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Roberto Gabetti 100, un secolo di visione architettonica

di Federica Mottica
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Icone Urbane ha partecipato al convegno dedicato alla figura di uno dei più importanti architetti italiani del Novecento.

 

Nelle sale monumentali del Castello del Valentino, sede storica del Politecnico di Torino, si è tenuto il convegno “Roberto Gabetti 100 – Omaggio a cento anni dalla nascita”, un appuntamento celebrativo organizzato dal figlio Lodovico Gabetti e Fabrizio Pellegrino, con la moderazione di Alessandra Siviero della Fondazione per l’Architettura. L’evento, dedicato al centenario della nascita di Roberto Gabetti, ha riunito molte figure professionali del settore, docenti e collaboratori dello studio Gabetti & Isola per analizzare l’eredità culturale, progettuale e didattica di uno dei protagonisti dell’architettura italiana del Novecento. 

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da sinistra Adriano Serratore (collaboratore di Icone Urbane), Lodovico Gabetti e Fabrizio Pellegrino

Il magazine Icone Urbane è intervenuto con la partecipazione della responsabile comunicazione Federica Mottica, che ha portato la visione editoriale del magazine e raccolto le voci di alcuni dei principali ospiti. Nel suo contributo, ha illustrato la missione editoriale di raccontare “le storie, le persone e i progetti che trasformano la città”, una visione che dialoga con l’approccio di Gabetti, da sempre attento a osservare e reinterpretare il senso degli spazi urbani.

Le testimonianze di Lodovico Gabetti e di Aimaro Isola

In un video proiettato durante l’evento, l’architetto Aimaro Isola ha ricordato il suo lungo sodalizio con Roberto Gabetti – una delle partnership più feconde dell’architettura italiana tra il 1950 e il 2000 – riportando l’origine quasi casuale di un dialogo che non si sarebbe mai interrotto. Dai primi scambi critici ai tempi del corso di disegno, alle lunghe passeggiate discutendo dei “massimi problemi dell’architettura”, fino alla costruzione dello studio di via Sacchi a Torino, il rapporto è sempre cresciuto come un confronto continuo: tra loro, con i committenti, con i luoghi e con la natura. Un rapporto professionale e umano basato sull’ascolto, sull’ironia, sulla capacità di rimettersi costantemente in gioco e di attraversare insieme anche le controversie che accompagnarono alcune loro opere. Un percorso coerente con l’attenzione al paesaggio e al rapporto tra modernità e tradizione che ha caratterizzato tutta la produzione firmata Gabetti e Isola, ampiamente discussa e pubblicata in Italia e all’estero.

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Lodovico Gabetti, invece, nel suo intervento ha raccontato con tono intimo e divertito come il padre lo coinvolgesse in piccole attività manuali per tenerlo impegnato, trasformando quei momenti in un terreno fertile di creatività condivisa. Da semplici esercizi in legno nacquero lampade, abat-jour e oggetti artigianali che Roberto osservava con sguardo incoraggiante, spingendo il figlio a proseguire e persino a dare un nome a quella linea sperimentale: “Gabab”, un gioco affettuoso tra Gabetti e abat-jour.  Pur non essendo l’arredo il centro della ricerca progettuale dello studio, Lodovico ha ricordato come quella dimensione laterale, fatta di intuizioni, prototipi e riedizioni, sia stata parte viva dell’eredità creativa di Gabetti e Isola. Un percorso che ha trovato nuova linfa attraverso collaborazioni successive, confermando quanto il dialogo con Roberto – anche fatto di gesti, materiali, tatto e umorismo – abbia continuato a orientare il suo modo di progettare.

Le voci dell’evento tra passione, professione e futuro

Nel corso del pomeriggio, Icone Urbane ha raccolto tre testimonianze che hanno restituito lo spirito dell’iniziativa. Fabrizio Pellegrino, architetto, fondatore di Gparchitetti e co-organizzatore della giornata, ha raccontato: «È stato difficile, complicato, ma bello. Fatto con passione, non senza poche difficoltà, ma siamo riusciti a portarlo a termine, soprattutto tornando dove ci sentiamo a casa: la nostra facoltà».

 

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Alessandra Siviero, architetta e presidente della Fondazione per l’Architettura, ha riflettuto sul valore culturale dell’evento per la comunità professionale: «Un evento come questo è stato fondamentale per far conoscere la figura di Roberto Gabetti come maestro, professore e libero professionista. Era una persona semplice, capace di trasmettere la voglia di fare architettura. Occasioni come questa fanno ritrovare entusiasmo e senso della nostra missione».

Giovanni Piovesan, di Traiano Luce 73, sponsor dell’iniziativa, ha sottolineato l’importanza di sostenere momenti culturali in un anno complesso: «Oggi avere un momento per godere di cose belle e di progetti di grande respiro aiuta ad affrontare il domani con più sicurezza e creatività». La giornata “Roberto Gabetti 100”, quindi, ha restituito alla città di Torino non solo il ritratto di un grande architetto, ma anche un’occasione di confronto intergenerazionale sulla cultura del progetto. L’esperienza raccontata da Icone Urbane e le testimonianze raccolte hanno dimostrato quanto la memoria professionale possa ancora ispirare nuovi modi di pensare la città. Il magazine rinnova così il proprio impegno nel custodire e diffondere storie che contribuiscono all’identità urbana contemporanea, mantenendo vivo lo spirito di osservazione, cura e responsabilità che ha guidato Gabetti per tutta la sua carriera.

 

Federica Mottica

Foto scattate da Federica Mottica

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