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Luca Catalano: «L’architettura è un dialogo con l’ambiente»

di Federica Biffi
Dall’armonia con il contesto al recupero di materiali autoctoni, l’architetto Luca Catalano ci racconta la filosofia di Archinature: un approccio progettuale dove l’opera umana non si impone sul paesaggio, ma ne diventa un prolungamento consapevole e rispettoso.

 

L’architettura non è solo una questione di volumi e proporzioni, ma un atto di profondo ascolto verso il paesaggio che ci ospita. È partendo da questa riflessione che si sviluppa il lavoro di Luca Catalano, architetto e ideatore di Archinature, studio a San Giorgio Canavese (Torino), ospite anche del podcast di Icone Urbane. La visione di Catalano punta al ritorno all’armonia e alla ciclicità: costruire non significa occupare suolo, ma instaurare un dialogo con il contesto, lasciando che sia l’ambiente stesso a suggerire le soluzioni formali e materiche.

Catalano ci conduce così nel cuore della sua filosofia progettuale, parlando di come il rispetto per il territorio si traduca nell’uso di materiali autoctoni e nel recupero di elementi naturali — come il legno o la paglia — capaci di raccontare una storia antica anche in un’opera contemporanea come quella de “Il Signore degli Anelli”. Dalla gestione del cantiere alla collaborazione con studenti e professionisti, emerge un ritratto dell’architettura intesa come processo collettivo e sostenibile economicamente e dal punto di vista ambientale, dove l’intervento umano non sovrasta la natura, ma ne diventa un prolungamento consapevole.

Cos’è per lei l’architettura e come nasce l’anima di Archinature?

Nasce da una consapevolezza: dovremmo stare in armonia con il contesto, e non è solo una questione estetica. Rifletto spesso sulla natura che ci circonda e come tutte le cose abbiano un loro ciclo in ogni fase della loro vita: ecco se penso d’inserire in un contesto del genere un’opera architettonica, allora vorrei che fosse soprattutto rispettosa. Dell’ambiente, del contesto, capace di nascere proprio da ciò che si trova lì in quel momento.

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Progetto a Vidracco (Torino) con intonaco in calcecanapa

Archinature al suo principio aveva come cardine l’utilizzo, per quanto possibile, di materiali del posto o perlomeno autoctoni; pertanto, è fondamentale utilizzare il più possibile materiali naturali, dar nuova vita a elementi che possano essere riutilizzati in maniera consona, persino in edilizia. Abbiamo spesso lavorato in contesti rurali, utilizzato legname ritrovato e riportato a nuovo, anche per strutture e finiture, abbiamo immaginato insieme (con studenti, committenti ed impresari) come poter gestire l’intero cantiere in maniera sostenibile e rispettosa. In sintesi, per noi l’architettura dovrebbe essere un silenzioso e rispettoso inserirsi nell’ambiente con qualcosa che dal medesimo ambiente nasca e si inserisca.

Come riesce a far dialogare la permacultura con l’esigenza moderna di autosufficienza energetica?

I principi stessi della permacultura possono condurre all’autosufficienza energetica, ma a determinate condizioni: il nostro modo di vivere diciamo “moderno” si basa su concetti tipicamente occidentali, molto orientati verso un alto consumo energetico. La permacultura si pone come riflessione che tipo di vita vogliamo condurre, che tipo di rinunce siano necessarie per vivere in maniera più compatibile con l’ambiente circostante. L’autosufficienza energetica viene spontaneamente quando s’innesca un processo in cui il necessario per vivere è limpido.

Progetto a Vidracco (Torino)

Quali materiali prediligete per i vostri progetti e che ruolo hanno all’interno delle vostre abitazioni? 

Prediligiamo i materiali del luogo, intesi come elementi che appartengono geneticamente a quel territorio. Una delle caratteristiche che ci piace utilizzare nei nostri progetti è un ampio utilizzo di materiale riciclato, soprattutto legno e scarti vegetali (paglia). Amiamo vedere che le costruzioni emergono dall’ambiente utilizzando il materiale presente sul posto, quindi consumando zero energie grigie per i trasporti. Laddove questo non fosse possibile privilegiamo materiali naturali (legno appunto, paglia, argilla, calce) per strutture e finiture.

