Case private, palazzi liberty e terrazze sui tetti: Icone Urbane ha visitato Open House Torino 2026, la nona edizione dell’evento che per un fine settimana ha aperto al pubblico gli spazi più belli della città
Torino, sabato 6 e domenica 7 giugno. L’aria frizzante che la città si porta anche d’estate, la gente per strada, i bar aperti. E sui marciapiedi, code davanti a portoni che di solito restano chiusi. I volontari in maglia blu acceso, lo stesso blu del cielo, indicano la strada verso case, palazzi, terrazze che per due giorni all’anno diventano di tutti grazie a Open House Torino. Icone Urbane ha seguito l’evento.
Villino Raby, il Liberty torinese nella sua forma più pura
Torino ha regalato a curiosi, turisti e amanti della propria città due giorni di visite agli spazi nascosti (e non) più belli della città grazie a Open House Torino. Quella avvenuta il 6 e il 7 giugno è la nona edizione torinese, parte del network internazionale Open House Worldwide che in Italia conta quattro città: Roma, Milano, Napoli e Torino. Due giorni, decine di spazi, nessun biglietto da comprare.
Villino Raby
La nostra prima tappa è stata corso Francia 8: Villino Raby, progettato da Pietro Fenoglio, il nome per eccellenza del Liberty torinese. Un luogo che porta con sé altri due nomi d’eccezione: Alessandro Mazzuccotelli, che ha disegnato le ringhiere in ferro battuto, e Domenico Smeriglio, autore delle decorazioni interne. Tre maestri che si raccontano in un solo edificio.
La casa, un tempo privata, è caratterizzata da un bovindo angolare che sporge sulla strada come un balcone proteso a catturare la luce attraverso le sue vetrate colorate. Siamo nel quartiere San Donato, e chi lo conosce sa che il liberty qui è paesaggio. Villino Raby ne è uno degli esempi più riconoscibili.
Dentro, le scale in ferro battuto salgono al piano superiore verso le sale ampie, con quella proporzione generosa che il liberty sapeva dare agli spazi. Dal 2011 la palazzina ospita la sede dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Torino. Un destino istituzionale che ha preservato tutto, senza snaturarne il valore.
Come si abita oggi: B13 Home e La casa della domenica
Se Villino Raby racconta cosa è stata Torino, B13 Home e La casa della domenica raccontano cosa può diventare.
B 13Home, cucina con vetrata
Con B13 Home siamo sempre nel quartiere San Donato, tra i palazzi Liberty di corso Francia, e l’appartamento in via Pietro Bagetti porta ancora i segni del tempo: i pavimenti a spina originali, i decori sul soffitto riportati alla luce con la tecnica del descialbo. L’architetto Alessandro Di Chio, che è anche il proprietario, ha scelto di non cancellare niente: tre mesi e mezzo di lavori per restituire la casa a se stessa.
L’organizzazione degli ambienti sembra pensata soprattutto per valorizzare la luce naturale. Gli spazi si susseguono separati da ampi archi, permettendo allo sguardo di attraversarli tutti senza incontrare ostacoli. La vetrata industriale che divide la cucina dal resto dell’appartamento è il cuore della casa: evita sia l’open space totale sia la suddivisione tradizionale in stanze completamente separate. Un ibrido contemporaneo in cui si vive in ambienti distinti restando sempre in connessione con il resto della casa.
Dettaglio dell’angolo lettura – Casa della domenica
Spostandosi verso il centro, La casa della domenica è un mondo diverso. Siamo su piazza Vittorio Veneto, con la Gran Madre e il Po che si vedono dalla finestra.
La ristrutturazione, firmata da Zzstudio, ha scelto la betulla come materiale unico per tutti gli interventi nuovi: arredi a misura, pareti divisorie, soppalco. ll nuovo progetto si inserisce negli ambienti esistenti senza mettere in secondo piano i dettagli originali. Il salotto in microcemento introduce invece una texture diversa, più urbana.
La pianta si legge come una sequenza, ma si capisce solo camminando: si entra da una bussola raccolta e gli ambienti si aprono progressivamente fino al terrazzo sulla piazza.
Si passa dal salotto alla cucina fino alla camera da letto: un grande spazio impreziosito da un camino e un angolo lettura. Il bagno padronale è ricavato all’interno della stanza, ma la vasca rimane fuori, in camera: una scelta che ridisegna il confine tra spazio privato e spazio vissuto.
Una città aperta: le terrazze di piazza CLN
Abbiamo chiuso la giornata nel salotto della città, salendo sulle terrazze. Cuniberti & Partners e Box Architetti occupano lo stesso palazzo razionalista di piazza CLN, progettato da Marcello Piacentini negli anni ’30.
Terrazza Cuniberti
Per l’occasione, i due studi hanno messo in discussione il confine tra interno ed esterno, aprendo le proprie terrazze e il loro spazio lavorativo alla collettività. Affacciarsi sui tetti del centro regala l’immagine più fedele dell’idea di Open House Torino. Da sotto, Torino è ordinata, altissima. La vista dall’alto restituisce la stessa misura: la città si distende fino alle colline. Uno spazio aperto su una città aperta.
Tutte le foto sono di Paola Landriani