Il fondatore di MS Interior Design racconta la sua “sartorialità domestica”: un equilibrio perfetto tra praticità quotidiana, benessere e rispetto per la memoria.
Nell’universo progettuale di Marco Massa, l’architettura è una forma di narrazione dedicata a chi abita lo spazio. Fondatore dello studio MS Interior Design ad Alessandria, Massa ha saputo coniugare la precisione tecnica con una sensibilità quasi artigianale, definendo un approccio che ama chiamare “sartorialità domestica”. Per lui, ogni progetto è un pezzo unico, un ambiente cucito addosso al cliente capace di far dialogare il prestigio del passato con le tecnologie più avanzate. Dalla riqualificazione di edifici storici alla creazione di ville contemporanee, la sua visione mette al centro il “dialogo materico” e una ricerca costante dell’estetica funzionale: perché «credo sia la praticità quotidiana a rendere un ambiente davvero eterno», afferma.
Come nasce il suo percorso nell’architettura e cosa ha portato alla fondazione dello studio MS Interior Design?
Il mio percorso nel mondo dell’architettura ha radici molto profonde, che risalgono a quando ero ancora un bambino. Già allora, i celebri mattoncini Lego rappresentavano per me il primo strumento per dare forma a un bisogno istintivo di costruire, ideare e pensare lo spazio che mi circondava. Crescendo, dopo gli studi, ho deciso di focalizzare la mia ricerca progettuale sulla dimensione in assoluto più intima e personale dello spazio: l’abitare.
Pasqualino: appartamento a Milano della metà degli anni 50, sventrato totalmente, ridisegnato e cucito su misura
Da quel momento, le tappe della mia carriera si sono snodate attraverso l’interior design, le ristrutturazioni e l’architettura residenziale, cercando sempre di portare eleganza e sostenibilità ambientale in ogni mia realizzazione. Ho deciso di fondare lo studio MS Interior Design, all’interno del quale opero in prima persona, con l’obiettivo di lavorare sull’equilibrio tra forma, significato e uso: credo che la bellezza estetica debba vestire un concetto forte, ma che sia poi la praticità quotidiana a rendere un ambiente davvero eterno.
Cosa significa adottare un approccio “sartoriale” nella progettazione e che importanza ha il dialogo con i clienti?
Per me avere un approccio sartoriale significa, letteralmente, concepire l’architettura come se fosse un abito su misura. Questo concetto, che amo definire “sartorialità domestica”, è il faro che guida ogni mio passo. Nelle varie fasi progettuali integro questa visione rifiutando a priori le soluzioni pre-confezionate. Parto sempre da uno studio approfondito della luce e della materia per arrivare a scolpire ambienti che siano assolutamente unici ed esclusivi. Mi occupo personalmente di curare ogni aspetto del progetto partendo dalla grande visione d’insieme, per poi scendere con meticolosità fino al disegno del singolo dettaglio d’arredo su misura.
Questo mi assicura un controllo totale sul risultato finale, permettendomi di creare spazi che non siano solo belli esteticamente, ma che risultino intimamente cuciti sulle specifiche esigenze di chi li vivrà quotidianamente. Inoltre, il dialogo con il cliente ha un’incidenza assoluta e totalizzante sul risultato finale del mio lavoro. Essendo io l’unico professionista a gestire interamente la progettazione, il rapporto che instauro con chi abiterà la casa è estremamente diretto, privo di intermediari e profondamente personale. Questo scambio continuo costituisce le fondamenta di quella “sartorialità domestica” che propongo in ogni mio intervento. Solo attraverso un ascolto empatico e profondo riesco a cucire realmente gli ambienti addosso a chi li vivrà, assicurando un risultato che vada oltre l’estetica per generare un tangibile benessere.
Cascina Cadè: Villa del Tortonese della fine dell’ottocento, recupero totale dell’immobile
Che importanza hanno gli infissi in un’abitazione?
