Come si coniugano efficienza energetica, design e funzionalità in un progetto architettonico? Secondo Simone Peluso, che guida uno studio con sede a Carmagnola (Torino), tutto parte dall’ascolto e da una visione integrata.
Curioso, preciso, attento al contesto e alle esigenze reali: è questo il ritratto dell’architetto secondo Simone Peluso, fondatore dello studio che porta il suo nome. Specializzato in progettazione architettonica integrata, Peluso lavora a 360 gradi, coordinando figure tecniche diverse per trasformare le idee in spazi concreti, efficienti e su misura.
Perché ha scelto di diventare architetto?
Ho scelto di diventare architetto perché credo profondamente che sia un mestiere bellissimo e affascinante, influenzato da tendenze, culture e luoghi. È un lavoro unico, che cambia costantemente in base al contesto in cui viene esercitato: basti pensare a quanto siano diverse le costruzioni tra il nord e il sud Italia, già solo per motivi climatici e geografici, e quanto queste differenze diventino ancora più marcate se si guarda all’Europa o al mondo intero. Questa continua evoluzione rende l’architettura una professione viva, che richiede curiosità, capacità di adattamento e un profondo rispetto per i luoghi e per chi li abita.
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Il suo studio si occupa dell’intero progetto, a partire dalle pratiche burocratiche. Che valore aggiunto dà al cliente?
Il mio studio segue il cliente a 360 gradi grazie alla collaborazione con diversi professionisti, ognuno specializzato nel proprio settore. Io mi occupo di architettura, e questo significa avere una preparazione trasversale che mi permette di comprendere, almeno nelle basi, il funzionamento degli impianti, delle strutture e di tutti gli aspetti necessari a dirigere un cantiere “a regola d’arte”. Questo non significa sostituirsi alle altre figure tecniche, ma piuttosto coordinare e integrare il loro lavoro: l’architetto è il punto di connessione tra le varie competenze, garantendo coerenza al progetto e concretezza alle idee. Nel mio studio ci dedichiamo completamente alla progettazione architettonica, con l’obiettivo di fare le cose bene e con cura, evitando di “fare un po’ di tutto e male”.
Qual è oggi il ruolo dell’architetto e quali caratteristiche deve avere questa figura?
Oggi l’architetto deve essere una figura capace di unire conoscenze tecniche, sensibilità estetica e capacità di ascolto. Non basta più saper progettare bene: bisogna comprendere i bisogni reali delle persone, districarsi tra norme, tecnologie e vincoli, e allo stesso tempo mantenere viva la componente creativa che dà senso al nostro mestiere. Credo che l’architetto debba essere un interprete del cambiamento, capace di leggere il contesto e di trovare soluzioni funzionali e sostenibili, senza perdere la dimensione umana del progetto.
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In che modo in un progetto si riesce a coniugare design, efficienza energetica e vivere quotidiano?
Per me il punto di partenza è sempre l’ascolto: capire come le persone vivono uno spazio e cosa si aspettano da esso. Da lì si costruisce un progetto che coniuga bellezza, funzionalità e sostenibilità, perché l’architettura non è solo forma ma anche comfort, luce, materiali e gestione efficiente dell’energia. Un buon progetto è quello che ti fa stare bene ogni giorno, che non si nota perché “funziona”, e che allo stesso tempo migliora la qualità della vita e riduce l’impatto ambientale.
Che importanza dà alla scelta degli infissi in un progetto di riqualificazione?
Gli infissi sono un elemento fondamentale, spesso sottovalutato. In un intervento di riqualificazione rappresentano uno dei punti chiave per migliorare l’efficienza energetica, il comfort e anche l’estetica dell’edificio. Un buon infisso non è solo una finestra o una porta: è una barriera termica, acustica e visiva che contribuisce in modo decisivo al benessere interno. Per questo ritengo che la scelta vada fatta con grande attenzione, valutando materiali, prestazioni e coerenza con il linguaggio architettonico complessivo.
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C’è un luogo che lei considera la sua icona urbana?
Uno dei luoghi che considero una vera icona urbana è Piazza San Carlo a Torino. La trovo straordinaria per il suo equilibrio: è uno spazio elegante, proporzionato, che riesce a essere maestoso e accogliente allo stesso tempo. Mi piace perché rappresenta bene l’idea di armonia tra architettura e vita quotidiana: è un luogo vissuto, riconoscibile, che ha saputo attraversare il tempo restando sempre attuale. Credo che ogni architetto, nel suo piccolo, cerchi di ricreare quella stessa sensazione di equilibrio e identità nei propri progetti.