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Da ufficio ad abitazione: ostacoli e opportunità degli edifici vuoti

di Federica Biffi
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La diffusione del remote working e lo svuotamento dei distretti adibiti ad attività lavorativa aprono il dibattito sulla riconversione immobiliare: un’opportunità contro la crisi abitativa che deve però superare complessi vincoli tecnici, finanziari e normativi.

 L’affermazione del lavoro ibrido e del remote working sta ridisegnando la geografia delle nostre città, lasciando dietro di sé una scia di edifici direzionali inutilizzati. In questo spazio dove i piani per uffici si svuotano, si intreccia la traiettoria di un’altra necessità metropolitana: la scarsità di alloggi accessibili. È lungo questo incrocio che la riconversione del patrimonio terziario – il cosiddetto adaptive reuse – diventa una storia di rigenerazione circolare, che restituisce vita ai volumi esistenti senza consumare un solo metro quadro di suolo. Come evidenziano le analisi della piattaforma Build Up e le pubblicazioni dell’Unione Europea, la trasformazione degli immobili commerciali rappresenta un capitolo promettente per la rifondazione delle politiche abitative.

A dare una dimensione quantitativa e geografica a questa urgenza sono i dati del report Rethinking European Offices 2030 di Cushman & Wakefield, che posiziona Milano in testa alle grandi città europee per rischio obsolescenza del patrimonio terziario. Nel capoluogo lombardo, ben l’86% degli uffici obsoleti dovrà essere pesantemente ristrutturato o riconvertito entro i prossimi quattro anni a causa del remote working strutturale e dei rigidi standard energetici europei (ESG). Questa pressione sta già alimentando un mercato della rigenerazione che dal 2022 ha visto investiti in Italia 1,5 miliardi di euro per la trasformazione di uffici dismessi, indirizzando il 40% di queste risorse proprio verso il settore residenziale, con Milano nel ruolo di principale catalizzatore.

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Photo: Pexels / Tima Miroshnichenko

Ma la metamorfosi da luogo di lavoro a spazio domestico non è una transizione priva di ostacoli. Le ricerche europee mettono in guardia da facili entusiasmi: non tutti i giganti del terziario possiedono l’architettura adatta per diventare case accoglienti e di qualità. Molti edifici rivelano rigidità nella conformazione degli spazi, nell’orientamento della luce naturale, nelle capacità di ventilazione o nella risposta energetica dell’involucro e degli impianti. A questa dimensione fisica si somma poi un isolamento di natura urbana. Quando gli uffici sorgono nel cuore di distretti direzionali monofunzionali, la sfida si sposta all’esterno: convertire i muri non basta se attorno mancano i tasselli fondamentali del vivere quotidiano, come scuole, servizi sanitari, spazi pubblici e reti di trasporto capaci di cucire l’edificio alla trama della città.

Economia del riuso e rigidità burocratiche

Sul versante economico, il percorso si fa ancora più stretto. I costi necessari per adeguare e ristrutturare questi volumi rischiano di far lievitare l’operazione finanziaria; senza un sostegno pubblico mirato o specifici incentivi, l’iniziativa privata rischia di orientarsi esclusivamente verso il mercato di fascia alta, vanificando la promessa di creare abitazioni a prezzi accessibili. A questo si affianca il freno della burocrazia: le lungaggini amministrative per il cambio di destinazione d’uso e la rigidità dei piani urbanistici locali finiscono spesso per congelare i progetti sul nascere.

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Photo: Pixabay / Luiz Costa

Per evitare che questi spazi rimangano contenitori vuoti e trasformarli in leve per la coesione sociale, le pubblicazioni dell’Unione Europea tracciano la rotta per una governance coordinata tra i diversi livelli di governo. La strategia richiede la semplificazione delle procedure autorizzative, l’introduzione di finanziamenti dedicati all’edilizia sociale e il rafforzamento delle partnership tra pubblico e privato. Solo guidando questa trasformazione con quadri normativi flessibili e obiettivi chiari, la seconda vita degli uffici potrà tradursi nella nascita di quartieri inclusivi e realmente accessibili.

 

Federica Biffi

Photo cover: Pixabay / Pexels

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