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Il design contemporaneo alla riscoperta della materia grezza

di Annarita Cacciamani
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Negli ultimi anni, alle varie edizioni del Salone del Mobile, è emersa con forza una nuova attenzione verso superfici materiche, lavorazioni artigianali e finiture tattili, segnando un progressivo allontanamento dall’estetica ultra-levigata e minimale che aveva dominato il design contemporaneo negli anni 2010.

Negli ultimi anni il design contemporaneo ha iniziato a prendere progressivamente le distanze dall’estetica ultra-levigata che aveva dominato gli anni 2010. Superfici impeccabili, ambienti monocromatici e materiali privi di irregolarità stanno lasciando spazio a una nuova attenzione per texture, profondità e materia.

Un cambiamento emerso al Salone del Mobile

Il cambiamento è emerso con forza anche nelle ultime edizioni del Salone del Mobile a Milano, dove molti brand hanno riportato al centro superfici materiche, lavorazioni artigianali e finiture tattili. Travertini porosi, legni a poro aperto, metalli satinati, tessuti grezzi e superfici ceramiche non perfettamente uniformi sono diventati elementi centrali di una nuova estetica che sembra allontanarsi dalla perfezione industriale per recuperare autenticità e presenza fisica.

Più che una semplice tendenza stilistica, si tratta probabilmente di una risposta alla crescente standardizzazione visiva prodotta dall’ecosistema digitale. Per anni architettura e interior design hanno inseguito ambienti quasi astratti: superfici continue, palette neutre, materiali “silenziati” e spazi progettati per apparire impeccabili in fotografia. Oggi, invece, il progetto contemporaneo sembra voler recuperare profondità sensoriale e relazione fisica con la materia.

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Photo: Pixabay / Pexels

Un esempio emblematico di questa trasformazione è il lavoro recente di Minotti. Pur mantenendo il rigore formale che ha reso il brand uno dei riferimenti internazionali del design italiano, le collezioni più recenti hanno progressivamente introdotto materiali più espressivi e superfici meno “perfette”: marmi con venature marcate, essenze lignee profonde, tessuti strutturati e finiture capaci di reagire in modo dinamico alla luce.

La materia diventa narrazione

La materia non appare più come semplice rivestimento neutro, ma come elemento narrativo. Le superfici acquistano spessore visivo, le texture diventano parte dell’esperienza dello spazio e anche le imperfezioni naturali dei materiali vengono valorizzate anziché corrette. È un approccio che riflette un cambiamento più ampio nel linguaggio dell’interior contemporaneo: meno ossessione per l’immagine perfetta, più attenzione alla percezione fisica e sensoriale degli ambienti. Anche la luce assume un ruolo diverso.

Se negli interni minimalisti degli anni passati veniva utilizzata per “appiattire” le superfici e renderle omogenee, oggi viene progettata per enfatizzare ombre, variazioni cromatiche e profondità materiche. Un travertino non lucidato, un intonaco minerale o un metallo ossidato acquistano valore proprio perché cambiano durante la giornata, reagendo alla luce in modo imprevedibile.

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Photo: Pixabay / Rattakarn

Un trend confermato dalle ricerche della neuroestetica

Questa trasformazione trova riscontro anche nelle ricerche più recenti sulla neuroestetica e sulla psicologia ambientale. Diversi studi mostrano come il cervello umano tenda a reagire positivamente a texture naturali, variazioni organiche e materiali percepiti come autentici, mentre gli ambienti eccessivamente uniformi possono risultare cognitivamente più freddi e meno coinvolgenti.

Le ricerche del Penn Center for Neuroaesthetics evidenziano, ad esempio, il ruolo di elementi come complessità visiva, materialità e hominess (sensazione di calore, familiarità e comfort emotivo che un ambiente riesce a trasmettere) nella percezione emotiva degli spazi costruiti. Parallelamente, studi pubblicati dalJournal of Environmental Psychology collegano pattern naturali e texture organiche a una maggiore percezione di comfort e benessere negli ambienti architettonici.

L’esempio italiano: la materia come linguaggio progettuale

In Italia questa sensibilità è particolarmente evidente nei progetti che reinterpretano materiali tradizionali senza cadere nella nostalgia decorativa. Un esempio è Texturised House dello studio Bongiana Architetture, dove cemento vivo, legni recuperati e superfici materiche diventano parte integrante del linguaggio architettonico.

La luce naturale enfatizza continuamente ombre, porosità e imperfezioni, trasformando le superfici in elementi dinamici e mai completamente uguali durante la giornata. Anche molti progetti italiani nel settore hospitality stanno seguendo questa direzione: pietra locale, finiture a calce, tessuti naturali e arredi artigianali sostituiscono progressivamente gli interni troppo neutri e seriali che hanno caratterizzato il decennio scorso. Il risultato è un’estetica più tattile, meno artificiale e profondamente legata alla qualità della materia.

 

Annarita Cacciamani

Photo cover: Unplash / Toa Heftiba

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