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Architettura integrata e identità dei luoghi: la visione di ORAstudio

di Riccardo Pallotta
Dalla rigenerazione del patrimonio esistente alla sostenibilità certificata, il team dello studio racconta Interno Marche design hotel di Tolentino (Mc) come approccio progettuale multidisciplinare che unisce tecnica, cultura e territorio.

Nato nel 2017 dall’iniziativa di Cristiana Antonini, Claudio Tombolini, Michele Bonfigli e Federico Pisani, ORAstudio si occupa di progettazione architettonica seguendo l’intero percorso dell’opera, dall’idea iniziale alla realizzazione. Lo studio marchigiano, con sede a Tolentino, lavora attraverso un confronto costante tra professionalità diverse, con particolare attenzione alla qualità progettuale, all’innovazione e alla sostenibilità. Collaborazione, cura del dettaglio e dialogo con i committenti sono gli elementi che caratterizzano il suo metodo operativo e che guidano la realizzazione di progetti pensati per rispondere alle sfide del presente, come il design hotel Interno Marche.

Interno Marche_Camera Moschini

Come è nato ORAstudio e quali sono stati i passaggi più significativi?

Lo studio è nato dall’unione di quattro diverse professionalità e competenze: oggi lo spazio è cresciuto, arrivando a essere composto da un team multidisciplinare di venti persone. Nel tempo abbiamo ottenuto la certificazione ISO per il nostro processo produttivo e siamo diventati soci di importanti organizzazioni come OICE (Organizzazioni di Ingegneria e di Consulenza) e Green Building Council. La nostra mission è quella di creare progetti unici, grazie all’integrazione nel nostro studio di diverse competenze. Ci unisce una visione del lavoro moderna che si basa su professionalità, attenzione al cliente, innovazione e sostenibilità.

Che cosa vi ha ispirati per il progetto di un luogo come Interno Marche Design Hotel? Ci sono elementi del territorio che vi hanno influenzato?

Il brief alla base del progetto ci è stato dato dal nostro committente Franco Moschini, imprenditore di fama nazionale e per 50 anni presidente di Poltrona Frau, scomparso nel 2025. Essere scelti da una personalità così importante per il design internazionale è stato per noi un orgoglio e una responsabilità, e ci ha dato l’opportunità di valorizzare un edificio simbolo di Tolentino, che è stato un contenitore di storia industriale e culturale della nostra terra e trasformarlo in qualcosa di unico.

L’edificio in cui sorge l’hotel, infatti, ospitava Villa Gabrielli, un esempio del tardo Liberty che nei primi anni ’20 accolse un opificio e la dimora di Nazareno Gabrielli, fondatore dell’omonimo marchio di abbigliamento, profumi, accessori e pelletteria. Inoltre, la gran parte dei professionisti e delle maestranze coinvolte sono state locali, facendo sì che l’essenza stessa della quotidianità durante la fase di progetto e di cantiere ci ispirasse a restituire alla nostra comunità un simbolo rinnovato e di cui tutti potessero andare orgogliosi, con l’obiettivo di rendere Interno Marche Design Hotel un contenitore di storie legate al mondo del design.

Interno Marche_Esterno

Qual è stato il ruolo dei materiali nella definizione dell’identità del progetto?

Abbiamo adottato fin dalle prime fasi di progettazione un modello di “ricostruzione sostenibile”, che al termine del percorso di costruzione ha reso Interno Marche il primo hotel al mondo a beneficiare della doppia certificazione di sostenibilità Gbc Historic Building e Leed V4 for Hospitality dimostrando che si può fare un intervento di architettura contemporanea in un edificio storico, coniugando il lato estetico e poetico con quello tecnico.

Abbiamo certamente privilegiato le filiere locali, un esempio sono le graniglie prodotte da Grandinetti, storica azienda della lavorazione delle pietre a 10 chilometri dal cantiere, e selezionato prodotti con ciclo di vita sostenibile certificato (gli intonaci termo isolanti Diasen sono un esempio). Il processo progettuale e costruttivo, grazie alla guida e ai dettami delle certificazioni ambientali utilizzate, è stato costantemente orientato verso scelte tecniche sostenibili: la scelta è nata dall’idea di realizzare un’esperienza immersiva, profondamente legata al contesto da cui nasce Interno Marche.

