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Matteo Corallo: «Nei progetti cerco di introdurre innovazione evitando la ripetizione»

di Paola Landriani
Nel percorso dell’architetto piemontese la direzione prende forma nel tempo, passando attraverso esperienze diverse e trovando poi una continuità nello Studio Corallo, realtà di famiglia in cui il progetto si costruisce attraverso un confronto diretto e quotidiano con i clienti.

Il lavoro di Matteo Corallo nello studio di famiglia a Carmagnola (Torino) si muove tra progetti per privati e interventi per aziende, attraversando contesti e scale differenti ma mantenendo uno stesso obiettivo: migliorare la qualità degli spazi, sia all’interno che all’esterno. Questo si traduce in ambienti pensati per essere vissuti, in cui ogni scelta contribuisce a definire il rapporto di equilibrio tra lo spazio e chi lo utilizza.

Quali sono le tappe del suo percorso professionale? C’è stato un momento o un progetto che ha definito in modo chiaro la sua direzione?

Terminata l’università, vista la grande varietà di settori che la nostra disciplina offre, ho frequentato diversi studi di architettura e ingegneria per ampliare il più possibile la mia visione di ciò che avrei voluto fare. Ho collaborato con studi di architettura esclusivamente rivolti alla progettazione, che mi hanno insegnato l’importanza dei dettagli, della luce – sia naturale che artificiale – dell’utilizzo dei materiali e della loro matericità, ma anche del disegno e della sua chiarezza grafica: non deve limitarsi a essere accattivante per la presentazione alla committenza, ma risultare comprensibile all’impresa esecutrice durante le fasi di cantiere.

Ho anche seguito uno studio di ingegneria che non si occupava di progettazione pura, ma dello sviluppo e della commercializzazione di aree residenziali, commerciali e industriali. Da questa esperienza ho compreso come il mondo dell’architettura e dell’ingegneria non comprenda solo progettazione e verifiche tecniche e urbanistiche, ma anche valutazioni economiche fondamentali per la buona riuscita di un progetto. Nonostante mi affascinasse far parte di studi più grandi e strutturati, ho preferito proseguire nello studio di famiglia, dove ho sempre lavorato, occupandomi dell’intera gestione del progetto architettonico e del confronto diretto con il committente. Credo sia proprio questo contatto ad aver definito la direzione del mio percorso: la volontà di rispondere alle richieste e ai gusti del cliente attraverso un’architettura di qualità, nonostante gli impedimenti normativi e tipologici, cercando sempre un equilibrio tra valore progettuale, esigenze della committenza e budget a disposizione.

Ristrutturazione edilizia di fabbricato residenziale a Carmagnola

Nei suoi progetti si percepisce una forte attenzione all’equilibrio tra volumi, luce e materia: come si costruisce in fase progettuale?

Per quanto possa essere affascinato dalla purezza dell’architettura e dalla ricerca dell’equilibrio tra volume, materia, luce e finiture, a mio parere una buona architettura deve innanzitutto risultare uno spazio facilmente fruibile, in grado di generare un ambiente confortevole e piacevole per chi lo vive quotidianamente. Deve adattarsi alle esigenze, non al mio gusto personale. Nei progetti cerco sempre di trovare un equilibrio tra volumi (spazi interni) e composizione architettonica (materia), enfatizzandoli, per quanto possibile, con la luce naturale. Il punto di partenza è capire le esigenze del committente: in ambito residenziale, come e quanto vive la casa e qual è la sua routine quotidiana; in ambito industriale o direzionale, i flussi, i numeri e le mansioni del personale; in ambito commerciale, il tipo di attività e la sensazione che si vuole trasmettere attraverso il proprio marchio.

Una volta analizzate le esigenze e le idee della proprietà, sviluppo gli spazi interni e quindi i volumi degli ambienti, privilegiando zone luminose e ampie – che non sono necessariamente grandi, ma studiate per evitare sensazioni di chiusura – per gli ambienti maggiormente vissuti. Intorno a questi organizzo gli spazi di servizio, cercando di ottimizzare al massimo i percorsi. Sono convinto che la qualità ambientale degli interni debba superare le frivolezze degli esterni: tendo a progettare un’architettura il più possibile pulita, senza ornamenti superflui che nel tempo possono risultare problematici o stucchevoli. Preferisco lavorare sull’accostamento di materiali diversi per accentuare i volumi, anche attraverso la luce, enfatizzandone la matericità.

Ristrutturazione edilizia casa in centro a Carmagnola

Per quanto riguarda elementi come boiserie, cornici ed elementi decorativi, ad esempio, ritengo debbano essere contenuti e limitati a porzioni circoscritte, per evitare che l’arredo sovrasti l’architettura. Mi piace invece utilizzare, soprattutto negli esterni, elementi materici o in rilievo che, interagendo con la luce del sole, generano ombre e movimenti di facciata sempre diversi durante il giorno.

Quanto spazio ha la sperimentazione rispetto al controllo del risultato finale? 

Nonostante ci siano elementi che mi piacciono particolarmente, cerco sempre di introdurre innovazione nei miei progetti, evitando la ripetizione. Provo a rielaborarli per ottenere ogni volta un risultato diverso e migliore, ma che resti coerente con la mia idea di architettura. Maggiore è la sperimentazione, maggiore è anche la complessità del progetto, non solo in fase progettuale ma soprattutto in quella di realizzazione.

