Home » Hebanon Basile 1830: l’ebanisteria come progetto culturale

Hebanon Basile 1830: l’ebanisteria come progetto culturale

di Valentina Tafuri
cover-basile
Ricerca formale, attenzione all’ambiente e centralità dell’essere umano: l’esperienza di una manifattura italiana che trasforma la tradizione ebanista in visione contemporanea.

 

Giovanna Basile, AD e direttrice creativa di Hebanon Basile 1830, appartiene alla quinta generazione della famiglia Basile. Una storia di alta ebanisteria che, in oltre un secolo, è riuscita a rinnovarsi pur conservando l’artigianalità dei loro mobili, che trovano spazio sia nell’edilizia residenziale che in quella alberghiera di lusso, in Italia quanto all’estero. Con sede a Nocera Superiore (SA), Hebanon Basile 1830 è oggi condotta da tre sorelle: Giovanna e Nicola che sono le designer e Maria che è architetta. Quando è toccato a loro portare avanti la tradizione di famiglia, sono riuscite a captare i segnali che provenivano dal mondo e a interpretarli in maniera originale, non senza diffidenze e difficoltà. Era l’epoca in cui Philippe Starck disegnava per Kartell la famosa seduta “Ghost” e si assisteva al ritorno alle carte da parati. La decorazione tornava nelle case dopo anni di minimalismo «avevamo l’opportunità di ricostruire le nostre origini e di costruire chi volevamo essere», commenta Giovanna.

interna-sorelle

da sinistra Maria, Giovanna e Nicola Basile

Da dove avete (ri)cominciato?

Dalle origini. Abbiamo indagato sulle antiche arti italiane, francesi ed orientali dell’ebanisteria, ad ampio spettro, non contente di doverla relegare ad essere solo un linguaggio classico. D’altronde conoscevamo bene le varie tecniche della tarsìa lignea, le antiche lavorazioni dei metalli e della pietra e quindi conoscevamo anche bene tutte le potenzialità espressive tipiche del nostro mondo contemporaneo: dai pattern geometrici, alle figure di nature antropomorfizzate, abbiamo costruito il nostro linguaggio onirico, simbolico e narrativo dell’universo di Hebanon. Oggetti fatti per essere vissuti, a cui affezionarsi e fatti per durare. In questi oggetti il legno diventa feticcio: frammento di umanità che attraversa il tempo, assorbendo gesti, memoria e bellezza, così come in Hebanon l’arredo si fa materia identitaria e testimonianza di vita. Mobili che diventano parte di te e che porti con te, di casa in casa. Ci siamo dette che ognuno, nella vita, può permettersi almeno un oggetto di Hebanon ed abbiamo lavorato su questo. I nostri mobili piacciono molto a chi non vuole omologarsi e a chi vuole distinguersi, a chi si riconosce nei nostri valori, di uno slow design che rispetti l’ambiente e che sia salubre.

Il tema dell’eticità e della sostenibilità torna spesso nel suo ragionamento. Come li inserisce nel lavoro quotidiano?

Per me la designer è l’ultima degli umanisti. In lei convivono un aspetto tecnico che deve sposarsi con una certa sensibilità: con le sue creazioni deve migliorare la qualità di vita delle persone. Noi abbiamo un reparto di ricerca e sviluppo dove cerchiamo soluzioni che siano funzionali, per esempio, alle persone con diverse abilità, per le quali abbiamo progettato dei sistemi con moduli basculanti che possono essere abbassati o alzati adattandosi alla fisicità delle persone. Un mobile inoltre, oltre che bello e funzionale, deve essere anche sano, per questo scegliamo materiali quasi completamente privi di formaldeide e certificati CITES anti bracconaggio, e FSC, derivanti cioè da fonti condotte responsabilmente, e cerchiamo di ridurre al minimo il nostro impatto ambientale.

interna1-basile

single wall Tavolo Torii

Quindi il design ha una responsabilità nella società, secondo lei?

Credo che noi designer abbiamo una grande responsabilità. Molti cercano la fama o inseguono il sogno di creare l’oggetto più bello. La bellezza è importante ma solo perché è la condizione per mostrare ciò che vale veramente: la gentilezza. Per questo la designer non deve anteporre sé stessa alla società ma deve invece mettersi a suo servizio. Sono un’imprenditrice, oltre che una designer, e il mio obiettivo è etico. Vogliamo diventare società benefit in quanto crediamo che oggi fare impresa significhi approcciare con responsabilità a quello che si fa.

Questo significa che devo agire per far stare bene i miei dipendenti in primis e migliorare la loro vita e poi diffondere questo benessere al resto della società, sia con gli oggetti e i mobili che disegniamo e/o produciamo sia con le scelte che influiscono sul nostro territorio o sulle persone che poi vivranno i nostri prodotti, in modo permanente se in una casa o in un ufficio di rappresentanza, in modo temporaneo se in un contesto alberghiero di lusso.

Diffondere la cultura del design e salvaguardare la tradizione ebanista e tutte le sue derivazioni per noi è altrettanto importante in quanto un luogo in cui il design diventa una strategia di sviluppo territoriale, significa creare un luogo in cui la qualità di vita percepita è più alta. Una strada tutt’altro che facile da perseguire ma io e le mie sorelle abbiamo dei valori che vogliamo siano rispettati nel nostro piccolo ecosistema. Da qualsiasi punto di vista si approcci una cosa è certa: per noi di Hebanon Basile 1830 il design non è un gesto estetico isolato ma è un atto di responsabilità civile a 360 gradi che compiamo ogni giorno attraverso le nostre scelte.

Come si coniuga la funzionalità con la bellezza degli arredi, specie quando si tratta di scegliere degli infissi?

Di solito la nostra azienda arriva dopo che un cliente ha scelto l’infisso esterno. È ovvio che quando c’è un professionista alle spalle il progetto è già pensato in maniera integrata a 360 gradi. Quando non c’è la possibilità di sviluppare un progetto integrato dal primo momento, dal mio punto di vista, l’infisso va scelto per le sue performance tecniche cercando di restare su un’estetica quanto più neutra e minimale possibile.

 Basjoo Cabinet

Basjoo Cabinet

Quando questo non è possibile, perché si interviene su una ristrutturazione che non prevede interventi radicali, forniamo molte soluzioni tecniche ed estetiche, rivestimenti verticali o tessili, che ci permettono un refitting degli spazi che armonizzano l’arredo interno ed esterno. Quindi come ogni cosa, anche gli infissi infatti devono essere in equilibrio con il resto della casa altrimenti le persone percepiscono questa disarmonia e ad essere penalizzato è tutto l’insieme. 

Ha un’icona urbana che l’ha ispirata particolarmente nel suo lavoro?

Mi ispiro alle architetture che ancora sono da realizzare. La fantasia è la mia icona urbana. Devo dire che c’è chi ha già costruito qualcosa di straordinario, nel passato e nel presente. Sono molto colpita dalle architetture classiche, per la monumentalità e raffinatezza costruttiva ma anche dall’ architettura minimale giapponese, in cui l’elemento della luce naturale diventa talvolta unica protagonista insieme alla materia. New York è sempre stata una città che culturalmente ha avuto una grande influenza su di me, con le sue architetture metropolitane e la sua influenza cosmopolita. I nostri arredi risentono molto di queste influenze multi-culturali ed internazionali, che cerchiamo di reinterpretare in una visione collettiva, proprio per poterci rivolgere a tutta la società. 

 

Valentina Tafuri

Nella Photo cover, Boiserie in legno

Articoli correlati

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo acconsenti all'archiviazione e alla gestione dei tuoi dati da parte di questo sito web.