L’architetta ed esperta di certificazioni ambientali spiega come l’applicazione dei protocolli internazionali e l’integrazione di criteri sostenibili siano strumenti chiave per la rigenerazione urbana e la valorizzazione del patrimonio storico di borghi e città.
La rigenerazione urbana e la transizione ecologica guidano oggi il cambiamento di città e territori, mentre l’architettura sostenibile assume un ruolo sempre più strategico nel coniugare innovazione e rispetto ambientale, realizzando spazi che durano nel tempo e che migliorano la qualità della vita.
Manuela Crespi, architetta e dottoressa di ricerca in Progettazione ambientale, consulente esperta nei principali protocolli di certificazione ambientale internazionali, tra cui LEED, WELL, SITES e GBC Historic Building, lavora da anni nel settore pubblico e privato per promuovere interventi di riqualificazione sostenibile e culturalmente consapevole, con una particolare attenzione al patrimonio edilizio storico italiano.
In questa intervista ci racconta cosa significa oggi fare rigenerazione urbana in chiave sostenibile, quali sono gli strumenti più efficaci per misurarla e comunicarla, e perché è fondamentale integrare criteri ambientali, sociali e culturali fin dalle prime fasi di un progetto, soprattutto nei piccoli borghi.
Esempio di rigenerazione
Qual è stato il suo percorso professionale?
Sono architetto e dottore di ricerca in Progettazione ambientale (Doctor Europaeus), titolo conseguito presso il Dipartimento di PDTA (Pianificazione, Design, Tecnologia dell’Architettura) dell’Università di Roma “La Sapienza”, dove ho anche svolto attività didattica nel settore Tecnologia dell’Architettura. Sono consulente accreditato LEED AP (BD+C), SITES AP, WELL AP e GBC Historic Building AP e sono iscritta all’Elenco dei professionisti in materia di prevenzione incendi di cui al DM 5/8/11.
La mia esperienza professionale comprende la partecipazione ad attività di progettazione architettonica e urbana e di consulenza nell’ambito di progetti e realizzazioni di grandi edifici e complessi immobiliari. Svolgo attualmente incarichi come certificatore di sostenibilità e di esperto energetico ambientale nel settore pubblico e privato e sono membro del Direttivo del “Chapter Lazio” del GBC Italia. Recente il conseguimento della certificazione LEED BD+C livello Gold di due complessi immobiliari a Roma (in Via Po 14, in cui sono stata coinvolta come Project Administrator e di Via del Tintoretto 432, come consulente per il general Contractor).
Qual è il valore aggiunto nel seguire i protocolli di certificazione di cui parla in un intervento progetto di rigenerazione urbana e immobiliare?
I protocolli del GBC Italia e del USGBC (U.S. Green Building Council) sono strumenti volontari di valutazione della sostenibilità che, a differenza dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), prevedono il raggiungimento di obiettivi misurabili e confrontabili con il “business as usual” — cioè con chi si limita al minimo previsto dalla legge – a volte rappresentato dal semplice rispetto degli standard normativi. Questi protocolli offrono diversi livelli di certificazione, che consentono di comunicare i risultati ottenuti e diffondere esempi virtuosi di sostenibilità, ispirando progettisti, enti pubblici e investitori.
GBCHB Villino Campos – Photo: Manuela Crespi
Nel caso di un intervento di rigenerazione urbana e immobiliare esistono dei protocolli mirati, come il SITES e il GBC HB. Il protocollo SITES è un sistema di rating che valuta e certifica progetti sostenibili per tutte le fasi del ciclo di vita ed è indirizzato ad aree urbane ed extraurbane come parchi urbani, piazze, aree esterne ai fabbricati o infrastrutture. I suoi progetti contribuiscono a mantenere la biodiversità, mitigano il cambiamento climatico, proteggono gli ecosistemi in pericolo e conservano le risorse naturali migliorando anche la salute pubblica dei cittadini. La certificazione GBC Historic Building (GBC HB) è un ulteriore strumento di valutazione, ma esclusivamente made in Italy, che ha l’obiettivo di valorizzare gli interventi di restauro, riqualificazione o recupero, attraverso l’integrazione dei criteri di sostenibilità dei protocolli a marchio GBC. L’integrazione dei due protocolli è possibile e auspicabile soprattutto nel caso di interventi pubblici dove si possono raggiungere obiettivi di welfare a lungo termine.