Il controllo resta un aspetto fondamentale, ma non deve limitare le variazioni che possono emergere durante la fase più complessa del percorso: il cantiere, dove le misure possono cambiare e possono nascere nuove esigenze da parte del cliente, che cerco sempre di accogliere nei limiti della fattibilità.

Nel modo di progettare dello Studio, che ruolo hanno gli infissi nella definizione dello spazio e della luce?

Non è possibile vivere, lavorare, studiare o svolgere qualsiasi attività in ambienti privi di una buona illuminazione naturale. La luce e la vista verso l’esterno sono per me elementi fondamentali, che cerco sempre di ottimizzare nei miei progetti, affinché una casa o un ambiente di lavoro, pur rappresentando un luogo sicuro, non diventi uno spazio chiuso e isolato dal contesto circostante. L’infisso è quindi centrale: è un elemento tecnico che deve funzionare e durare nel tempo, ma anche parte integrante dell’involucro edilizio. Deve essere studiato già in fase progettuale, perché rappresenta la “vetrina” verso l’esterno da cui entra la luce naturale.

Dettaglio cucina in nuove ville a Carmagnola

Un ambiente interno piacevole, per quanto mi riguarda, deve offrire una buona relazione visiva con l’esterno. Per questo, oltre alla ricerca di serramenti performanti, scelgo soluzioni di qualità, con finiture curate e, per quanto possibile, telai ridotti, così da massimizzare l’ingresso della luce naturale. Il serramento può diventare anche un elemento caratterizzante della facciata: in un recente progetto di una coppia di ville unifamiliari, la vetrata è diventata la copertura del soggiorno a doppia altezza, trasformandosi in elemento distintivo dell’intera abitazione.

C’è un dettaglio costruttivo o una soluzione ricorrente che sente rappresentativa?

Collegandomi a quanto sia fondamentale la vista verso l’esterno, sia per l’abitazione che per il luogo di lavoro, ritengo altrettanto importante garantire la privacy di chi utilizza gli spazi: una grande finestra comporta spesso una minore riservatezza. Per questo mi piace utilizzare elementi frangivista che non ostacolino la vista verso l’esterno né limitino l’ingresso della luce naturale. Mi piacciono molto gli elementi verticali in linea che, oltre a slanciare l’edificio, permettono di filtrare lo sguardo, soprattutto in contesti urbani dove ampie superfici vetrate possono ridurre la privacy.

C’è un progetto che, più di altri, racconta un passaggio importante per lo studio o un cambio di approccio?

Personalmente ritengo che ogni progetto realizzato sia stato fondamentale per la mia crescita professionale, che è ancora agli inizi. Tra quelli che mi hanno maggiormente stimolato c’è la realizzazione di due ville residenziali. Il lavoro presentava un elevato grado di complessità: gli edifici erano caratterizzati da una copertura vetrata inclinata sulla zona giorno a doppia altezza, grandi terrazzi e un tetto piano, dove, oltre alla scelta di soluzioni tecniche corrette, è stato necessario un attento studio di finiture raffinate.

Uffici stabilimento industriale a Carmagnola

Un altro progetto importante è stato l’ampliamento di un sito industriale, in cui le grandi dimensioni del nuovo corpo di fabbrica non potevano essere ridotte a un semplice volume tecnico, ma dovevano risultare gradevoli sia per gli operatori – attraverso l’inserimento di lucernari in copertura per garantire una buona illuminazione naturale anche per il vicinato, grazie a una composizione architettonica di facciata più curata rispetto a un tradizionale capannone prefabbricato, mantenendo al contempo il rispetto del budget. Questi due esempi hanno cambiato il mio modo di approcciare il progetto, spingendomi a guardare oltre ciò che mi viene richiesto: la copertura sul soggiorno può diventare finestra verso il cielo, la facciata austera di un capannone prefabbricato più affascinante.

Qual è un’icona urbana che sente vicina al suo modo di progettare, anche per contrasto?

Ripongo molta attenzione ai progetti degli spazi pubblici pedonabili recentemente compiuti nei paesi orientali, in cerca di riscatto e ritorno al “verde” dopo un forte sviluppo edilizio connotato da imponenti grattacieli costituiti da piccoli appartamenti. Un esempio che ho avuto il piacere di visitare in Cina è sicuramente il Chengdu Jiaozi Pedestrian Bridge: un sistema di ponti sinuosi accuratamente illuminati che diventano cerchi nel vuoto sul fiume che attraversa. Con fontane, specchi d’acqua e panchine, connette due parchi lineari divisi dal fiume non solo dal punto di vista di collegamento pedonale, ma anche della vegetazione circostante.

Chengdu Jiaozi Pedestrian Bridge

Questi spazi architettonici nascono con l’intento di soddisfare l’esigenza delle persone di uscire dai piccoli appartamenti in città e godere di uno spazio aperto immerso nel verde, nel quale poter fare conversazione con i residenti, far giocare i bambini (anche e soprattutto durante le ore serali), praticare attività sportiva e creare momenti di aggregazione. Credo che un’architettura attenta alle esigenze delle persone, progettata per essere accogliente e piacevole, possa generare un miglioramento dello spazio che la circonda, innescando un processo positivo anche nel contesto urbano. Questa è la mia idea di progettazione, sia negli spazi pubblici che in quelli privati: comprendere le esigenze di chi li vive e li utilizza per arrivare a un risultato utile e interessante.

 

Paola Landriani

Tutte le foto sono di Matteo Corallo

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