sua professione sente di esprimersi al meglio, nel settore della Pubblica Amministrazione?
Il nostro studio opera molto nel settore sanitario ma nell’ultimo decennio ci siamo occupati spesso del recupero di aree urbane dismesse, alcune delle quali sono state trasformate in parchi urbani. Questo tipo di lavoro mi dà grande soddisfazione, come quando abbiamo collaborato con altri studi nel recupero dell’ Area delle Ferriere per creare l’attuale Parco Dora a Torino, curando soprattutto l’ambito strutturale con un lavoro importante di coordinamento dei vari studi coinvolti nel progetto. Attualmente stiamo lavorando ad un progetto per la realizzazione di un parco urbano nella cittadina di Leni, sempre nel torinese, che rappresenta una bella sfida perché insiste su un’area con terreno argilloso che attualmente tende a non far permeare l’acqua piovana e a creare ristagni insalubri. Siamo ancora in una fase preliminare ma il progetto è già piaciuto al Comune proprio perché, come dicevo prima, siamo entrati molto nel dettaglio e abbiamo interpretato al meglio le esigenze della comunità leinicese, soprattutto degli adolescenti le cui necessità spesso non vengono prese in considerazione.
Ha un’icona urbana che influenza o ha influenzato il suo lavoro?
Mi piace molto viaggiare perché penso che ovunque possano trovarsi delle icone urbane che possono ispirare. A me piace alzare gli occhi e scoprire quanto c’è di peculiare in ogni luogo, poi è ovvio che rielaboro le forme secondo il mio gusto. In Italia l’architettura è un po’ meno sorprendente rispetto all’estero e non mi riferisco solo alla parte estetica ma anche a quella funzionale, quindi è bene tener d’ occhio anche a quello che succede fuori.
Casa di Riposo a Canale d’Alba (Cuneo)
Cosa è davvero importante oggi nella progettazione architettonica?
L’attenzione alla sostenibilità, al recupero urbano, al riutilizzo. Anziché invadere zone intatte, è più importante intervenire su aree dismesse e valorizzarle. L’appello ai miei colleghi è all’attenzione, alla cura, alla scrupolosità quando si progetta per la Pubblica Amministrazione, a calcolare bene i tempi ed il budget per non dover subire la frustrazione derivante da ritardi dovuti a contrattempi che avrebbero potuto essere previsti ed evitare la trasformazione dei cantieri in edifici e spazi abbandonati che diventano così emblemi di spreco di denaro pubblico.