Un rapporto di Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI.design e ADI Associazione per il Disegno Industriale mette nero su bianco i numeri del design: un comparto in espansione, trainato da innovazione e competenze, dove l’Italia si posiziona al primo posto in Europa per numero di addetti.
Milano ospita in questi giorni il Salone del Mobile e la Design Week 2026, evento diventato tra i più importanti nell’ambito del design mondiale. Ma quanto vale davvero la “design economy”? A dircelo è un rapporto curato da Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI.design, ADI Associazione per il Disegno Industriale. La ricerca è stata presentata all’ADI Museum di Milano.
L’economia del design in Europa
A livello europeo, il comparto conta circa 295 mila imprese, con un fatturato complessivo di 31 miliardi di euro, in aumento del 23,8% nell’ultimo triennio. Anche l’occupazione mostra un andamento positivo, con oltre 356mila addetti, registrano una crescita del 16,1% nel triennio.
Photo: Rapporto Fondazione Symbola
Analizzando le performance dei singoli Paesi per personale impiegato nel settore, l’Italia conferma la propria posizione di leadership. Nel 2024 si consolida infatti il primato del nostro Paese per numero di addetti, 54mila, pari al 21,5% del totale europeo prima di Francia e Germania. Anche il valore economico generato dal design risulta fortemente concentrato nei Paesi caratterizzati da economie industriali più avanzate. Oltre la metà (51%) del fatturato dell’industria europea del design si concentra infatti in tre soli Paesi: Italia (20 %), Germania (17.6%) e Francia (13.4%).
La fotografia del settore in Italia
Il settore del design conta, come detto, 54 milaoperatori, tra cui imprese, liberi professionisti e autonomi che hanno generato un valore aggiunto pari a 4 miliardi con 76 mila addetti. Per delineare un quadro del valore economico del design a livello territoriale si può far riferimento alle stime realizzate su dati ISTAT e relative al 2024. I dati confermano, ancora una volta, l’elevata concentrazione delle attività legate al design in Lombardia, da cui deriva il 33,4% del valore aggiunto complessivo del comparto e il 28,7% all’occupazione complessiva. Milano conferma la propria leadership, con oltre 7.300 imprese attive.
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Poi ci sono Roma, Torino, Firenze, Bologna e Brescia: insieme, queste sei province concentrano oltre un terzo delle imprese di design italiane. In termini di valore creato, le imprese milanesi generano da sole il 19% della ricchezza prodotta dal settore a livello nazionale. Sul podio seguono Torino (6,8%) e Roma (5,3%), mentre Bologna si colloca quarta con una quota del 3,6. Le considerazioni formulate per la ricchezza prodotta si possono estendere anche al versante occupazionale. Al primato di Milano (14,3% degli addetti nazionali del design) seguono Torino (con una quota del 6,9%), Roma (5,2%) e Bologna (3,7%). Un dato importante che emerge dal report è che il 56,2% delle organizzazioni di design sta valutando l’adozione di strategie mirate a sostenere la propria crescita. Nello specifico, prevalgono, soprattutto tra le microimprese, le scelte legate al rafforzamento della cooperazione, attraverso la possibilità di avere un partner economico (20,8%), di associarsi con altri professionisti (19,2%) o di creare/aderire a reti d’impresa (13,8%).
Formazione: cresce il numero di corsi e quello degli istituti
Complessivamente, nell’anno accademico 2024/2025 in Italia si contano 100 istituti attivi e 369 corsi di studio. La Lombardia, e Milano in particolare, si confermano come il principale hub del design italiano concentrando il 28,7% degli iscritti universitari e il 36,5% di quelli delle accademie, oltre ad attrarre il 61,9% degli studenti internazionali.
Photo: Fondazione Symbola
Accanto a questa concentrazione, si registra una crescita significativa nel Centro e nel Sud del Paese, con incrementi degli iscritti rispettivamente del 18,5% e del 19,2%. Gli esiti occupazionali confermano il design come leva ad alto rendimento con elevati livelli di occupazione (92,4% è il tasso di occupati dei laureati magistrali in design a 5 anni dal conseguimento del titolo, superiore alla media nazionale pari al 89,7%), e coerenza tra studi e lavoro.
Focus sull’intelligenza artificiale
Il rapporto sulla design economy si caratterizza, rispetto alle edizioni passate, per un focus sull’utilizzo di piattaforme di intelligenza artificiale (AI) da parte degli addetti del settore. Il 52,4% degli operatori del design partecipanti alla survey proposta dichiara un livello “medio”, configurando una diffusione ampia ma non ancora pienamente consolidata delle competenze. Il livello “alto” è indicato dal 35,4% delle organizzazioni contro il 13.8% dei progettisti, evidenziando un vantaggio relativo delle strutture organizzate in termini di maturità tecnologica.
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Per un quinto dei rispondenti il livello di preparazione rimane ancora “basso” mentre solo il 6,2% dichiara una preparazione minima. Le competenze maggiormente indicate dal campione, nella sua totalità, riguardano il “prompt design & strategy” (65%), la conoscenza di “aspetti etici legati al copyright” (52,4%), il “visual & content editing” (42,7%) e le competenze in chiave di “progettazione sostenibile” (quasi il 40%), seguita con un minimo divario dalla “prototipazione rapida condotta con strumenti ibridi” (39%). Il 94% dei progettisti e delle organizzazioni hanno consolidato le proprie competenze nell’utilizzo dell’AI generativa negli ultimi due anni.
Cabirio Cautela, consigliere d’amministrazione POLI.design (Politecnico di Milano) ha commentato nel comunicato stampa: «Il rapporto sottolinea la posizione ormai consolidata dell’AI, vera e propria infrastruttura di lavoro utilizzata quotidianamente da progettisti e organizzazioni. L’AI generativa è percepita come un acceleratore di processi, più che come un agente creativo, ruolo in cui l’essere umano resta centrale».
Photo cover: di Fondazione Symbola