Secondo la sua esperienza, cosa significa nel concreto “rigenerazione sostenibile” nel settore immobiliare?
Oggi il concetto di rigenerazione urbana incorpora pienamente la sostenibilità a medio e lungo termine, con impatti concreti a livello locale. Il vantaggio dell’applicazione dei protocolli di sostenibilità estesi all’intorno urbano, come ad esempio il GBC Quartieri o il SITES®, consiste nel rendere gli interventi realmente misurabili in termini di indici prestazionali di tipo ESG (Environmental, Social, Governance) e quindi condivisibili non solo a livello aziendale, ma anche a livello politico e amministrativo con la cittadinanza.
Considerando il patrimonio edilizio storico italiano, quali sono le sfide più significative nella rigenerazione sostenibile e quali “best practice” vede oggi?
Il patrimonio immobiliare italiano è costituito per la maggioranza da edifici di oltre 40 anni (circa il 72%) con una classe di efficienza energetica compresa tra la E e la G (68%). Bisogna ancora percorrere molta strada per rendere tale patrimonio efficiente in termini di sostenibilità dove, nonostante i grandi passi avanti avuti con l’applicazione del Superbonus 110%, l’efficienza energetica gioca ancora un ruolo fondamentale ma purtroppo non primario.
Via Po 14, Roma, Edificio A e B certificati LEED BD+C Gold Photo: Mauro Raponi
Le due sfide principali al momento sono rappresentate dall’applicazione del concetto di economia circolare nel settore delle costruzioni, introdotta a livello europeo dal Circular Economy Action Plan (CEAP), e dall’obsolescenza strutturale degli edifici. Ciò porta a valutare la scelta tra demolizione o ristrutturazione, dove la prima può rappresentare la perdita di valori identitari di un luogo ma allo stesso tempo l’opportunità di ottenere la rigenerazione di future materie prime. In tal senso i protocolli di sostenibilità possono rappresentare un valido strumento di valutazione strategica. Tra le “best practices” evidenzio senz’altro le attività costanti di diffusione e sensibilizzazione dei valori di sostenibilità ambientale e sociale portati avanti da figure professionali specificatamente formate, ma non sempre riconosciute dal quadro normativo nazionale nell’ambito delle gare di appalto.
In che modo l’integrazione di pratiche e materiali sostenibili nella riqualificazione contribuisce ad aumentare il valore di un edificio, in particolare nei piccoli borghi?
La sostenibilità ha molte sfaccettature, come un diamante: è compito della progettazione integrata, avviata fin dalle prime fasi, trovare il giusto equilibrio per valorizzare sia l’ambiente costruito sia quello naturale, in funzione delle persone che lo abitano. Nel caso di insediamenti di media grandezza di tipo rurale, quali i piccoli borghi, l’aspetto socio-culturale gioca un ruolo fondamentale di coinvolgimento degli abitanti negli interventi di rigenerazione urbana. L’uso di tecnologie e materiali innovativi che possono ridurre gli impatti ambientali e migliorare il comfort abitativo non deve però essere visto come incompatibile ma deve essere ricercata una nuova estetica al di là dei regolamenti edilizi spesso limitanti. La ricerca di prestazioni di sostenibilità non deve infatti dimenticare l’importanza dell’architettura come pensiero critico insostituibile nell’era dell’Intelligenza Artificiale.
Photo cover: Manuela Susanna Fotografa