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Monica Gasperini: «L’architettura è un atto culturale»

di Giorgio Nadali
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Con i suoi progetti che attraversano Europa e Stati Uniti, l’architetta romagnola sviluppa un’estetica in equilibrio tra memoria e innovazione. Dalle ville ai boutique hotel, ogni intervento mette al centro benessere, luce e dialogo con il contesto.

Monica Gasperini, architetta e designer, è nata a Cattolica (Rimini) e si è laureata in Architettura a Firenze nel 1999. Successivamente ha fondato il suo studio omonimo e ha iniziato importanti collaborazioni con case di moda e studi di design italiani come Aeffe, Pollini, Giorgio Armani e Rodolfo Dordoni. Con il suo studio a Cattolica e un ufficio a Milano, ha abbracciato diverse attività: architettura, progettazione di interni e product design. Oggi si divide tra Cattolica, Milano, Firenze e Londra, operando in Europa, negli Stati Uniti e a livello internazionale. I suoi progetti spaziano da residenze private – ville e loft – a boutique, showroom, hotel e ristoranti. A Milano e Firenze ha trovato il suo habitat naturale, disegnando collezioni esclusive per gallerie come Flair, uno degli indirizzi più ricercati dell’home decor in Europa.

I suoi prodotti sono stati esposti al Salone del Mobile, al Mandarin Oriental, al Grand Hotel et de Milan, alla Torre Velasca negli appartamenti Domux Home, a New York con Artemest, a Parigi con Lelièvre Paris durante Maison & Objet, a Londra all’Hotel & Hospitality Logistic, e ancora a New York all’interno di un importante progetto firmato Timothy Godbold. Le sue creazioni sono state selezionate da piattaforme di design di lusso come Artemest, 1stDibs, Harper’s Bazaar e Pamono. Uno dei suoi cabinet in bronzo e tessuto è stato scelto dal Financial Times USA tra i 16 migliori pezzi di design.

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Photo: Vincenzo Cesareo

Quale è stata la sua più grande soddisfazione nella carriera? 

Vedere come i miei progetti siano riusciti a trasformarsi in esperienze di vita per chi li abita. Non considero l’architettura come un semplice esercizio estetico, ma come la possibilità di dare forma a emozioni e qualità di vita. Quando un cliente mi dice che la sua casa o il suo spazio è diventato un rifugio di armonia, allora so di avere raggiunto lo scopo più alto del mio lavoro.

Quanto è importante innovare in architettura? 

Innovare è indispensabile, ma deve essere un’innovazione che nasce da un dialogo con la memoria e con il contesto. Non è solo tecnologia o sperimentazione di forme, ma un processo che deve sempre mettere al centro l’essere umano e la qualità dello spazio vissuto. Innovare significa anche saper leggere i cambiamenti della società e trasformarli in linguaggi architettonici contemporanei. L’architettura non deve essere ridotta a un esercizio formale o a una questione economica. È un atto culturale che deve generare piacere, bellezza e armonia. Quando un luogo riesce a emozionare, a stimolare i sensi e a creare benessere, allora ha davvero compiuto il suo compito. Credo che questa sia la missione più autentica dell’architettura: offrire spazi che diventino esperienze di vita.

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Cabinet Le Moulinet – Photo: Flair Firenze

Qual è la sua icona urbana preferita e perché? 

Amo la Tour Eiffel, perché rappresenta l’unione perfetta tra ingegneria e poesia architettonica. Nata come struttura temporanea, è diventata simbolo eterno, dimostrando che la forza di un’opera sta nella sua capacità di andare oltre la funzione e trasformarsi in icona culturale.

Quanto sono importanti gli infissi in una progettazione secondo lei? 

Gli infissi sono fondamentali, perché sono il confine tra interno ed esterno, tra comfort e paesaggio. Non sono semplici dettagli tecnici, ma elementi che filtrano la luce, il suono, il calore e che determinano il benessere quotidiano. Per me sono come “cornici di vita”: aprono lo sguardo e permettono di vivere l’architettura in dialogo con la natura. Oggi rappresentano un elemento di design e di sostenibilità: definiscono il benessere, riducono i consumi energetici e influenzano la percezione architettonica di un ambiente.

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Il trend 2026 dell’urbanistica secondo il suo intuito? 

La rigenerazione: città sempre più orientate a recuperare spazi esistenti, a trasformare aree dismesse, a inserire verde e connessioni sostenibili. L’urbanistica non potrà più permettersi sprechi, ma dovrà lavorare sul “già costruito” con approccio circolare. Le città diventeranno sistemi più porosi, inclusivi e verdi, dove l’elemento naturale e quello sociale si integrano con la tecnologia.

 

Giorgio Nadali

Photo cover: Vincenzo Cesareo

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