Terracotta, verde salvia e tonalità naturali escono dagli interni e arrivano anche sulle facciate, seguendo un nuovo modo di pensare la casa.
La scelta del colore esterno di una casa è forse l’unico gesto cromatico che facciamo “in pubblico”. A differenza di una parete del soggiorno o della tappezzeria di un divano, è difficile poter cambiare idea da un weekend all’altro: una volta scelto resta sulla casa per anni, cambia con la luce delle stagioni e finisce per diventare parte del paesaggio.
È il colore che vediamo quando rientriamo a casa, ma anche quello che incontra chi ci passa davanti ogni giorno: il vicino che porta fuori il cane, chi fa jogging la mattina. Proprio per questo motivo per molto tempo la scelta più diffusa è stata anche la più prudente: i colori neutri come il bianco o il grigio. Una sorta di corazza rassicurante che non espone troppo chi ci abita dentro. Oggi le facciate iniziano lentamente a uscire dalla neutralità. Tornano le tonalità della terra, i verdi polverosi e i colori dai sottotoni caldi.
Perché le facciate tornano a colorarsi
La propensione per il grigio degli ultimi anni ha accompagnato un’estetica più ampia, la stessa che ha reso i loft tutti simili, le cucine tutte bianche e le facciate intercambiabili. Dietro questa scelta c’era anche un motivo molto pratico. Un modo di pensare di chi guarda alla casa anche come a un investimento oltre che a un posto in cui vivere.
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Il colore che non allontana un futuro acquirente, che si adatta a qualunque gusto pur di non scontentare nessuno. Ma una scelta fatta per piacere a chiunque, alla lunga, finisce per non dire niente a nessuno, nemmeno a chi ci abita davvero.
È lo stesso meccanismo che negli interni ha portato prima al dopamine decor, poi all’emotional design: case pensate anche per far stare bene chi ci abita. A questa trasformazione si è aggiunto anche il design biofilico: materiali naturali, luce e vegetazione entrano nelle case con l’idea di creare spazi che sembrino più vivi ma soprattutto più vivibili.
Se negli interni il colore è diventato uno strumento per costruire ambienti più accoglienti e personali, era quasi inevitabile che questo cambiamento arrivasse anche all’esterno. Se dentro casa cerchiamo materia e calore, perché la facciata dovrebbe restare l’unica superficie neutrale?
I colori delle facciate: terracotta, salvia, neri morbidi
Per il 2026 tornano soprattutto quattro famiglie di colore: le terre cotte, in versioni più morbide e polverose rispetto al passato, che richiamano il clima mediterraneo e un modo di stare fuori casa che negli anni del grigio si era un po’ perso.
Il verde, che si sposta verso salvia, oliva, muschio: tonalità che funzionano quasi come neutri, ma restano legate al paesaggio. Tra le tonalità più amate c’è anche un blu-verde desaturato, associato a un’idea di equilibrio.
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Anche i neri si fanno più morbidi, puntando meno sull’effetto lucido e deciso di qualche anno fa e orientandosi più su sfumature grafite o verdi. Restano infine i neutri caldi: crema, tortora, greige, che continuano a essere tra le scelte più versatili in assoluto.
Anche gli infissi stanno smettendo di mimetizzarsi
Se la facciata è tornata a esprimere qualcosa di più personale, anche finestre e persiane stanno seguendo la stessa direzione. Per anni sono rimasti l’elemento più conservatore della casa: si cambiano molto meno spesso di una parete e vengono scelti quasi sempre nei colori più prevedibili, dal bianco al testa di moro finendo per uniformarsi agli infissi delle case vicine.
In molti quartieri le stesse tonalità si ripetono di edificio in edificio contribuendo a un paesaggio ordinato, ma anche piuttosto omogeneo.
Oggi, invece, iniziano a diventare parte del progetto cromatico. Sempre più spesso vengono scelti per dialogare con il colore della facciata oppure, al contrario, per creare un contrasto che ne valorizzi forme e volumi invece che limitarsi a scomparire sullo sfondo o a ripetere le combinazioni di sempre.
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