Nel 2026, secondo il Rapporto Nomisma, il mercato degli infissi italiani raggiunge un fatturato di circa 15 miliardi di euro, con un export in crescita del 28,8% tra il 2019 e il 2024, sostenuto dall’innovazione tecnologica e dalla domanda estera.
Il panorama dell’industria delle costruzioni in Italia sta attraversando una fase di metamorfosi profonda. Il primo Rapporto Nomisma sull’involucro edilizio, presentato in occasione di Caseitaly Expo 2026, traccia i contorni di un comparto che ha saputo trasformare le sfide della transizione ecologica in un motore di sviluppo. I numeri evidenziano un’eccellenza del Made in Italy: un fatturato complessivo di circa 15 miliardi di euro, un tessuto di 21 mila imprese e una forza lavoro che supera i 100 mila addetti. Il dato più rilevante riguarda l’export, che ha raggiunto i 3,5 miliardi di euro, registrando un’espansione del 28,8% nel quinquennio 2019-2024.
Questi risultati derivano da un cambio di paradigma: è finita l’epoca in cui l’infisso era considerato un semplice elemento “riempitivo”. Oggi la domanda si sposta verso soluzioni integrate, sistemi complessi in cui finestre, facciate continue e schermature solari dialogano per garantire prestazioni termiche, acustiche e di automazione.
Il settore residenziale registra una contrazione del -4,2% nel 2024 a seguito della rimodulazione dei bonus fiscali. Al contrario, le facciate continue trainano il comparto non residenziale, con un incremento del 5,1% (dati del Rapporto UNICMI sul mercato italiano dell’involucro edilizio, aggiornamento luglio 2025). Parallelamente, l’innovazione di prodotto punta a performance di alto profilo, come dimostrato dall’affermazione dei serramenti ibridi, capaci di coniugare design, resistenza e alto isolamento.
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Per le imprese italiane, l’export è ormai un asset strategico. I dati ufficiali confermano che l’Europa assorbe il 70% delle vendite, ma si aprono opportunità di espansione verso Medio Oriente, Nord Africa e Asia, mercati trainati dall’urbanizzazione e dalla richiesta di prodotti premium.
Normativa 2026 e sfide per le Pmi
Tuttavia, l’analisi Nomisma evidenzia un settore bipolare: se le prime 100 aziende generano metà del fatturato complessivo, le Pmi affrontano barriere organizzative. La mancanza di team dedicati, gli alti costi logistici e la complessità delle certificazioni estere frenano le realtà più piccole. In questo scenario, interviene un quadro normativo nazionale rinnovato.
Il 2026 segna un punto di svolta con l’entrata in vigore dei nuovi Criteri Ambientali Minimi (CAM) Edilizia, emanati con il Decreto del 24 novembre 2025. Come sottolineato da ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Italiani) le regole — vincolanti per gli appalti pubblici dal 2 febbraio 2026 — impongono l’uso di materiali con percentuali certificate di riciclato. Sul fronte dell’involucro edilizio, il decreto introduce un requisito fondamentale: nodi di posa dei serramenti conformi alla norma UNI 11673-1, prestando particolare attenzione alla formazione e qualificazione del personale di cantiere.
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Parallelamente, il nuovo Decreto Requisiti Minimi (in vigore da giugno 2026) introduce metodologie di calcolo rigorose per la trasmittanza e impone la valutazione dei ponti termici e della massa superficiale per contrastare il surriscaldamento estivo.
Oltre ai parametri di legge, l’involucro deve oggi rispondere alla crescente domanda di comfort interno e benessere abitativo. Il design del 2026 si fonde con la tecnica: superfici materiche e vernici fotocatalitiche aiutano a purificare l’aria indoor, mentre le schermature dinamiche diventano decisive per il controllo della luce.
A fronte di un mercato interno in rimodulazione, l’analisi del Rapporto Nomisma evidenzia che le direttrici per il quinquennio fino al 2030 impongono mutamenti strutturali: aggregazione tra imprese, digitalizzazione della progettazione (BIM) e tracciabilità ambientale documentata (EPD). Come avverte l’ufficio studi UNICMI (Unione Nazionale delle Industrie delle Costruzioni Metalliche dell’Involucro e dei serramenti), l’inevitabile calo dei volumi residenziali post-bonus impone di non cedere alla guerra dei prezzi, tutelando i margini attraverso prestazioni d’eccellenza e posa certificata.
Le imprese che punteranno su qualità e certificazioni potranno consolidare la leadership globale, rafforzando la competitività del Made in Italy.
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