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Laura Grasso: «L’architettura è come una forma d’arte da abitare»

di Anna Stoppani
La titolare dello studio Larchistudio, tramite la sua visione, traduce ogni progetto in un continuo dialogo tra architettura e arte vissuta, dove al centro rimane il rapporto tra spazio, luce e contesto.

Nei suoi lavori il paesaggio esterno è protagonista rendendo gli infissi, strumenti di fruizione del panorama, elementi fondamentali della sua visione progettuale (come nel caso della villa ad Alassio descritta in questa intervista). Laura Grasso titolare dello studio Larchistudio descrive la sua visione architettonica come quella di un “progetto globale”, in cui ogni scelta nasce dall’ascolto del cliente e dalla centralità della luce come elemento costruttivo dello spazio. Con un’esperienza che si fonda sul valore della responsabilità dell’architetto nei confronti della collettività, Laura Grasso racconta come sia sempre necessario considerare il paesaggio in cui è inserita una costruzione e la conoscenza del modo di vivere di chi la abiterà. Per l’architetta, infatti, ogni progetto nasce da un dialogo continuo tra luogo, persone e memoria, in un equilibrio costante tra tradizione e contemporaneità.

Quali sono state le tappe principali della sua carriera e formazione? Cosa l’ha spinta a diventare architetta?

Il mio primo approccio all’architettura risale agli anni ’80, durante il percorso di studi al Liceo Artistico Bramante di Asti. In quel periodo la progettazione architettonica iniziò ad affascinarmi, soprattutto come forma d’arte concreta e fruibile: un’esperienza da vivere, non solo da osservare come le altre arti figurative. Successivamente mi sono laureata in architettura al Politecnico di Torino seguendo un percorso formativo vario: dal restauro al design di interni, fino alla progettazione urbanistica, oltre che alla progettazione classica architettonica. Infine, dopo alcuni anni di gavetta lavorando per altri professionisti, e dopo un esperienza come membro di uno studio associato, nel 2014 ho fondato Larchistudio

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Piscina a Cimaferle (Al) – Photo: Larchistudio

Cosa l’ha spinta a diventare architetta?

La convinzione che l’architettura sia una forma di arte vissuta che modifica il paesaggio naturale, come del resto accade sempre con il passaggio dell’uomo che lascia la sua testimonianza. Tutto questo attribuisce a noi architetti la responsabilità di creare qualche cosa di bello, che porti un valore aggiunto a qualsiasi attività umana che si vada a svolgere nei “contenitori” che noi realizziamo o ristrutturiamo. Inoltre vorrei sottolineare come le molte esperienze di restauro che ho maturato su beni vincolati (edifici religiosi), mi abbiano dato la consapevolezza dell’importanza del recupero del patrimonio artistico mantenendo sempre una spinta all’interpretazione dell’architettura in chiave moderna.

Quali sono le caratteristiche principali di Larchistudio che lo distinguono nel mercato?

Il mio studio si fonda principalmente sull’ascolto delle esigenze del cliente e nella loro traduzione in azioni concrete, soprattutto tramite una gestione complessiva del processo progettuale che porti a soluzioni “chiavi in mano”, comprensive anche degli allestimenti interni. Per i nostri clienti seguiamo la progettazione sotto ogni aspetto: dall’edificio al giardino, dagli arredi interni fino alla scelta delle suppellettili.

Cosa si intende con il termine “progetto globale” adottato da Larchistudio?

Questo termine per noi indica la cura di ogni minimo dettaglio e particolare (come gli zoccolini e le gronde a filo muro), il tutto ponendo una particolare attenzione alla progettazione e al posizionamento degli apparecchi illuminanti. Infatti, secondo la nostra visione, la luce in architettura rappresenta un elemento fondamentale che disegna le scenografie degli ambienti.

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Esterno residenza Casa nel Bosco a Roccaverano (At) – Photo: Erik Bjorn photographer

Che importanza hanno gli infissi in un’abitazione? Come li integra nei suoi progetti?

