Per la professionista piemontese ogni progetto nasce dall’ascolto del cliente e si trasforma in un equilibrio armonioso tra estetica, funzionalità e personalità.
Cristina Bosio è un architetto e designer che ha trasformato la passione per le costruzioni e l’arredamento in una professione capace di dare vita a spazi unici e personali. Fin da bambina diceva di voler “fare le case belle” e oggi ha raggiunto il suo traguardo: con uno sguardo attento alla luce, ai materiali e ai dettagli, riesce a interpretare ogni ambiente come una storia a sé, fatta su misura per chi lo abiterà. Tra ristrutturazioni, progettazioni d’interni e “icone urbane” che la emozionano, come il Museo Ebraico di Berlino, Bosio ci guida in un percorso fatto di creatività, ascolto e sensibilità, condividendo il suo modo istintivo di pensare lo spazio e la sua visione estetica, che trasforma ogni progetto in un’esperienza armoniosa.
Quando e come ha capito che voleva intraprendere questa professione?
Da che ne ho memoria, ho sempre voluto fare l’architetto. Fin da bambina dicevo che volevo “fare le case belle”, anche se in famiglia non avevo alcun modello professionale di riferimento. Sono sempre stata affascinata dalle costruzioni e dall’arredamento: ricordo che, alle feste delle mie compagne di classe, invece di concentrarmi sui giochi o sulla musica, mi ritrovavo a osservare le case, la disposizione dei mobili, i colori e i dettagli dell’arredo.
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Come descriverebbe il suo approccio professionale, il suo modo di “pensare lo spazio”? Di che tipo di attività si occupa?
Credo di avere un approccio molto istintivo e sensibile agli spazi. Dopo aver ascoltato la persona che si affida a me e compreso le sue esigenze, quando entro in un ambiente riesco quasi subito a percepirne il potenziale: immagino le proporzioni, la luce, i materiali e come tutto potrebbe trasformarsi per rispondere al modo di vivere di chi lo abiterà.
C’è un settore a cui si dedica maggiormente?
Mi occupo prevalentemente di ristrutturazioni edilizie. Mi piace intervenire sugli spazi interni, lavorando sulla distribuzione planimetrica e curando ogni dettaglio, dalle luci agli arredi. Mi affascina l’idea di dare nuova vita a luoghi già esistenti, valorizzandone le potenzialità e trasformandoli in ambienti che rispecchiano davvero chi li abita.
Cucina su soggiorno living di un alloggio di Collegno (Torino)
Quali sono i valori o le idee che guidano il suo modo di progettare? C’è un progetto recente che rappresenta bene la sua visione attuale dell’architettura?
Non credo di avere delle vere e proprie “idee guida”, perché ogni progetto è una storia a sé, con esigenze, gusti e sensibilità diversi. Mi occupo soprattutto di progettazione d’interni, e per questo preferisco partire sempre dall’ascolto: delle persone, dei loro spazi e del modo in cui li vivono. Non seguo un modello fisso né uno stile predefinito; mi piace lasciarmi ispirare dal contesto e reinterpretare le tendenze del settore con un approccio personale, senza esserne condizionata. Ogni progetto diventa così un equilibrio tra funzionalità, estetica e identità.
Che rapporto cerca di instaurare con i clienti e con chi vivrà o userà gli spazi che progetti?
Cerco sempre di instaurare un rapporto di fiducia, che per me è la base di ogni progetto riuscito. Credo che solo attraverso un dialogo aperto e continuo si possa arrivare a un risultato davvero su misura. Mi impegno a comprendere i desideri, i gusti e le necessità del cliente, traducendoli in spazi che raccontino la sua personalità. Scelgo materiali, colori e stili in funzione di ciò che vuole comunicare, con l’obiettivo di dare forma e armonia a idee che, all’inizio, possono essere solo sensazioni o immagini confuse.
Ingresso di alloggio di Collegno (Torino)
Se dovesse individuare un’icona urbana che racconta bene il nostro tempo, quale le verrebbe in mente e perché?
Domanda difficile, perché ci sono molte opere che ammiro. Di primo acchito direi il Museo Ebraico di Berlino: mi colpiscono le sue forme spigolose e l’impatto che riesce a creare, non solo visivo ma anche emotivo. Trovo straordinario come l’architettura riesca a riflettere pienamente la storia e la tristezza che il museo rappresenta, trasformando lo spazio in un’esperienza intensa e significativa. Ogni elemento dell’edificio sembra avere un senso preciso, dalle linee rigorose agli angoli inattesi, e contribuisce a suscitare in chi visita una riflessione profonda. Per me, è un esempio potente di come l’architettura possa raccontare una storia e trasmettere emozioni, andando oltre la semplice estetica.
Dal suo punto di vista, cosa deve garantire un infisso oggi, oltre all’efficienza energetica?
Credo che un serramento, oltre a garantire l’efficienza energetica, debba essere anche elegante, un elemento in grado di dialogare con lo stabile ed esaltarlo esteticamente, sia all’interno che all’esterno. È ciò che, al tempo stesso, ci collega e ci isola dal mondo esterno, e per questo non dovrebbe mai essere considerato un dettaglio secondario.
Casa d’epoca in centro a Torino
Mi piacerebbe vedere maggiore attenzione anche all’aspetto estetico e ai suoi “accessori”: per esempio, tendaggi interni ed esterni progettati in armonia con il serramento, per creare un insieme coerente e integrato con il progetto complessivo.
Photo cover: Casa d’epoca in centro a Torino