Quando operiamo in contesti urbani invece, consci dell’impossibilità spesso di poter usare alcune tecnologie come la paglia, proviamo a proporre alcune soluzioni naturali, come finiture in legno, cocciopesto (una tecnica straordinaria come resa e come colorazioni) come rivestimento anti-acqua per bagni e arredi, elementi di arredo in legno naturale, pietra lavica e pietra ricostruita come davanzali, soglie o anche elementi di finitura.

In che modo materiali come pietra, legno, paglia possono diventare una tecnologia innovativa?

Incrementando l’utilizzo di materiali che non necessitano di usare energie grigie per la loro produzione, si contribuisce a migliorare la salubrità naturale degli ambienti senza passare per l’utilizzo di soluzioni impiantistiche costose (ricambi d’aria e macchine in continuo funzionamento per il comfort termico). La paglia è un materiale termoigrometrico che regola naturalmente l’umidità. Se si lavora in maniera intelligente e si risolvono i ponti termici, mettendo sempre a contatto materiale caldo e naturale, si contribuisce a creare ambienti confortevoli che non necessitano quasi di riscaldamento né tantomeno di raffrescamento.

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Cantiere Locanda della Contea di Montalenghe (Torino)

Cosa deve garantire un infisso oggi, oltre all’efficienza energetica?

Un infisso oggi, con l’esigenza sempre maggiore di efficienza energetica e allo stesso tempo di comfort illuminotecnico, riveste un ruolo cruciale nella progettazione e nel design: dal punto di vista estetico esterno dovrebbe caratterizzarsi da linee pulite con spessori adeguati alla richiesta architettonica. Dovrebbe garantire linee pulite e massima trasparenza, integrandosi nel design senza compromessi. Oltre a ciò dovrebbe dotarsi di vetri che possano andare sempre di più verso la produzione di energia trasformandosi in un elemento innovativo a bilancio energetico positivo.

A Montalenghe la paglia si fa mito: come può la bioedilizia ricreare l’architettura della Terra di Mezzo di Tolkien?

Nel 2011, durante un viaggio in Nuova Zelanda, ho visitato la Contea e ho capito che la Terra di Mezzo de “Il Signore degli Anelli” è incredibilmente vera! Tutto ciò che viene percepito come fantasy nelle opere di Tolkien aveva una componente (architettonica, artistica, culturale in genere) straordinariamente verosimile. Abbiamo cercato di creare forme, materiali, colori che potessero ricreare quell’atmosfera antica, dal sapore ancestrale e reale. L’obiettivo era far sorgere qualcosa che rimandasse a un tempo indefinito. La locanda del Puledro Impennato del “Signore degli Anelli”, la taverna di Mos Eisley di Star Wars, il “Testa di Porco” di Harry Potter, sono tutti luoghi a loro modo fantasy e veri allo stesso maniera: questo era e resta l’obiettivo della Locanda della Contea di Montalenghe (Torino).

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Cantiere Locanda della Contea di Montalenghe (Torino)

Si può definire un agriturismo fantasy?

A mio modo di vedere la componente agricola è indissolubilmente legata al fantasy perché rappresenta il legame totale con la terra. Tutti i racconti (soprattutto tolkieniani ma anche le epopee celtiche e vichinghe) hanno un rapporto sinergico con la terra, con i cicli vitali del mondo, col susseguirsi delle stagioni e dei raccolti: è una componente da cui ci stiamo sempre più allontanando purtroppo, ma che se recuperata e riportata al giusto posto contribuisce a riprendersi un equilibrio con le nostre radici e le nostre priorità.

Se dovesse individuare un’icona urbana che racconta bene il nostro tempo, quale sceglierebbe e perché?

Difficile dirlo: sono un po’ fuori dal mondo ormai! Il nostro tempo è molto frenetico, disturbato continuamente, pieno di momenti rapidi, mai fermo e contemplativo. Più che un’icona esistente mi viene più facile immaginare un’icona che mi piacerebbe vedere: un luogo dove ci si ferma, senza tecnologia, senza dover necessariamente documentare il momento, ma dove si possa vivere il luogo. Esiste un posto bellissimo, in centro a Sidney dove è stato fatto un piccolo parco con giochi d’acqua educativi: i bambini possono conoscere l’acqua usandola in modi semplici e divertenti. Vale lo stesso per gli adulti che, giocando con l’acqua a loro volta si godono il momento. È un posto molto bello dal punto di vista architettonico, culturalmente efficace e che sensibilizza pure alle tematiche naturali, oltre a essere molto divertente.

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Locanda della Contea di Montalenghe (Torino)

Federica Biffi

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