In tutti i miei interventi gli infissi rappresentano un aspetto fondamentale, costituendo il filtro tra il paesaggio esterno e l’interno dell’abitazione. Gli infissi costituiscono il punto di vista da cui lo sguardo coglie il panorama, ed avendo molto spesso operato in zone in cui il panorama esterno era una parte fondamentale della progettazione, questi diventano il tramite che ne consente la fruizione.

Secondo la nostra visione gli infissi vengono integrati sempre e comunque con profili minimali, poi a seconda della situazione si definiscono le superfici e le dimensioni in base al taglio del progetto ed alla zona di realizzazione.

Cos’è per lei l’architettura? Da dove traeva ispirazione?

Prendo in prestito una nota citazione di Renzo Piano che sottolinea come fare architettura significhi costruire luoghi per la collettività — scuole, musei, università, spazi per la cultura — veri e propri avamposti contro l’imbarbarimento, capaci di accendere una piccola luce negli occhi di chi li vive.

Come ho anticipato in precedenza ribadisco come per me l’architettura sia una forma d’arte che si abita e che deve seguire la “Triade Vitruviana”: Firmitas (solidità), Utilitas (utilità) e Venustas (bellezza). Penso infatti che Vitruvio avesse ragione quando affermava che l’architetto rappresenta un artista che deve integrare il “fare” e il “pensare”. Questo vale in tutto quello che vedo, ma dipende soprattutto dal paesaggio in cui è inserita la costruzione e dalla conoscenza dei clienti e dal loro modo di vivere.

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Ristrutturazione a Canelli (At) con uso scenografico delle luci – Photo: Larchistudio

Come descriverebbe l’evoluzione attuale del settore?

In questo momento storico devo ancora comprendere come l’intelligenza artificiale possa avere un impatto sul nostro lavoro di architetti. Indubbiamente si tratta di uno strumento che potrà facilitare molto il nostro operato. Tuttavia, per un architetto come me “nato con il tecnigrafo”, resta il timore che il processo creativo — la parte più fondamentale e affascinante del mio lavoro — possa venire banalizzato. Come nel caso di ogni innovazione epocale dipenderà dall’uso che l’uomo ne vuole fare.

Tra i progetti che ha realizzato ne ha uno che le è rimasto particolarmente a cuore?

Assolutamente sì, una ricomposizione architettonica che ha portato alla realizzazione di una villa fronte mare ad Alassio. Nel caso di questo intervento abbiamo progettato tutto: dalla costruzione al giardino, passando dagli interni arrivando all’allestimento finale. Nella realizzazione di questo progetto l’illuminazione ha costituito un pilastro fondante.

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Villa ad Alassio (Sv) – Garden design integrato al versante con scenografie luminose

Quanto conta il contesto (culturale, geografico, sociale) nel suo lavoro?

Tantissimo, perché influisce sulla scelta dei materiali e delle forme. Personalmente non credo alla cultura dei “non luoghi”, dove le costruzioni sono identiche ovunque e non riconducibili ad un contesto preciso. Tuttavia non concordo neanche con la filosofia oggi predominante che obbliga, in zone con vincoli paesaggistici, a dover progettare mantenendo caratteristiche stilistiche del passato, riproposte pedestremente, come se questo fosse una garanzia di buona riuscita. Io penso che i materiali e le forme del passato possano essere riproposti, ma debbano essere reinterpretati per dar forma a citazioni e non a “falsi storici”.

Come gestisce il rapporto con i clienti?

Il rapporto con i clienti rappresenta una parte molto importante del mio lavoro ed è fondamentale conoscerli molto bene. Questo aspetto è essenziale per poter rispondere in modo adeguato alle loro esigenze. Allo stesso tempo, per loro è importante conoscere il mio approccio, così da costruire un rapporto di fiducia reciproca, elemento alla base della buona riuscita di ogni progetto.

Esiste una spazio che lei considera la sua icona urbana?

Se devo pensare a uno spazio fisico, direi la Città delle Arti e delle Scienze di Valencia di Santiago Calatrava.

 

Anna Stoppani

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