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Attraverso lo schermo: le città italiane su Google Street View

di Davide Sica
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Spesso Google Street View mostra con precisione solo alcune parti d’Italia: i centri storici, le città turistiche, le aree densamente urbanizzate. Ma restano invisibili i quartieri dormitorio, le zone industriali, le periferie. Ed è lì che si nasconde una nuova geografia urbana, fatta di assenze, dettagli minimi e paesaggi dimenticati.

C’è un’Italia che esiste ai bordi del nostro sguardo. Non è quella delle piazze sulle cartoline, dei borghi antichi o dei viali dello shopping. È l’Italia delle zone industriali, dei quartieri dormitorio, delle strade secondarie senza pedoni né insegne. Una geografia minuta, di stasi, transito e silenzio. Google Street View, una funzione di Google Maps e Google Earth che permette di esplorare luoghi del mondo attraverso immagini a livello stradale a 360 gradi, nelle sue “camminate digitali” permette di entrarci in punta di click. 

Le immagini, infatti, vengono raccolte principalmente attraverso automobili dotate di telecamere a 360 gradi, ma anche da zaini speciali (“Trekkers”), biciclette, motoslitte o droni per le aree pedonali o difficilmente accessibili. Le fotografie, una volta acquisite, vengono elaborate e cucite insieme grazie a software di visione computazionale per creare un’esperienza di navigazione immersiva. L’utente può muoversi virtualmente lungo le strade, zoomare, ruotare l’inquadratura e soffermarsi sui dettagli, come se stesse camminando digitalmente nello spazio reale.

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Photo: Freepik

Lo sguardo algoritmico e ciò che resta fuori campo

Ma si nascondono proprio qui gli interstizi del nostro paesaggio urbano. Sono i cosiddetti non-luoghi che diventano luoghi solo se qualcuno li guarda. È il nostro sguardo che si posa su di loro a farli improvvisamente diventare ciò che prima non erano: paesaggi. 

Negli ultimi anni, molte persone del settore urbanistico hanno iniziato a esplorare questa dimensione invisibile della città attraverso la lente algoritmica di Street View, allo scopo di orientarsi ma anche per fermarsi. Posare lo sguardo significa osservare i margini e costruire, anche da remoto, una mappa del territorio che possa essere quanto più possibile completa, capace di ridare centralità a ciò che solitamente resta fuori dal campo visivo dominante.

Un recente studio pubblicato su “Computers, Environment and Urban Systems” ha messo in evidenza un fatto: la copertura di Google Street View non è affatto uniforme. In Italia, come nel resto del mondo, le aree densamente urbanizzate, centrali o turistiche sono ampiamente mappate. Ma tutto il resto? Le periferie, i sobborghi, i comuni più marginali appaiono qua e là come punti intermittenti. Talvolta, scompaiono del tutto. 

Piccole epifanie digitali nei territori dimenticati

Questa discontinuità riflette e rafforza le disuguaglianze territoriali già esistenti. Dove manca l’immagine, dov’è assente lo sguardo si perde anche la narrazione. È questa la strada più veloce verso l’invisibilità, perché se un luogo è assente dal discorso pubblico, di fatto, non esiste.

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Photo: Freepik / pvproductions

Ecco perché il viaggio su Street View, si può considerare anche un esercizio critico: ci costringe a interrogarci non solo su ciò che vediamo, ma anche a resistere ai dettami dell’algoritmo, che sceglie cosa o meno mostrare all’utente. La differenza, ancora una volta, è insita nell’occhio umano. È grazie al nostro sguardo se anche un quartiere ai margini può diventare protagonista, se chi guarda decide di fermarsi, di zoomare, di esplorare.

Nel saggio “Through the Looking Screen”, pubblicato su “Postdigital Science and Education”, si parla di «esplorazione affettiva» dei luoghi attraverso Google Maps. Che cosa significa? È ciò che accade quando torniamo virtualmente nella via in cui siamo cresciuti, o vaghiamo senza meta in zone mai visitate. Soprattutto in quei casi scorgiamo dei dettagli minimi: una sedia fuori posto, un muro scrostato, un’auto parcheggiata male. In quei fotogrammi congelati si apre quella che, a tutti gli effetti, possiamo considerare una geografia emotiva, fragile e potente, in cui l’ordinario assume una connotazione narrativa. 

Grazie a Street View possiamo osservare spazi marginali allo sguardo. La città si mostra in maniera differente, esponendo lati di sé che forniscono una mappatura maggiormente completa della realtà urbana, fornendo il giusto peso, l’adeguato valore a ciò che è rimasto nell’ombra. Si può partire da qui, per pensare ai luoghi del futuro. Attraverso il nostro sguardo differente sui territori del presente. 

 

Davide Sica

Photo cover: creata con ChatGPT

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