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Luca Fabbian: «L’analisi del contesto è il punto di partenza per un buon progetto»

di Annarita Cacciamani
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Dallo studio del territorio alla cura del dettaglio tecnico, l’architetto torinese Fabbian trasforma l’efficienza energetica in valore estetico, garantendo comfort abitativo e qualità architettonica attraverso una gestione manageriale del processo edilizio.

Progettare un edificio oggi significa comporre un puzzle complesso dove estetica, efficienza energetica, materiali e comfort abitativo devono incastrarsi alla perfezione. Lo scopo è creare spazi di qualità. Per l’architetto torinese Luca Fabbian, il punto di partenza non è mai un foglio bianco, ma l’analisi profonda del contesto urbano e territoriale. Con un percorso che affonda le radici nella precisione tecnica del geometra per approdare a una visione architettonica a 360 gradi, Fabbian racconta come il ruolo del progettista si stia evolvendo verso una dimensione manageriale, senza mai perdere di vista il valore fondamentale del ‘bello’ e l’efficienza dell’involucro edilizio.

Come si è avvicinato alla professione di architetto? Cosa la appassiona di più del suo lavoro?

Da bambino vedevo mio nonno lavorare spesso sul disegno, con grande attenzione alla precisione e allo studio degli spazi. Ciò ha sicuramente acceso in me curiosità e interesse. Ho iniziato con il diploma di geometra, che secondo me forma una tipologia di architetto con una sensibilità diversa rispetto a chi arriva da altri percorsi. Studiare architettura è stato quindi la naturale prosecuzione di quel percorso: una formazione più ampia, che mi permetteva di affrontare la progettazione in modo più completo.

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Photo: Innovation Square Center

Quello che mi appassiona di più del mio lavoro è sicuramente l’aspetto estetico. Ho sempre avuto una forte attenzione per la qualità formale e per il valore del “bello”. Quando si progetta una casa o si interviene su una ristrutturazione, entrano in gioco molti elementi: il comfort abitativo, i colori, i materiali, i dettagli. Tutti aspetti che contribuiscono a creare qualità nello spazio.

All’inizio della mia carriera mi sono dedicato molto alla progettazione architettonica pura e ho partecipato a diversi concorsi, vincendone due e ottenendo anche altri piazzamenti. Con il tempo, però, il mio lavoro si è evoluto verso una dimensione più gestionale e coordinativa. Oggi una parte importante del mio ruolo consiste nel coordinare il lavoro delle diverse figure coinvolte nel progetto, monitorando tempi, costi e sviluppo complessivo del processo. Questo richiede anche una gestione più manageriale del rapporto con il cliente, soprattutto quando si lavora con aziende e multinazionali.

Qual è il suo approccio a un progetto di riqualificazione? Quali sono gli elementi principali da tenere in considerazione?

Il primo passo è sempre l’analisi del contesto urbano. È un passaggio fondamentale che spesso viene sottovalutato, ma che in realtà definisce le basi del progetto. Le regole del progetto, a mio avviso, devono nascere dal contesto. In città come Torino, ad esempio, il rapporto con la tradizione architettonica è molto importante e deve essere tenuto in considerazione. Questo vale ancora di più quando si lavora in ambiti come quello vitivinicolo, dove operiamo spesso, soprattutto nell’area di Alba. In questi contesti il legame con il territorio è molto forte e diventa naturale utilizzare materiali che appartengono alla tradizione locale, come il legno.

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Photo: Innovation Square Center

Come convivono in un progetto estetica, sostenibilità e benessere abitativo?

Non sempre convivono facilmente, ma il compito dell’architetto è proprio quello di riuscire a trovare un equilibrio tra questi tre aspetti. Se pensiamo alle prime case sostenibili degli anni Novanta e dei primi anni Duemila, spesso avevano buone prestazioni energetiche ma non erano particolarmente riuscite dal punto di vista estetico. Con l’evoluzione dei materiali e delle tecnologie la situazione è cambiata molto. Oggi, ad esempio, le facciate ventilate permettono di lavorare su una grande varietà di rivestimenti — alluminio, pietra, materiali compositi — offrendo anche risultati estetici interessanti. Lo stesso vale per l’integrazione dei pannelli fotovoltaici nelle coperture, che oggi è molto più armoniosa rispetto al passato.