Gli infissi rivestono un’importanza vitale nel mio modo di fare architettura, perché fungono da vero e proprio diaframma tra l’intimità domestica e il mondo esterno. Nei miei progetti, la luce naturale non è un semplice corollario decorativo, ma viene trattata come un elemento architettonico e costruttivo capace di scolpire i volumi e definire l’atmosfera. Per questo motivo, integro le ampie aperture non solo come elementi tecnici, ma come parte attiva della mia “regia luminosa”. Ad esempio, nei contesti storici amo valorizzare ampie vetrine che si trasformano in “lanterne urbane”, creando una suggestiva osmosi tra la vita interna e lo spazio pubblico. All’interno delle abitazioni, invece, faccio largo uso di quinte vetrate per filtrare delicatamente la luce, permettendo di inondare gli ambienti senza però creare frammentazioni e salvaguardando la fluidità visiva.
Quali sono state le sfide principali incontrate nella gestione dei progetti?
Le sfide più complesse, ma anche quelle che mi regalano le maggiori soddisfazioni, riguardano senza dubbio i progetti di “rinascita spaziale”. Trasformare radicalmente l’esistente richiede infatti una grande delicatezza unita a un notevole sforzo tecnico. Penso, ad esempio, all’impegno profuso per convertire un vecchio fienile in una villa contemporanea, sostituendo i vuoti del passato con volumi geometrici puri e terrazze a sbalzo. Un’altra sfida affascinante è il recupero degli edifici storici, dove il mio imperativo è realizzare un restauro che non tocca ma rivela, restituendo nobiltà all’architettura attraverso un uso attento della tecnologia e della luce. In ogni contesto, l’ostacolo principale è sempre quello di riuscire a bilanciare il fascino intoccabile della memoria con l’introduzione dei più elevati standard contemporanei di comfort ed efficienza.
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Che ruolo ha l’heritage nella definizione di un progetto?
Il patrimonio storico, o heritage, per me gioca un ruolo assolutamente centrale nel definire l’anima di un progetto, specialmente operando spesso in un territorio ricco di memoria come quello piemontese. Considero la preesistenza un punto di partenza imprescindibile, un valore inestimabile che non deve mai essere cancellato, ma piuttosto reinterpretato ed esaltato per contrasto. Nel mio lavoro, cerco di operare interventi che riescano a fondere armoniosamente il tipico rigore sabaudo e il fascino del passato con le necessità del vivere moderno. Ad esempio, quando mi confronto con le classiche volte in mattoni a vista o con gli alti soffitti dei palazzi storici del nostro territorio, il mio obiettivo è alleggerirne la severità.
Che ruolo avranno sostenibilità ambientale e tecnologia nelle future evoluzioni del mercato?
Sono convinto che il mercato dell’architettura e dell’interior design si stiano orientando in modo irreversibile verso la ricerca di una reale “estetica funzionale”. L’eleganza estetica non può più permettersi di essere fine a se stessa o scollegata dalle tematiche ambientali. Nel settore residenziale, sia per le nuove costruzioni che per le riqualificazioni, assisteremo alla nascita di spazi in cui l’eleganza si sposerà in modo obbligato con la sostenibilità ambientale. La tecnologia ha e avrà un ruolo essenziale, diventando il motore silenzioso di questo cambiamento. Personalmente proietto il mio lavoro verso un’architettura che sia contemporanea, sofisticata ma soprattutto energicamente efficiente. L’uso integrato della domotica, i materiali innovativi e i progetti illuminotecnici avanzati saranno imprescindibili per trasformare le nostre abitazioni in luoghi etici e pronti per le sfide del futuro.
Cavatore: piccolo comune dell’Acquese, recupero di una casa in zona rurale disabitata
Esiste una spazio che lei considera la sua icona urbana?
Se dovessi scegliere un solo luogo che incarna alla perfezione la mia personale idea di architettura, citerei senza esitazione le OGR (le Officine Grandi Riparazioni di Torino). Questo meraviglioso complesso rappresenta a mio avviso la massima espressione di quella “rinascita spaziale” a cui miro nel mio lavoro. Nelle OGR l’imponente e affascinante memoria dell’architettura industriale non è stata stravolta o nascosta, ma dialoga in maniera magistrale, attraverso un forte contrasto visivo, con elementi dal design spiccatamente contemporaneo. Rappresentano la dimostrazione tangibile di come un intervento di recupero intelligente possa salvare l’identità di un luogo proiettandolo in una nuova era. Le OGR sono la mia icona urbana perché ci insegnano che il rispetto del passato e l’uso di materiali e volumi moderni possono convivere, creando un palcoscenico vibrante per la vita cittadina.