Home » Biennale d’Arte 2026 a Venezia: il progetto di Kouoh

Biennale d’Arte 2026 a Venezia: il progetto di Kouoh

di Federica Biffi
Folla Biennale
La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte presenta “In Minor Keys”, il progetto curatoriale di Koyo Kouoh. Una mostra che trasforma Venezia in un laboratorio di relazioni e pratiche rigenerative.

Tra canali e cortili, tra memoria storica e vita quotidiana, la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, che si svolge dal 9 maggio al 22 novembre 2026, è intitolata “In Minor Keys”. Curata dalla direttrice Koyo Kouoh, la mostra assume un significato speciale dopo la scomparsa della curatrice nel maggio 2025. La Biennale ha deciso di portare avanti il progetto così come era stato pensato, trasformando il concetto di esposizione: l’arte non come oggetto, ma come processo sociale e pratica relazionale.

Il team curatoriale scelto da Kouoh — Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira, Rasha Salti, Siddhartha Mitter e Rory Tsapayi — lavora su temi di incantamento, fecondità e condivisione. Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, durante la conferenza stampa di presentazione, ha descritto l’idea di Kouoh come un percorso che recupera i rapporti umani nati nei cortili e nel vicinato, celebrando la dimensione umana e l’umiltà verso ciò che è più grande di noi.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da La Biennale di Venezia (@labiennale)

Biennale diffusa

Giardini e Arsenale restano i poli principali, ma l’edizione 2026 si estende oltre i luoghi tradizionali. Spazi meno centrali della laguna diventano luoghi di intervento e relazione.

Sono coinvolti 111 partecipanti tra artisti, artiste, duo, collettivi e organizzazioni, provenienti da 99 nazioni. La Biennale non è organizzata per sezioni rigide, ma come una rete che collega contesti diversi — da Dakar a Beirut, da Salvador a Nashville.
Tra questi, le “Oasi” offrono spazi di pausa, mentre le “Scuole” diventano laboratori di apprendimento e produzione culturale condivisa, seguendo l’esperienza di RAW Material Company a Dakar.

Arte e territorio

L’edizione 2026 supera il concetto tradizionale di esposizione: è un intervento concreto sulla città. I riferimenti letterari — da “Beloved” di Toni Morrison a “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez — aiutano a leggere la mostra come un luogo dove ciò che si vede e ciò che rappresenta si intrecciano. Realtà e simbolo si incontrano, azione e significato si fondono.

L’allestimento è curato da Wolff Architects (Città del Capo) il progetto di allestimento di In Minor Keys, invitando lo studio a lavorare sul potenziale trasformativo della soglia come apertura verso forme alternative di conoscenza ed esperienza. Ne è scaturita un’architettura generosa verso l’universo di ciascun artista, attenta alla dimensione sensoriale del passaggio tra costellazioni di pratiche: nel Padiglione Centrale ai Giardini e all’Arsenale, grandi banner color indaco sospesi dalle travi fino a sfiorare il pavimento segnano le soglie, preparando i sensi al disvelamento di un ambiente e al transito verso il successivo.

Il tema della riparazione attraversa l’intero progetto. Non riguarda solo gli spazi, ma il modo in cui l’arte interagisce con il territorio e le comunità. La Biennale invita a ripensare il legame tra persone, luoghi e arte, trasformando la città in protagonista della mostra, grazie anche ai 31 eventi collaterali.

Federica Biffi

Credits photos: Facebook 

Articoli correlati

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo acconsenti all'archiviazione e alla gestione dei tuoi dati da parte di questo sito web.