Interno Marche_Corridoi

L’obiettivo era esprimere il lusso non attraverso l’ostentazione di arredi, materiali e accessori “inarrivabili”, ma attraverso la loro unicità: la possibilità per l’ospite di abitare un luogo che sia al tempo stesso memoria e racconto, storia e visione contemporanea. Il valore aggiunto sta nell’integrazione tra contenuto culturale e comfort, tra autenticità e cura del dettaglio. Per gli arredi abbiamo selezionato oltre 400 pezzi tra autoriali e custom: questi realizzati su nostro disegno. Abbiamo adottato soluzioni che garantissero sostenibilità e limitassero l’impatto ambientale: dall’impianto a tegole fotovoltaiche alla rubinetteria con riduttori di pressione dell’acqua ai sistemi di recupero delle acque piovane, per fare qualche esempio. Per i lavori, abbiamo selezionato professionisti e filiere locali, oltre 2mila professioniste e professionisti tra consulenti strategici, restauratori, geologi, agronomi, progetti 3D, light e interior designer, fotografi.

Come si inserisce Interno Marche nel contesto urbano in cui si trova?

Interno Marche si inserisce armoniosamente nel suo contesto paesaggistico. Si tratta di un edificio presente nel tessuto urbano da un secolo: rispettandolo e restaurandolo abbiamo consolidato il suo rapporto con il tessuto urbano. L’intervento nel suo complesso ha certamente rappresentato una doppia sfida: da un lato confrontarsi con la tutela del patrimonio architettonico esistente, nel contesto urbano e paesaggistico in cui nasce, e dall’altro inserire un linguaggio contemporaneo che fosse coerente ma non mimetico. Ciò ha richiesto un attento dialogo con le Soprintendenze e una profonda riflessione sulla stratificazione storica, per intervenire non solo chiarezza e identità, ma anche con rispetto.

Interno Marche_Spa

Che ruolo hanno avuto gli infissi nel progetto?

Il ruolo degli infissi è duplice: compositivo e prestazionale. Da un lato, l’infisso è l’elemento che scandisce la facciata. Negli edifici storici, esso parla lo stesso linguaggio dell’architettura attraverso cornici e decori che ne definiscono il ritmo. Dall’altro lato, oggi la qualità dell’abitare è strettamente legata all’efficienza energetica. L’infisso è il punto più critico dell’involucro edilizio: da esso dipendono il mantenimento della temperatura interna e l’abbattimento acustico. Un buon serramento deve infatti gestire attivamente gli apporti solari e le dispersioni.

La vera sfida per noi architetti è far dialogare la performance tecnica con il connotato architettonico. Non basta che un infisso sia efficiente se poi risulta estraneo al disegno della facciata; la qualità dell’abitare si ottiene quando l’alto isolamento termico si integra perfettamente con l’estetica e la storia dell’edificio, garantendo comfort senza tradire il linguaggio architettonico.

Esiste un’architettura o un luogo che considerate la vostra icona urbana di riferimento? Cosa rappresenta per voi come studio?

Più che un singolo edificio, la nostra icona urbana di riferimento è il sistema dei centri storici del territorio in cui operiamo. Sono i luoghi dove siamo nati, cresciuti e dove oggi abbiamo scelto di lavorare; spazi che condividono un’identità comune radicata nell’architettura tra il tardo Medioevo e l’Ottocento. Per il nostro studio, questi centri rappresentano un patrimonio di stratificazione storica e di vissuto profondo che consideriamo un enorme giacimento di potenzialità. Sono realtà che hanno dimostrato una straordinaria resilienza, resistendo anche ai duri eventi sismici del 2016, ma che oggi necessitano di nuovi input.

La nostra sfida consiste nel trasformare la ricostruzione in un vero processo di rigenerazione, dove la pianificazione strategica e l’innovazione diventano strumenti per restituire centralità ai nostri borghi. Non ci limitiamo a ripristinare il passato, ma lavoriamo per rendere questi centri storici un’alternativa reale e attrattiva rispetto alle grandi metropoli. Siamo convinti che un recupero consapevole non sia solo un atto conservativo, ma la creazione di un modello abitativo d’eccellenza, capace di offrire standard di vita altissimi facendo convergere l’eredità storica con le tecnologie e le necessità della vita contemporanea.

 

Riccardo Pallotta

Tutte le foto sono state fornite dagli intervistati

Photo cover: da sx, Claudio Tombolini, Cristiana Antonini, Michele Bonfigli e Federico Pisani.

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