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Pergole e tettoie: così la progettazione dell’ombra trasforma la città

di Paola Landriani
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Le temperature cambiano il modo di vivere gli spazi aperti e riportano pergole e tettoie al loro ruolo originario: creare ombra e rendere più confortevoli case, piazze e percorsi urbani.

Prima ancora di scegliere un tavolino al bar, una panchina in un parco o un angolo del terrazzo, cerchiamo automaticamente l’ombra. È un gesto che negli ultimi anni è diventato ancora più naturale perché le temperature sempre più elevate hanno cambiato il modo in cui viviamo gli spazi aperti. Insieme alle nostre abitudini, stanno cambiando anche il modo in cui vengono progettati.

In realtà pergole e tettoie non stanno inventando un nuovo modo di fare architettura. Stanno tornando a uno dei loro ruoli originari. Già nelle domus romane i portici creavano spazi riparati dal sole e accompagnavano il passaggio tra interno ed esterno. Nei secoli successivi loggiati e pergolati hanno continuato a svolgere la stessa funzione, prima di essere percepiti soprattutto come elementi d’arredo per giardini e terrazze.

Photo: Unsplash/ Grace Hom

Oggi gli architetti stanno tornando a guardarle in modo diverso. L’ombra viene presa in considerazione con la stessa attenzione riservata ai materiali, ai volumi e alla luce, perché è da lei che dipende quanto uno spazio sarà davvero vivibile durante i mesi più caldi.

Una scelta che risponde a una domanda nuova: se fino a qualche anno fa ci si chiedeva come arredare gli spazi esterni, oggi ci si interroga su come continuare a viverli quando il caldo li rende difficili da abitare per molte ore della giornata.

Progettare una pergola oggi

Progettare una pergola oggi significa partire dal sole: prima ancora di scegliere la struttura o i materiali, si studia il percorso della luce nelle diverse stagioni, si osserva come circola l’aria e si decide quanta ombra creare nelle varie ore della giornata. L’orientamento della struttura, la sua altezza e la densità della copertura nascono proprio da queste valutazioni, che influiscono sul comfort climatico, sul rapporto tra interno ed esterno e sul tempo che le persone trascorreranno all’aperto.

In questo modo ogni scelta modifica il risultato: una copertura più fitta protegge meglio nelle ore centrali dell’estate, mentre una trama più aperta lascia filtrare la luce e rende gli spazi più piacevoli in primavera e in autunno. In alcuni progetti le lamelle seguono automaticamente il movimento del sole, in altri è la vegetazione come il glicine o la vite a fare il lavoro crescendo su strutture progettate per accompagnarla nel tempo.

Dalla terrazza alla piazza

Il cambiamento si vede innanzitutto nelle case, dove terrazzi, giardini e cortili sono sempre stati pensati per essere vissuti durante la bella stagione quando diventano il luogo dove mangiare, leggere o semplicemente passare un po’ di tempo fuori.

Il caldo sempre più intenso degli ultimi anni ha finito però per limitarne l’uso proprio nelle ore in cui dovrebbero essere più piacevoli: ed è per questo che pergole e tettoie vengono studiate per rendere lo spazio esterno più abitabile.

La stessa logica sta uscendo dai confini della casa per arrivare agli spazi pubblici. Oltre che nei ristoranti, dove pergole e tettoie ampliano gli spazi utilizzabili e rendono più piacevole la permanenza all’aperto, anche piazze, parchi, musei e percorsi pedonali vengono progettati pensando a dove cadrà l’ombra durante la giornata. Anche pochi gradi in meno possono cambiare il modo in cui un luogo viene attraversato e vissuto.

Alla James-Simon-Galerie di Berlino, progettata da David Chipperfield, il lungo colonnato accompagna l’ingresso all’Isola dei musei. Le colonne filtrano la luce, proteggono dal sole e trasformano il percorso in uno spazio in cui fermarsi qualche minuto in più. A Bosque de la Esperanza, in Colombia, una grande copertura modulare in acciaio ha dato forma a una piazza dove prima c’era soltanto un’area di passaggio. Qui l’ombra rende lo spazio più vivibile. Lo stesso principio si ritrova a Singapore, dove i Supertree di Gardens by the Bay uniscono strutture metalliche e vegetazione per creare ampie zone d’ombra lungo i percorsi del parco.

 

Paola Landriani

Photo cover: Pexels /Alef Morais 

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