Per l’architetta piemontese, l’interior design è qualcosa che va oltre la pura questione estetica: è un gioco di equilibri tra materiali e colori che si intreccia con abitudini, ricordi e identità di chi vive gli spazi, trasformandoli in qualcosa di personale e vissuto.
Partendo da una passione nata dal disegno e dalla sperimentazione, il percorso di Ludovica Iozzino si è sviluppato intrecciando progettazione, arredo e home staging, muovendosi tra case, esigenze in evoluzione e memorie da preservare. Il suo approccio come libera professionista è fatto di ascolto, dettagli e scelte progettuali che mettono al centro il gusto di chi vive gli spazi, il benessere quotidiano e il modo in cui ognuno abita i propri ambienti.
Quali sono le tappe del suo percorso professionale e cosa l’ha portata a specializzarsi nel mondo dell’interior design?
Fin da bambina ho avuto la passione per il disegno e il colore come espressione di sé. L’ho coltivata iscrivendomi al liceo artistico fino alla laurea in architettura. Con il lavoro ho avuto l’occasione di lavorare sia con imprenditori e imprenditrici con cui ho affrontato l’importanza dell’ottimizzazione degli spazi interni, e con privati, dove lo spazio deve concordare con le nuove esigenze famigliari ma anche rispettare i ricordi di famiglia.
Come riesce a tradurre la personalità di chi abita uno spazio in scelte progettuali concrete?
La personalità di chi abita uno spazio trova espressione nelle scelte progettuali grazie a un ascolto attento delle esigenze, dei desideri e delle abitudini quotidiane dei committenti. Spesso, è proprio nel racconto di sé e della propria famiglia che emergono desideri inespressi. La professionista deve essere in grado di accoglierli e tradurli in soluzioni progettuali concrete, che spaziano dalla scelta dei colori e dello stile fino a una distribuzione interna funzionale, in grado di adattarsi ai cambiamenti e alla crescita della famiglia nel corso del tempo.
Dettaglio ristrutturazione casa privata
Il suo approccio unisce progettazione, arredo e home staging: come dialogano queste diverse dimensioni?
La progettazione degli interni e l’arredo dialogano tra loro in modo profondo e si fondono in un tutt’uno. La struttura architettonica rappresenta il “contenitore” rigido, mentre l’arredo definisce la funzionalità e l’emozione dello spazio. Il primo passo consiste nella definizione di uno stile, che nasce dall’incontro tra le ispirazioni del cliente e il contesto in cui si inserisce l’immobile. Questo stile viene poi tradotto in scelte di materiali e soluzioni tecnologiche coerenti. Un buon progetto trasforma le esigenze del cliente in soluzioni abitative reali, armonizzando estetica e praticità.
Pur avendo molti elementi in comune, la progettazione d’interni e l’home staging perseguono obiettivi differenti. Il progetto d’interni realizza spazi abitativi su misura esprimendo la personalità di chi vi vivrà. L’home staging, invece, è una strategia di marketing immobiliare finalizzata a valorizzare l’immobile per renderne più rapida e vantaggiosa la vendita. Si tratta di un intervento temporaneo: talvolta si lavora con gli arredi già presenti, altre volte si integrano elementi complementari, usando arredo di linea ma altre volte progettando forniture in cartone (cosa che mi piaceva tantissimo), col fine di mettere in scena lo spazio, evidenziarne il potenziale e permettere ai futuri acquirenti di immaginarvi la propria vita.
Ristrutturazione camera da letto casa privata
Considera gli infissi un elemento tecnico o parte integrante dell’identità dello spazio?
Gli infissi e la luce sono parte integrante dell’identità dello spazio. Quando un elemento tecnico è pensato in armonia con il contesto e con la visione progettuale, smette di essere solo un componente edilizio per diventare un elemento essenziale del comfort e del benessere di chi abita. La luce naturale non si limita a illuminare: modella i volumi, esalta le materie, definisce le proporzioni percepite e genera atmosfere. Gli infissi sono la soglia attraverso la quale questa luce entra e dà forma alla qualità dello spazio.
La loro progettazione – nelle proporzioni, nei materiali, nelle finiture e nelle prestazioni – incide direttamente sul modo in cui viviamo la luce, il clima acustico e termico, e persino il senso di continuità tra interno ed esterno. Un infisso ben scelto diventa così un vero e proprio mediatore tra architettura e paesaggio, tra comfort e identità estetica. Come ricordava Le Corbusier: «L’architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi assemblati nella luce», e gli infissi sono lo strumento attraverso cui questo gioco prende vita nella quotidianità.
Nel suo lavoro il dettaglio sembra avere un ruolo centrale: c’è un elemento o una scelta progettuale che sente particolarmente rappresentativa del suo modo di progettare?
Nel mio lavoro, il colore rappresenta un potente strumento progettuale, sia dal punto di vista estetico che psicologico. I colori sono vere e proprie sfumature dell’anima: definiscono la percezione degli spazi e influenzano profondamente il benessere di chi li abita. Quando si progetta con il colore, è fondamentale considerare attentamente le dimensioni degli ambienti, la luce naturale e artificiale, gli arredi esistenti e la palette cromatica già presente, così da poter creare armonia e continuità tra tutti gli elementi.
Ristrutturazione bagno casa privata
C’è un’icona urbana che sente vicina al suo modo di intendere l’abitare? Cosa la colpisce di quell’esempio?
Le icone urbane che mi hanno segnato e che ancora oggi mi influenzano sono numerose. Le si scopre in ogni viaggio, vicino o lontano: ogni esperienza si rivela preziosa, in grado di ispirare dal punto di vista estetico e tecnologico, ma anche nell’evoluzione profonda del vivere la casa. Tra le figure che sento particolarmente vicine al mio modo di intendere l’abitare c’è l’architetto messicano Luis Barragán. Il suo lavoro mi colpisce profondamente per l’uso magistrale del colore, che non è mai decorazione fine a sé stessa, ma diventa spazio, emozione, atmosfera. Nei suoi progetti, i colori pieni e vibranti – rosa intensi, gialli caldi, rossi profondi – dialogano con la luce naturale creando ambienti intimi, contemplativi, quasi spirituali.
Barragán riesce a trasformare elementi semplici in esperienze sensoriali forti: muri ciechi che diventano quinte teatrali, cortili che si aprono come pause silenziose, superfici colorate che cambiano durante il giorno seguendo la luce. Questo modo di progettare mi affascina perché mette al centro la percezione e il benessere emotivo di chi abita lo spazio, più che la sola forma o funzione. Il suo approccio mi ispira a pensare l’architettura come un equilibrio tra materia, luce e colore, dove ogni scelta contribuisce a costruire un’atmosfera che accoglie e racconta chi la vive.
Tutte le foto sono di Ludovica Iozzino