Sala da pranzo, studio, camera degli ospiti, ingresso: alcune tipologie abitative che hanno definito la casa del Novecento stanno perdendo la loro funzione originaria. A cambiare non è soltanto il progetto degli interni, ma il modo in cui lavoro, famiglia e vita quotidiana occupano lo spazio domestico.
Una casa può essere uno spaccato della società e raccontare un momento storico. La presenza di una sala da pranzo separata dal soggiorno, di uno studio, di una camera per gli ospiti o di un ingresso distinto dalla zona giorno, ad esempio, rispondeva a un’organizzazione precisa della vita domestica. Ogni ambiente aveva una destinazione riconoscibile.
La corrispondenza tra stanza e funzione oggi è meno rigida. La sala da pranzo può essere assorbita dalla zona giorno. Lo studio può trovare posto in un ambiente condiviso, mentre la camera degli ospiti può diventare uno spazio per il lavoro o per altre attività quotidiane. Le funzioni restano, ma non sempre richiedono un ambiente esclusivo.
Il tema è affrontato anche dallo studio “Rethinking Housing – Design and Architecture for Flexible and Affordable Living”, pubblicato nel 2025 su Agathon (rivista scientifica internazionale ad accesso aperto, Open Access, di architettura, arte e design). Gli autori propongono di ripensare il progetto dell’abitare superando i caratteri di permanenza e immutabilità a favore di soluzioni più flessibili e modulari.
La sala da pranzo e la fine della rappresentanza
La sala da pranzo è forse la stanza che meglio racconta questo passaggio. Nella casa borghese del Novecento aveva un ruolo che andava oltre il consumo dei pasti. Era lo spazio della convivialità e delle occasioni formali, distinto dagli ambienti della vita quotidiana.
Quella separazione si è progressivamente attenuata. Il tavolo da pranzo è entrato nella cucina o nella zona giorno e può diventare, a seconda del momento, piano di lavoro, superficie per studiare o semplice punto di ritrovo.
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Lo studio e la fine della separazione tra lavoro e casa
La diffusione del lavoro da casa ha modificato il rapporto tra spazio domestico e attività professionale. La scrivania non appartiene più necessariamente a una stanza identificata come studio: può trovare posto in un ambiente condiviso o occupare una porzione della casa utilizzata anche per altro.
Lo studio, naturalmente, non è destinato a scomparire. Per chi lavora da casa con continuità o ha bisogno di concentrazione e riservatezza, una stanza dedicata resta una soluzione funzionale. È cambiata la sua presenza come elemento dato per scontato nella distribuzione dell’abitazione. Una postazione utilizzata solo in determinati momenti può essere inserita in una stanza che, per il resto della giornata, svolge un’altra funzione.
La camera degli ospiti e il valore del metro quadrato
La camera degli ospiti mette in discussione un’altra consuetudine della casa del Novecento: riservare un ambiente a un utilizzo occasionale. Basta leggere la storia di questa tipologia, osservando come la disponibilità di spazio ne abbia favorito la diffusione nel secondo dopoguerra e come la sua presenza sia oggi messa in discussione dalla crisi abitativa.
In appartamenti più piccoli e con i costi al metro quadro a volte molto elevati, una stanza aggiuntiva può risultare meno utile di un ambiente utilizzato ogni giorno. La camera degli ospiti può così lasciare il posto a uno spazio destinato al lavoro, all’arte o ad altre attività. Quando arriva qualcuno, il posto letto viene ricavato all’interno di quell’ambiente.
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L’ingresso racconta il rapporto tra pubblico e privato
Nella casa tradizionale, l’ingresso e il disimpegno contribuivano a separare la porta d’ingresso dalla zona giorno. Nelle case contemporanee il passaggio può essere molto più diretto: l’ingresso entra nella zona giorno e alcune funzioni, come guardaroba e contenimento, vengono integrate negli arredi.
Il cambiamento riguarda anche i percorsi interni. Un approfondimento di AD Italia sulla casa del futuro raccoglie le posizioni di diversi studi di architettura favorevoli a ridurre i corridoi e a superare una gerarchia rigida tra le stanze. La questione non è soltanto recuperare qualche metro quadrato. Cambia il modo in cui gli ambienti vengono collegati e attraversati.
Quando cambia la stanza, cambia anche la finestra
Anche le aperture devono fare i conti con una distribuzione meno legata a funzioni prestabilite. Se uno stesso ambiente può essere utilizzato come studio, zona pranzo o spazio per il tempo libero, anche le sue caratteristiche devono rispondere a esigenze differenti.
In questo quadro il serramento diventa parte del progetto dell’involucro: la posizione e le caratteristiche delle aperture contribuiscono a rendere uno spazio adatto a usi diversi. La finestra non viene, pertanto, pensata soltanto in funzione del nome dell’ambiente, ma del modo in cui quello spazio potrà essere vissuto.
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