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Alberto Reinaud: «L’equilibrio di un ambiente non è solo estetica»

di Sara Tamburini
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L’architetto torinese Alberto Reinaud unisce la progettazione tecnica a discipline come il Feng Shui e il Pranic Healing per lavorare sul benessere profondo degli spazi, superando il concetto tradizionale di funzionalità per mettere al centro l’equilibrio energetico e l’esperienza umana.

Per anni abbiamo pensato all’architettura soprattutto in termini di estetica, funzione e performance, oggi però qualcosa sta cambiando. Sempre più spesso, infatti si parla di benessere abitativo, percezione degli spazi, equilibrio, di come una casa, un ambiente, un luogo ci fanno sentire mentre li viviamo ogni giorno.

Alberto Reinaud, architetto, parte proprio da qui. Alla progettazione tecnica ha affiancato negli anni un percorso personale legato all’armonizzazione degli ambienti, approfondendo temi come Feng Shui, energia e qualità percettiva dello spazio. Un approccio che non sostituisce la tecnica, ma prova ad aggiungere un livello in più: quello dell’esperienza umana. In questa intervista ci racconta come è nato questo percorso e perché, secondo lui, oggi progettare non significa più solo costruire spazi belli e funzionali, ma anche luoghi in cui stare bene.

Il suo approccio integra progettazione architettonica e benessere energetico degli spazi. Quando è nato questo modo di intendere l’architettura? È stato un passaggio graduale o una svolta precisa nel suo percorso?

Il mio approccio è nato attraverso un percorso graduale. Un momento importante è stato l’incontro con il metodo del Master Choa Kok Sui, grazie al quale ho iniziato a formarmi nel Pranic Healing. A partire dal 2020 ho approfondito questi studi attraverso diversi corsi, sviluppando una crescente consapevolezza del legame tra spazio, energia e benessere della persona, e da lì ho iniziato a voler ampliare le mie competenze. Attualmente il mio obiettivo è specializzarmi ulteriormente in discipline come il Feng Shui e il Vastu Shastra, con l’intento di diventare consulente e offrire indicazioni mirate sulla disposizione degli arredi e sull’organizzazione degli spazi abitativi, al fine di migliorarne l’equilibrio energetico e il benessere di chi li vive.

Nei suoi progetti lo spazio non è solo funzione, ma relazione con chi lo abita. Quanto conta, oggi, progettare partendo dalla persona più che dall’ambiente?

Ritengo che oggi progettare partendo dalla persona sia fondamentale. Lo spazio non è solo un contenitore funzionale, ma un sistema che interagisce profondamente con chi lo abita. L’essere umano è costituito non solo da un corpo fisico, ma anche da una dimensione energetica, e spesso gli squilibri si manifestano prima a livello energetico e solo successivamente si riflettono sul piano fisico. Per questo motivo, progettare ambienti che tengano conto anche di questo aspetto significa contribuire in modo concreto al benessere complessivo della persona. L’architettura, quindi, diventa uno strumento capace non solo di rispondere a esigenze pratiche, ma anche di favorire equilibrio, armonia e qualità della vita, mettendo al centro chi vive lo spazio.

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Photo: VVTalent Model Agency

Il concetto di “icona urbana” è spesso legato all’impatto visivo. Può esistere un’architettura iconica anche se lavora in modo più invisibile, sul benessere e sull’equilibrio?

Sì, credo che un’architettura possa essere iconica anche quando non si impone solo attraverso l’impatto visivo, ma lavora in modo più sottile e profondo sul benessere e sull’equilibrio di chi la vive. La mia idea è che gli spazi influenzino sia il corpo fisico, sia la dimensione più sensibile e percettiva della persona. Attraverso pratiche come il Pranic Healing, ho sviluppato una maggiore attenzione a questi aspetti, che considero parte integra del progetto. Un’architettura può quindi diventare “iconica” sia per ciò che mostra, sia per ciò che fa percepire: la qualità dell’energia, l’armonia degli spazi, il senso di equilibrio che trasmette. È un tipo di icona meno evidente, ma profondamente significativa perché lascia un’impronta nell’esperienza quotidiana delle persone. Questo approccio apre a un modo di progettare più consapevole e orientato al benessere, in cui l’architettura non è solo forma, ma esperienza.

Feng Shui e armonizzazione ambientale stanno entrando sempre più nel dibattito progettuale. Come si traducono concretamente in scelte architettoniche, senza perdere rigore tecnico?

Il Feng Shui e, più in generale, l’armonizzazione ambientale possono tradursi in scelte progettuali concrete senza entrare in contrasto con il rigore tecnico, ma anzi rafforzandolo. Questo approccio si riflette innanzitutto nell’attenzione all’orientamento dell’edificio, alla distribuzione degli ambienti e alla qualità della luce naturale, elementi già centrali nella progettazione architettonica. A questi si aggiungono una maggiore cura dei flussi di percorrenza, della ventilazione, delle proporzioni e della relazione tra pieni e vuoti, per favorire una percezione di equilibrio e continuità. Anche la scelta dei materiali, dei colori e dell’arredo viene affrontata in modo più consapevole, con l’obiettivo di creare ambienti che trasmettano comfort, armonia e benessere, senza rinunciare a criteri di sostenibilità, durabilità e prestazione. Quindi discipline come il Feng Shui non sostituiscono la progettazione tecnica, ma la integrano, offrendo una chiave di lettura in più: quella dell’esperienza umana dello spazio. Ciò che emerge è un’architettura che rimane rigorosa dal punto di vista funzionale e normativo, ma allo stesso tempo più attenta alla qualità percettiva e al benessere di chi la vive.

 

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In un progetto residenziale, elementi come luce, aperture e infissi diventano centrali anche sul piano percettivo. Cosa devono garantire oggi, secondo lei, per contribuire davvero al benessere abitativo?

In un progetto residenziale contemporaneo, luce naturale, aperture e infissi svolgono un ruolo strategico non solo sul piano compositivo, ma anche in termini di comfort ambientale e benessere abitativo. La luce naturale deve garantire adeguati livelli di illuminamento e una corretta distribuzione all’interno degli ambienti, riducendo fenomeni di abbagliamento e contrasti eccessivi. Un corretto orientamento e dimensionamento delle aperture consente inoltre di sfruttare al meglio l’apporto solare passivo, contribuendo all’efficienza energetica dell’edificio e al comfort visivo. Le aperture devono assicurare un efficace rapporto aeroilluminante, favorendo ventilazione naturale e ricambio d’aria, elementi fondamentali per la qualità dell’aria indoor e per il comfort termoigrometrico.

La progettazione dei serramenti deve inoltre considerare la relazione visiva con l’esterno, valorizzando viste, profondità e continuità tra interno ed esterno. Gli infissi devono garantire elevate prestazioni in termini di isolamento termico e acustico, tenuta all’aria e all’acqua, durabilità e sicurezza. L’integrazione di sistemi schermanti e vetrazioni performanti consente di controllare l’irraggiamento solare, migliorando il comportamento energetico complessivo e il comfort interno. Questi elementi devono oggi rispondere a requisiti misurabili e normativi, ma anche contribuire alla qualità percettiva dello spazio, creando ambienti salubri, efficienti e in grado di migliorare concretamente il benessere di chi li abita.

 

Sara Tamburini

Photo cover: Maurizio Scaglia

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