La sostenibilità ambientale resta comunque un elemento molto importante, anche perché le normative impongono requisiti energetici sempre più stringenti. Il benessere abitativo è in parte una conseguenza di questo approccio. Non è semplice far convivere perfettamente estetica, efficienza energetica e benessere. Spesso i primi due elementi sono garantiti dalle normative e dalle tecnologie disponibili, mentre l’estetica richiede un lavoro progettuale più attento.

Quali sono i principali aspetti che portano ad avere un involucro efficiente? Che ruolo giocano i serramenti?

Un involucro efficiente nasce da uno studio attento dell’insieme dell’edificio. Capita spesso di vedere progetti con un buon isolamento a cappotto ma con serramenti poco performanti, oppure il contrario. La funzione principale dell’involucro è contenere le dispersioni termiche: più si riesce a trattenere il calore prodotto all’interno, maggiore sarà l’efficienza energetica. Allo stesso tempo l’edificio deve mantenere una certa traspirabilità. Gli involucri troppo ermetici possono compromettere la qualità dell’aria interna; quindi, è importante trovare il giusto equilibrio.

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Photo: Innovation Square Center

Un involucro efficiente deve funzionare bene sia in inverno sia in estate. Per questo è fondamentale studiare non solo i materiali ma anche la geometria dell’edificio e la struttura della facciata. Ad esempio, una facciata ventilata può contribuire a dissipare il calore durante il periodo estivo. I serramenti giocano un ruolo decisivo. Il nodo tra serramento e parete deve essere progettato con attenzione per evitare ponti termici. Noi utilizziamo spesso sistemi monoblocco che migliorano l’integrazione tra serramento e involucro.

Oggi tendiamo inoltre a utilizzare serramenti con triplo vetro, che offrono prestazioni energetiche e acustiche migliori rispetto al doppio vetro, con un incremento di costo ormai contenuto. Naturalmente l’involucro da solo non è sufficiente: è necessario affiancarlo a un impianto efficiente, con sistemi di ventilazione meccanica e soluzioni adeguate per garantire comfort e qualità dell’aria.

Tra i progetti a cui ha lavorato c’è l’Innovation Square Center di Torino. Qual è stato il suo ruolo?

Nel progetto dell’Innovation Square Center ho fatto parte del gruppo di progettisti che ha vinto il concorso. L’azienda promotrice ha scelto di organizzare un concorso per valorizzare il nuovo investimento anche dal punto di vista architettonico e comunicativo. L’edificio si trova nell’area dell’ex stabilimento Lancia. Per il concorso ho coordinato un gruppo di sei professionisti e insieme abbiamo sviluppato il concept progettuale dell’edificio. Il mio ruolo è stato quindi quello di co-progettista.

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Photo: Innovation Square Center

Dopo la vittoria del concorso ci è stata affidata anche la direzione artistica, cioè la responsabilità di mantenere e sviluppare le scelte estetiche del progetto durante le successive fasi di sviluppo tecnico, strutturale ed energetico. Questo progetto ha rappresentato per me un passaggio importante perché mi ha portato a strutturare una realtà di progettazione integrata, capace di gestire internamente tutte le competenze necessarie allo sviluppo di un edificio complesso.

C’è un edificio che considera un’icona urbana?

Se parliamo di architettura contemporanea, e tralasciando naturalmente i grandi monumenti storici, uno degli edifici che considero più rappresentativi è la Nuvola Lavazza, a Torino. A differenza di quanto accade in alcune città europee, dove l’architettura contemporanea entra spesso in contrasto con il tessuto storico, questo edificio riesce a integrarsi molto bene nel contesto urbano torinese. Lo studio delle facciate riprende elementi della tradizione architettonica della città reinterpretandoli in chiave contemporanea. È un progetto che, a mio parere, riesce a coniugare bene diversi aspetti: qualità estetica, sostenibilità ambientale e attenzione al contesto urbano. Ed è proprio questo equilibrio che rappresenta uno degli obiettivi più importanti dell’architettura contemporanea.

 

Annarita Cacciamani

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