Oggi lo stand continua a vivere anche dopo la chiusura della fiera. Se la precisione dei giunti e la qualità dei profili e delle superfici vetrate definiscono l’infisso contemporaneo, gli stessi principi stanno trasformando lo spazio espositivo in una risorsa durevole, progettata per essere smontata, ricomposta e rimessa in circolo.
Per anni lo stand fieristico è stato il regno dell’effimero: qualche ora di show, poi uno smontaggio rapido e spesso brutale con materiali avviati alla discarica. Oggi la logica dell’usa e getta non regge più sul piano ambientale né su quello della coerenza aziendale. Questa transizione è ormai supportata da specifiche direttive tecniche dei gestori dei padiglioni, che incentivano gli espositori a una maggiore responsabilità attraverso politiche zero waste (rifiuti zero) e restrizioni sull’uso di materiali non riciclabili. Un esempio significativo è il percorso intrapreso da Fiera Milano, che attraverso il proprio Piano di Sostenibilità e l’adozione dello standard ISO 20121, sta trasformando i criteri di accesso ai padiglioni in favore di allestimenti circolari.
Design for Disassembly: progettare oggi per riutilizzare domani
Qui entra in gioco il Design for Disassembly (DfD), la filosofia progettuale che considera ogni allestimento come un sistema di componenti separabili e riconfigurabili. Strutture portanti, profili e vetri non sono più parti di un monolite, ma elementi di un kit: ciascuno con una propria vita autonoma che va oltre l’evento.
In questo scenario, il mondo degli allestimenti e quello dei serramenti si sovrappongono: chi disegna facciate continue lavora già con estrusi, vetri performanti e sistemi di aggancio meccanico, ovvero gli stessi ingredienti necessari per costruire strutture modulari e smontabili. Da questa contaminazione nasce una generazione di espositori «ibridi». Questi moduli espositivi multifunzionali possono restare per mesi negli showroom aziendali come allestimenti permanenti o semi‑permanenti, oppure diventare corner temporanei in negozi ed eventi pop-up. Il loro trasferimento in fiera richiede solo pochi e mirati adattamenti, come l’aggiunta di elementi grafici specifici o l’integrazione di tecnologie interattive.
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Tale strategia di riutilizzo ha un impatto diretto e benefico su due fronti. In primo luogo, l’investimento economico iniziale si distribuisce nel tempo e nello spazio, ammortizzandosi attraverso l’uso continuativo in contesti diversi (showroom, rivenditori, fiere), rendendo l’allestimento non più un costo una tantum ma un asset aziendale. In secondo luogo, si riduce drasticamente l’impronta ambientale: il tutto si traduce in meno materiali di scarto, meno produzione di componenti nuovi per ogni evento e una logistica più snella.
Modularità e reversibilità: la nuova vita dello stand
Nell’ottica del Design for Disassembly, la combinazione strutturale alluminio-vetro emerge come la soluzione ideale: l’alluminio, un materiale intrinsecamente riciclabile all’infinito e con un ottimo rapporto resistenza/peso, consente di creare un’ossatura rigida e leggera. Questa leggerezza non solo facilita il trasporto e il montaggio, riducendo l’impatto logistico, ma soprattutto assicura che la struttura possa sostenere numerosi cicli di utilizzo e di riallestimento senza degrado. Il vetro offre estetica e funzionalità durature (resistenza a graffi/usura), ottimizzando luce e spazio, con pannelli di rivestimento intercambiabili.
L’approccio impone una riprogettazione degli assemblaggi, prediligendo incastri, clip e viti facilmente rimovibili al posto di colle e sigillanti. Di conseguenza, il disallestimento diventa un processo ordinato: i componenti vengono separati integri, pronti per essere stoccati, riutilizzati in altri allestimenti oppure avviati a filiere esterne dedicate al recupero dei materiali.
In Italia stanno emergendo piattaforme e servizi dedicati alla seconda vita degli allestimenti, in particolare nel mondo museale e degli eventi culturali. Alcune realtà raccolgono, selezionano e rimettono in circolo strutture espositive, scenografie e materiali tecnici, offrendo ad aziende e istituzioni un’alternativa strutturata alla dismissione in discarica. Un esempio è la startup NonSiButtaViaNiente, società benefit che gestisce una piattaforma di sharing e recycling di allestimenti e giacenze museali, rimettendo in circolo materiali provenienti da mostre e spazi espositivi.
In questo modo lo stand smette di essere un oggetto a perdere e diventa parte di un’infrastruttura flessibile, capace di generare valore a ogni nuovo montaggio, anche quando entra nei circuiti di riuso gestiti da soggetti terzi.
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