Oltre l’open space: zone filtro, archi e trasparenze ridisegnano i ritmi dell’abitare contemporaneo tra privacy e continuità.
Per molto tempo l’open space è stata una delle soluzioni più utilizzate, sia in casa che negli ambienti di lavoro. Spazi aperti, luminosi, senza interruzioni: un’idea di continuità che sembrava rispondere perfettamente alle esigenze della vita quotidiana.
Oggi però questo approccio sta cambiando. Senza abbandonare del tutto quell’idea, si sta cercando un equilibrio diverso. Più che grandi spazi completamente aperti, si vedono case in cui gli ambienti tornano ad avere una certa distinzione, anche se mai troppo rigida. Tornano ad avere un ruolo gli spazi di passaggio, che non separano in modo netto e aiutano a dare ritmo e far funzionare meglio la casa.
Dall’open space allo spazio articolato
Nato nel contesto lavorativo del primo Novecento e poi entrato nel linguaggio dell’abitare, l’open space si basa su alcuni principi chiave: concentrare più funzioni in un unico spazio, massimizzare la luce naturale e favorire così una continuità visiva.
Photo: Pexels/ Max Vakhtbovych
Per anni ha rappresentato un modo di vivere dinamico e condiviso, ma con il cambiamento delle abitudini, e soprattutto con la diffusione del lavoro da casa, sono emerse anche alcune criticità. Vivere e lavorare nello stesso spazio aperto può rendere più difficile gestire la privacy, sia visiva che acustica. Non tanto per lo spazio in sé, ma per la mancanza di “pause” tra una funzione e l’altra. Torna quindi l’esigenza di soluzioni intermedie: piccole sequenze, zone filtro e micro-ambienti permettono di mantenere una certa apertura senza rinunciare a una chiara organizzazione degli spazi.
Archi, soglie e variazioni
Per rispondere a queste nuove esigenze, tornano soluzioni che in realtà si erano un po’ perse nel tempo, ma che oggi vengono reinterpretati in chiave contemporanea. Gli archi, ad esempio, creano connessioni morbide tra gli ambienti, evitando stacchi troppo netti. Nicchie e rientranze, invece, introducono profondità e offrono angoli più raccolti all’interno di spazi più ampi.
Anche i materiali contribuiscono a definire queste transizioni. Cambiare pavimentazione, utilizzare texture diverse o trattare le superfici in modo differente permette di distinguere le funzioni senza interrompere davvero lo spazio. È una separazione che si percepisce, ma resta leggera. Gli arredi fanno la loro parte: librerie bifacciali, madie basse o elementi passanti possono segnare un confine senza chiudere. In questo modo ogni zona mantiene una propria identità, pur restando in dialogo con le altre.
Photo: Pexels / Francesco Ungaro
Serramenti e continuità dello spazio
La luce resta un elemento fondamentale, forse ancora più di prima. Cambia però il modo in cui viene usata: non più solo uniforme, ma distribuita per accompagnare i diversi momenti della casa. Diversi punti luce, variazioni di intensità e una disposizione attenta delle fonti luminose aiutano a guidare lo sguardo e a scandire i vari ambienti.
Le porte e le vetrate seguono la stessa logica. Oggi si tende spesso a ridurre l’impatto visivo con porte a filo muro, sistemi scorrevoli e ampie superfici vetrate che rendono il passaggio più discreto e continuo. Il serramento diventa quindi uno strumento di mediazione: filtra la luce, regola la relazione tra interno ed esterno e definisce il livello di privacy senza interrompere la percezione dello spazio e senza occuparne troppo.
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