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Ecoarchitettura e bioedilizia: progettare con il clima

di Federica Biffi
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La bioedilizia e l’eco-architettura propongono un nuovo modo di costruire, in armonia con il clima e il paesaggio. Dalla scelta dei materiali naturali alla progettazione bioclimatica, un cambio di paradigma necessario per abitare il futuro.

 

In un’epoca segnata dall’emergenza climatica, bioedilizia ed eco-architettura non sono più scelte opzionali ma strumenti centrali per affrontare la crisi. Non si tratta più solo di ridurre consumi o installare pannelli fotovoltaici su edifici convenzionali: serve ripensare il modo in cui costruiamo e abitiamo, a partire dalla relazione tra l’edificio e il suo ambiente.

Materiali naturali per abitare meglio

La bioedilizia nasce dall’esigenza di creare edifici salubri, efficienti e sostenibili, attraverso l’impiego di materiali naturali, rinnovabili e non tossici, come legno, sughero, argilla, calce e fibre vegetali. In Italia, circa il 7 % dei nuovi permessi edilizi riguarda edifici in legno, materiale che garantisce eccellente isolamento termico, comfort abitativo e un ridotto impatto ambientale. A livello europeo, un report del Politecnico Aalto (Finlandia), citato da Time, evidenzia che costruire in legno l’80 % delle nuove abitazioni europee consentirebbe di sequestrare fino a 55 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno, pari a quasi la metà delle emissioni annue dell’intera industria del cemento del continente.

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Photo: Unsplash / Clay Banks

Il legno, in questo senso, non è solo una scelta estetica o tecnica, ma una soluzione concreta per affrontare la decarbonizzazione del settore costruzioni, responsabile di circa il 40 % del consumo energetico e del 36% delle emissioni di anidride carbonica nell’Unione Europea, secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA). Inoltre, la Direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive), approvata a marzo 2024, introduce misure vincolanti: edifici solari-ready entro il 2027, criteri minimi di efficienza energetica e obblighi di ristrutturazione per gli immobili più energivori.

Dalla bioedilizia all’eco-architettura: oltre la tecnica, un gesto culturale

Se la bioedilizia punta su materiali e sostenibilità ambientale, l’eco-architettura propone un cambio di sguardo più radicale: costruire non contro il paesaggio, ma insieme a esso. Significa concepire l’edificio come un elemento integrato nel contesto climatico, geografico e culturale.

La progettazione bioclimatica, in questo senso, riscopre antichi saperi (l’orientamento solare, la ventilazione naturale, l’inerzia termica) e li affianca a tecnologie avanzate, per creare ambienti abitativi confortevoli e a basso consumo.

Secondo il programma europeo “Renovation Wave”, una progettazione bioclimatica ben eseguita può ridurre il fabbisogno energetico. Anche elementi come tetti e facciate verdi contribuiscono: abbassano la temperatura interna, riducono i costi e mitigano l’isola di calore urbana. In Italia ci sono già progetti che dimostrano, con i fatti, come architettura e natura possano convivere in modo virtuoso.

A Torino, ad esempio, esiste un edificio particolare: si chiama “25 Verde” ed è stato progettato dall’architetto Luciano Pia. A vederlo da fuori sembra quasi un grande albero abitato. Sulle terrazze e tra i piani si trovano 150 alberi ad alto fusto, che non sono solo decorativi: assorbono anidride carbonica, filtrano le polveri sottili e contribuiscono a regolare la temperatura interna degli appartamenti. Il condominio è dotato anche di facciate ventilate, pannelli fotovoltaici, un sistema geotermico e un impianto per il recupero delle acque piovane. Il risultato è una piccola oasi urbana, un edificio che non si impone sul paesaggio, ma dialoga con esso.

L’eco-architettura, quindi, ci invita a rivedere il nostro modo di abitare, non più come atto invasivo, ma come forma di coabitazione con il paesaggio e con il clima. È una forma di progettazione che guarda alla lunga durata, capace di integrare creatività, funzionalità e responsabilità. Progettare “con il clima” significa riscoprire un’intelligenza ambientale, fatta di ascolto, misura e relazione. E, soprattutto, ci ricorda che costruire riguarda il futuro che vogliamo lasciare.

 

Federica Biffi

Photo cover: Unsplash / George Diama 

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