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La città dopo le 18, tra architettura e urbanistica della notte

di Federica Biffi
Dalla visione strategica a 24 ore di Londra alle regole sul suolo pubblico di Milano: l’urbanistica contemporanea ripensa la vita urbana tra le 18 e le 06 per integrare lavoro, cultura, sicurezza e vivibilità.

 

La città non si spegne quando tramonta il sole. Sempre più spesso, architettura e urbanistica guardano alla notte come a una dimensione urbana da progettare, capace di richiedere infrastrutture, servizi e spazi pensati per funzionare anche oltre gli orari tradizionali. Illuminazione, mobilità, riuso temporaneo degli edifici, gestione del rumore e sicurezza diventano così strumenti per costruire una città attiva e vivibile 24 ore su 24, andando oltre l’idea della notte come semplice momento dedicato allo svago.

Questa prospettiva nasce dal superamento di quello che è stato definito una sorta di “pregiudizio diurno” dell’urbanistica: la tendenza a progettare la città pensando soprattutto alle ore diurne e a considerare la notte come un tempo residuale, associato prevalentemente al divertimento o alle questioni di ordine pubblico. Una svolta teorizzata anche da studiose come Marion Roberts, professoressa di Urban Design alla University of Westminster e autrice di “Planning the Night-time City” (2009), che ha contribuito a portare la dimensione notturna al centro del dibattito sulla progettazione urbana. Oggi questo approccio si traduce sempre più in politiche pubbliche e strategie internazionali, come il programma europeo URBACT Cities After Dark, che sostiene le città nello sviluppo di piani dedicati all’economia, ai servizi e alla vivibilità della notte.

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Photo: Pixabay / Mikeal89

Il laboratorio Londra: un’economia notturna fruttuosa

A tracciare una visione a livello europeo è Londra, dove l’Independent Nightlife Taskforce – istituita nel febbraio 2025 e presieduta dal manager Cameron Leslie – ha pubblicato a inizio 2026 un piano strategico fondato sulla più vasta base empirica mai prodotta sulla vita notturna della capitale britannica. I dati rivelano la portata dell’economia notturna compresa tra le 18:00 e le 06:00: un settore che genera oltre 139 miliardi di sterline all’anno e impiega 1,6 milioni di persone, pari a un terzo della forza lavoro cittadina. All’interno di questo quadro, l’ospitalità produce 46 miliardi di sterline occupando una persona che lavora su dieci, mentre il settore specifico della nightlife legata alla cultura e allo svago ne genera 21 miliardi. Il valore non è solo economico, ma pure sociale: il 61 per cento dei londinesi ritiene che la vita notturna rafforzi il senso di appartenenza alla città e il 60 per cento la considera fondamentale per il legame con la propria comunità locale.

 Per far prosperare la città dopo le 18:00, la Taskforce ha elaborato 23 raccomandazioni articolate su 10 aree d’intervento, proponendo uno standard di licenza unico a livello cittadino (London-wide licensing standard) per garantire uniformità e semplificazione. In risposta a questo piano, il Sindaco Sadiq Khan si appresta a ricevere nuovi poteri strategici dal Governo per decidere sulle licenze di primaria importanza per la città ed ha garantito un finanziamento di 300mila sterline dal fondo UK Shared Prosperity per istituire una Nightlife Commission indipendente. Il piano promuove anche la creazione di un Nightlife Future Fund, l’istituzione di un database centrale per il riuso temporaneo degli immobili sdemanializzati o vuoti, e la valorizzazione dei trasporti notturni coordinati dal Late Night Transport Working Group, facendo leva sulla rete Night Tube, sulla linea Overground e su oltre cento linee bus attive 24/7.

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Photo: Pexels / Ion Ceban

La pianificazione notturna britannica punta anche sulla gestione acustica e sulla prevenzione sociale. Sul fronte acustico, l’applicazione del principio dell’Agent of Change stabilisce che se un nuovo condominio sorge vicino a un club storico, l’onere dell’insonorizzazione spetta al costruttore e non al locale; inoltre, per evitare contenziosi pretestuosi, le indagini ufficiali sul rumore scattano solo dopo almeno dieci segnalazioni distinte. L’efficacia di questo approccio trova riscontro nei municipi londinesi: Hackney ha ridotto del 60% le lamentele grazie a sensori tecnologici che avvisano i gestori prima che il volume superi i limiti, mentre Camden ha superato i blocchi automatici alle licenze integrando l’analisi dei dati con assemblee cittadine organizzate in orario notturno. A questo si affianca la tutela dello spazio pubblico tramite la Women’s Night Safety Charter, un patto per la sicurezza femminile già adottato da oltre 3.400 organizzazioni.

Il modello Milano: regolamentazione e presidio territoriale della movida

 In Italia, la risposta milanese si concentra sul bilanciamento tra vitalità commerciale, uso dello spazio pubblico e tutela del sonno.

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Photo: Pexels / Salvatore De Lellis

L’Ordinanza sindacale del Comune di Milano pubblicata il 29 maggio 2025 (operativa dal 30 maggio al 4 novembre 2025) ha individuato 12 ambiti urbani ad alta frequenza notturna -tra cui NoLo, Lazzaretto, Melzo, Isola, Sarpi, Cesariano, Arco della Pace, Como/Gae Aulenti, Garibaldi, Brera, Ticinese, Darsena e Navigli, Cinque Vie – soggetti a vincoli operativi. Il provvedimento vieta la vendita di alcolici al dettaglio e tramite distributori automatici dalle 22:00, blocca l’asporto di bevande alcoliche da mezzanotte e impone lo stop al commercio itinerante dalle 20:00. Anche la gestione dei dehors viene regolamentata: l’uso del plateatico è consentito fino all’01:00 nei giorni feriali e fino alle 02:00 il sabato, la domenica e i festivi.

Per evitare una gestione basata esclusivamente su sanzioni e restrizioni orarie, Palazzo Marino ha affiancato alle norme risorse economiche specifiche dedicate alla co-progettazione e alla collaborazione territoriale. Nello specifico, l’Amministrazione ha stanziato 134mila euro rivolti agli enti del Terzo Settore per lo sviluppo di progetti volti a favorire comportamenti responsabili e a prevenire i rischi legati ai grandi assembramenti. In parallelo, sono stati previsti contributi fino a 200mila euro a favore di associazioni e consorzi di commercianti per assicurare la gestione ordinata delle pertinenze esterne dei locali.

Il confronto tra la visione sistemica di Londra e la disciplina territoriale di Milano dimostra come la progettazione della città contemporanea debba estendere il proprio campo d’azione: l’architettura e l’urbanistica hanno la responsabilità di governare il tempo urbano, garantendo fruibilità, inclusione e vivibilità in tutte le 24 ore.

 

Federica Biffi

Photo cover: Pexels / Matteo Angeloni

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