Per Bottega Studio Architetti ogni progetto nasce dall’ascolto, dall’interpretazione delle esigenze del committente e da un’idea capace di resistere al tempo. Dall’abitare agli spazi commerciali, l’architettura diventa uno strumento per costruire luoghi autentici e flessibili.
Non basta dare forma a uno spazio: occorre comprenderne il significato. È questa la filosofia che guida Bottega Studio Architetti fin dalla sua nascita a Torino. In questa intervista, i tre soci fondatori — Giovanni Ricciuti, Stefano Cerruti e Davide Valle — raccontano il proprio approccio all’architettura, il dialogo con i clienti, il valore di una distribuzione degli spazi ben studiata e l’importanza di concepire ambienti destinati a evolvere, lontani dalle mode passeggere.
Come è nato il vostro studio e come è composto il vostro team?
Il nostro studio nasce dall’incontro di due esperienze professionali. All’inizio degli anni Duemila, Giovanni Ricciuti lavorava con la moglie, mentre Stefano Cerruti con Davide Valle. Tra il 2003 e il 2004 abbiamo iniziato a collaborare su alcune commesse e da quell’esperienza è nato lo studio associato, che si è poi consolidato negli anni. Oggi siamo una struttura composta dai tre soci e da un team che varia tra le dieci e le quattordici persone, a seconda delle esigenze in corso. All’interno dello studio convivono competenze diverse: oltre alla progettazione architettonica, possiamo contare su quella strutturale. Il lavoro si sviluppa attraverso responsabili di commessa e collaboratori che seguono ogni realizzazione in tutte le sue fasi, dalla più piccola alla più complessa.
Progetto Parma 33, Torino – Photo: Beppe Giardino
Vi occupate sia di residenziale sia di commerciale. Quali sono le differenze tra questi ambiti del vostro lavoro?
Sono due approcci molto diversi. Nel residenziale si entra nella dimensione più intima delle persone, e questo rende il rapporto con il committente particolarmente delicato. Negli ultimi anni è cambiato molto: oggi i clienti arrivano con immagini trovate su Instagram o Pinterest e spesso il confronto rischia di fermarsi sul “mi piace” o “non mi piace”. Il nostro lavoro, invece, è andare oltre, costruendo un ambiente che abbia un senso e una coerenza.
Nel commerciale il dialogo è differente. Dall’altra parte c’è quasi sempre un imprenditore che investe sulla propria attività e che sa di assumersi un rischio. Per questo è più disposto ad ascoltare il professionista e ad affrontare un iter creativo più articolato, che non riguarda soltanto l’estetica ma anche il funzionamento dello spazio e l’identità del brand. Non abbiamo mai creduto nella specializzazione a tutti i costi. Confrontarci con ambiti diversi ci permette di mantenere uno sguardo aperto e di evitare quella chiusura mentale che, a nostro avviso, può diventare un limite.
Progetto Attico L.48, Torino – Photo: Archizoom
Per questo il nostro lavoro si fonda su alcuni principi che guidano ogni scelta. Il primo è l’imperfezione: preferiamo materiali capaci di invecchiare bene piuttosto che rincorrere una perfezione destinata a svanire. Il secondo è la flessibilità, perché gli spazi devono poter evolvere insieme alle esigenze di chi li utilizza. Il terzo è la sostenibilità ambientale e sociale, intesa come un percorso ancora in costruzione che coinvolge progettisti, aziende e cittadini e che richiede un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico.
Come si crea un’abitazione che davvero rispecchi i desideri e le esigenze di chi la abita?
La parte più difficile è interpretare le esigenze reali del cliente. Oggi è normale ricevere raccolte di immagini che mettono insieme riferimenti completamente diversi: una casa di montagna, un resort tropicale, un’abitazione marocchina. Sono suggestioni interessanti, ma il nostro compito è trasformarle in un disegno coerente, capace di funzionare davvero. Le richieste funzionali e le esigenze del cliente sono il punto di partenza. Ma è nella distribuzione degli ambienti che si crea il vero valore di una casa. Ci piace usare la metafora del taglio del diamante. È il taglio a determinarne il valore, più ancora della materia stessa.
Allo stesso modo, un appartamento ben concepito sarà piacevole da vivere anche con finiture semplici. Se invece l’impianto distributivo non funziona, nessun materiale pregiato potrà compensarlo. Per questo cerchiamo anche di far riflettere il cliente sul fatto che le esigenze cambiano nel tempo. Una parete si può sempre spostare, ma molto meglio è pensare fin dall’inizio a uno spazio capace di adattarsi all’evoluzione della vita di chi lo abiterà.
In un locale commerciale, invece, in che modo l’architettura e il design aiutano a costruire la customer experience?
Ristorante Almondo, in Piazza Gran Madre a Torino – Photo: Fabrizio Carraro
L’architettura contribuisce in modo decisivo all’esperienza delle persone. Ci è capitato di realizzare un ristorante partendo da una richiesta molto semplice: creare uno spazio facile da leggere e in cui le persone si sentissero bene. Abbiamo deciso di lavorare sul tema della natura, portando il verde all’interno del locale e integrandolo con illuminazione, arredi e soffitto in una visione d’insieme. Non si tratta semplicemente di inserire delle piante, ma di costruire un’atmosfera attraverso la relazione tra tutti gli elementi. La customer experience nasce proprio da questo equilibrio. Per noi il design non è un elemento decorativo, ma parte integrante del concept finale e viene sviluppato anche grazie al dialogo continuo con artigiani e professionisti specializzati.
Qual è l’importanza di un buon serramento in un’abitazione?
Negli ultimi vent’anni il serramento ha compiuto un’evoluzione enorme, sia dal punto di vista tecnologico sia da quello del design. Oggi è un elemento fondamentale dell’architettura di una casa. Alle qualità estetiche devono affiancarsi prestazioni elevate in termini di isolamento termico e acustico, durata e comfort. È un componente che contribuisce in modo determinante alla qualità dell’abitare e che merita di essere studiato con la stessa attenzione riservata agli altri elementi dell’edificio.
Villa Mandria – Photo: Fabrizio Carraro
Esiste uno spazio che considerate un’icona urbana?
Per noi sono le OGR di Torino. Rappresentano uno spazio unico, capace di conservare la memoria della città e, allo stesso tempo, di vivere pienamente il presente. Concerti, mostre, eventi culturali: oggi le OGR sono un luogo vissuto e dinamico, inserito in un contesto urbano di grande fascino. Più in generale, crediamo che ogni intervento, indipendentemente dalla sua scala, debba nascere da un’idea forte. L’architettura non può limitarsi a una composizione stilistica o al semplice buon gusto: ha bisogno di contenuti che le permettano di durare nel tempo.
Nella cover, Ricciuti, Cerruti e Valle a Palazzo Scaglia di Verrua (Torino)