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Enrico Milana: «Progettare è equilibrio tra comfort, sostenibilità e semplicità»

di Riccardo Pallotta
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Mettere al centro le persone per dare vita a spazi su misura e consapevoli: è da questo ascolto che il progettista trapanese fa nascere un’architettura capace di far dialogare il comfort con la memoria del territorio.

Architetto e partner di Noi Studio architettura, realtà giovane con sede a Trapani, Enrico Milana sviluppa un approccio progettuale aperto e flessibile, che mette al centro le esigenze reali delle persone. Tra architettura, interior design e visualizzazione, il suo lavoro si muove senza schemi rigidi, privilegiando ascolto e relazione. Già durante gli anni universitari a Torino ha affiancato allo studio diverse esperienze lavorative, costruendo una solida capacità di adattamento, fino alla laurea conseguita nel 2019.

Il percorso professionale si è poi arricchito in studi come Isolarchitetti di Torino, dove è entrato in contatto anche con Aimaro Isola, affinando competenze che spaziano dalla progettazione alla gestione del cliente. Oggi Milana è tornato in Sicilia, vedendo a Trapani uno spazio da ripensare. La sua visione è un’architettura che dialoga con il territorio e guarda alla sostenibilità ambientale, un percorso già iniziato con la sua tesi di laurea dedicata a un ecoquartiere nella sua città natale.

Come è nato il suo percorso nel mondo dell’architettura e quali sono stati i passaggi più significativi che hanno contribuito a definire il suo approccio progettuale?

Fin dall’adolescenza ero molto affascinato dalla storia dell’architettura e dal disegno. Mi piaceva osservare le abitazioni esistenti e immaginare come potessero trasformarsi, quasi come se ogni edificio avesse una seconda possibilità. Questo approccio “immaginativo” è rimasto nel tempo. Durante il percorso formativo e le prime esperienze professionali ho però capito che l’architettura non è solo visione, ma anche ascolto, tecnica e responsabilità. Ho sviluppato un metodo progettuale, ma ho imparato che non può essere applicato in modo rigido: ogni progetto è diverso, perché diverse sono le persone, i luoghi e le esigenze. Il mio approccio oggi nasce proprio da questo equilibrio tra metodo e capacità di adattamento.

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Rendering / rifacimento di una dimora storica a Trapani

Quando affronta un nuovo progetto, da dove parte per costruire una narrazione coerente tra spazio e identità del luogo?

Parto sempre da una fase di ascolto e analisi molto approfondita. Da un lato studio il contesto, non solo dal punto di vista fisico ma anche culturale e percettivo: la luce, i materiali del luogo, le relazioni con l’intorno. Dall’altro lato cerco di conoscere chi abiterà quello spazio, le sue abitudini quotidiane, le passioni, il modo in cui vive la casa. Credo che un progetto funzioni davvero quando riesce a tenere insieme questi due livelli: il luogo e la persona. La narrazione nasce proprio da questa sintesi, evitando soluzioni standard e costruendo spazi che abbiano un’identità precisa e riconoscibile.

Oggi le città stanno cambiando rapidamente, tra esigenze ambientali, sociali e culturali. Come sta evolvendo, secondo lei, il concetto di abitare contemporaneo?

Oggi il concetto di abitare sta cambiando profondamente. Dopo la pandemia, la casa ha riacquistato un ruolo centrale nella vita delle persone: non è più solo uno spazio funzionale, ma un luogo da vivere pienamente, sia in termini di benessere che di relazioni. Si è riscoperto il valore della natura, della luce, del verde domestico, così come il piacere di condividere momenti all’interno della propria abitazione. Allo stesso tempo, però, la vita contemporanea è sempre più veloce e questo porta a preferire spazi più gestibili, che non diventino un peso in termini di manutenzione e tempo. Per questo oggi progettare significa trovare un equilibrio tra comfort, armonia con il contesto, flessibilità e semplicità d’uso.

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Rendering / nuova boutique a Torino

Che ruolo hanno gli infissi nel definire la qualità dell’abitare, tra efficienza energetica, isolamento e rapporto con l’esterno?

Gli infissi hanno un ruolo molto più importante di quanto si pensi. Non sono semplicemente elementi tecnici, ma veri e propri mediatori tra interno ed esterno. Dal punto di vista del comfort, incidono sull’isolamento termico e acustico, contribuendo in modo significativo alla qualità della vita quotidiana e alla riduzione dei consumi energetici. Ma hanno anche un forte impatto progettuale: definiscono la luce, le viste, il rapporto visivo con l’esterno. Un serramento ben progettato può valorizzare uno spazio, mentre uno scelto male può comprometterlo. Per questo oggi sono elementi centrali sia dal punto di vista prestazionale che estetico.

Nel rapporto con la committenza, quanto conta l’ascolto e come riuscite a tradurre esigenze pratiche e visioni personali in un linguaggio architettonico concreto?

L’ascolto è fondamentale ed è il punto di partenza di tutto il processo. Ogni cliente porta con sé esigenze pratiche, ma anche desideri, aspettative e spesso bisogni non completamente esplicitati. Mio compito, dei miei soci e di tutto il nostro studio di architettura (Noi Studio architettura) è interpretare queste esigenze e tradurle in scelte concrete: distribuzione degli spazi, materiali, colori, dettagli. Questo avviene attraverso un dialogo continuo, fatto di confronto e di progressiva definizione del progetto. È importante però mantenere una coerenza progettuale, affinché il risultato finale non sia solo la somma di richieste, ma un progetto armonico, riconoscibile e capace di durare nel tempo.

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Rendering / villa di nuova costruzione a Trapani

Esiste un’architettura o un luogo che considera la sua icona urbana di riferimento? Cosa rappresenta per lei?

Ho due luoghi di riferimento che considero opposti, ma proprio per questo complementari. Il primo è il quartiere CityLife di Milano, che rappresenta per me l’immagine di una città contemporanea capace di evolversi, aprirsi al contesto internazionale e sperimentare nuovi linguaggi architettonici. È un esempio di trasformazione urbana che guarda al futuro. Il secondo è la Tonnara di Favignana, un luogo profondamente legato alla memoria e alla mia terra. Oggi è stato riconvertito in spazio museale e culturale, ma mantiene intatta la sua identità storica. Rappresenta per me l’idea di un’architettura che sa trasformarsi senza perdere il proprio significato, trovando un equilibrio tra passato e contemporaneità.

 

Riccardo Pallotta

Tutte le foto sono state fornite dall’intervistato

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