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Nicoletta Viale: «Un’icona urbana può essere anche discreta»

di Sara Tamburini
Tra Biella, il recupero dell’esistente e il lavoro condiviso, la visione di un’architetta che parte dalle persone e lascia spazio alla luce.

Nicoletta Viale ha imparato a guardare gli edifici insieme a quello che hanno intorno, è un’abitudine che porta nei suoi progetti, anche quando lavora lontano dal territorio biellese. Come libera professionista segue una propria ricerca e nel collettivo LAB76 la mette alla prova confrontandosi con altre competenze. Le abbiamo chiesto come si interviene su un edificio senza cancellarne la storia, che cosa rende un luogo riconoscibile e quanto contino, nella vita di tutti i giorni, dettagli come la luce e gli infissi.

Lei lavora sia come professionista sia all’interno di un collettivo. In che modo cambia lo sguardo progettuale tra dimensione individuale e lavoro condiviso?

Per me non sono due modi di lavorare in contrapposizione, ma due prospettive che si completano. Come libera professionista porto avanti una ricerca personale molto precisa sul progetto, sull’identità degli spazi e sul rapporto tra architettura e persone. All’interno di LAB76, invece, questo sguardo si arricchisce grazie al confronto quotidiano con professionalità diverse. Avere competenze complementari nello stesso luogo permette di mettere continuamente in discussione le proprie idee e trovare soluzioni più complete. Credo che oggi l’architettura abbia bisogno di contaminazione: il progetto migliore raramente nasce da una sola voce.

Esterno Agrituismo MC a Pienza - © Nicoletta Viale

Esterno Agriturismo MC a Pienza – Photo: Nicoletta Viale

Quanto pesa il territorio, un contesto come Biella, nel definire approccio e sensibilità architettonica?

Molto. Biella è un territorio che insegna il valore della misura, una realtà in cui il paesaggio, la cultura manifatturiera e il patrimonio costruito convivono da sempre, e questo porta naturalmente a sviluppare un approccio rispettoso del contesto. Lavorare qui significa imparare che ogni intervento dialoga con qualcosa che esiste già: una storia, un paesaggio, una comunità. È una sensibilità che poi porto anche nei progetti fuori dal territorio biellese.

Quando pensa a un’icona urbana, immagina un segno forte o una presenza più discreta ma identitaria?

Personalmente credo di più nella seconda: un’icona non deve necessariamente essere un gesto spettacolare. Può essere anche un edificio capace di attraversare il tempo con naturalezza, diventando un punto di riferimento per chi lo vive.

L’architettura che mi interessa è quella che costruisce relazioni, non quella che cerca soltanto di farsi notare. Se un luogo riesce a essere riconoscibile senza urlare, probabilmente ha raggiunto il suo obiettivo.

Work In Progress riqualificazione del rifugio CR nel biellese - © Nicoletta Viale

Work In Progress riqualificazione del rifugio CR nel biellese – Photo: Nicoletta Viale

In un progetto di ristrutturazione, come si costruisce l’equilibrio tra memoria e contemporaneità?

Partendo dall’ascolto perché ogni edificio racconta qualcosa e il primo compito dell’architetto è capire cosa merita di essere conservato e cosa, invece, può evolvere.

La contemporaneità non dovrebbe cancellare la memoria, ma renderla leggibile con un linguaggio nuovo. Mi piace pensare alla ristrutturazione come a un dialogo tra epoche diverse: quando questo dialogo funziona, il risultato appare naturale e non forzato.

Gli infissi sono elementi tecnici ma anche percettivi. Cosa devono garantire oggi, secondo lei, oltre all’efficienza energetica?

Gli infissi definiscono il modo in cui viviamo il rapporto tra interno ed esterno. Oltre alle prestazioni tecniche, devono garantire comfort, qualità della luce, benessere acustico e continuità visiva con il paesaggio. Sono dettagli che spesso passano inosservati, ma influenzano profondamente la percezione dello spazio. Credo che oggi un buon infisso debba quasi scomparire, lasciando protagonisti la luce, i materiali e la vista.

Agriturismo MC a Pienza - © Nicoletta Viale

Agriturismo MC a Pienza – Photo: Nicoletta Viale

Quale tendenza abitativa osserva emergere con maggiore forza negli ultimi anni?

Vedo una crescente ricerca di autenticità: le persone chiedono case meno costruite sull’immagine e più pensate per essere vissute, c’è maggiore attenzione alla qualità degli spazi, ai materiali naturali, alla flessibilità degli ambienti e al benessere quotidiano.

Dopo anni in cui il progetto era spesso guidato dall’estetica, oggi percepisco il desiderio di abitazioni capaci di migliorare davvero la vita di chi le vive. È una direzione che condivido pienamente: un progetto ben riuscito non è quello che impressiona il primo giorno, ma quello che continua a funzionare anche dopo molti anni.

 

Sara Tamburini

Photo cover: Martina Viale

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