Progetti in scala 1:1, materiali sperimentali e intelligenza artificiale ridisegnano il rapporto tra architettura e paesaggio, proponendo nuovi modelli di accoglienza all’aperto.
Negli ultimi anni l’outdoor è diventato uno dei principali territori di sperimentazione per l’architettura dell’ospitalità. Spazi esterni, strutture temporanee e microarchitetture non sono più semplici estensioni dell’edificio, ma luoghi progettuali autonomi, chiamati a rispondere a nuove esigenze di sostenibilità, flessibilità e relazione con il contesto naturale.
In questa direzione si colloca Vision Lab, un laboratorio di ricerca che ha messo al centro il progetto come strumento per immaginare forme inedite dell’abitare contemporaneo all’aperto. L’abbiamo visitato all’interno di InOut | The Hospitality Community, manifestazione di riferimento per il settore in occasione della fiera TTG di Rimini, dove le installazioni sono state riunite in un unico spazio espositivo.
Quattro paesaggi, quattro modi di abitare
Il concept si è sviluppato attorno a quattro scenari archetipici — città, mare, montagna e campagna — intesi non come ambientazioni decorative, ma come sistemi complessi da interpretare attraverso architetture leggere e reversibili. Le microstrutture presentate traducono questi paesaggi in spazi fruibili, capaci di adattarsi a contesti diversi e a modelli di ospitalità in continua evoluzione.
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Nel contesto urbano, M.I.R.A. (Modular Intelligent Responsive Architecture), sviluppata da ATI Project, affronta il tema dell’ospitalità temporanea attraverso capsule modulari in alluminio, progettate con il supporto dell’intelligenza artificiale generativa. La struttura si distingue per superfici sinuose e traforate che filtrano la luce e instaurano un dialogo continuo con l’ambiente costruito, suggerendo nuove soluzioni per l’accoglienza in città ad alta densità.
Natura, tecnologia e forme organiche
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Il rapporto con il mare è stato invece esplorato da CORAL DOME, progetto di Lombardini22 che si ispira alle geometrie naturali di coralli e grotte. L’uso dell’intelligenza artificiale (AI) e del design computazionale consente di sviluppare un’architettura modulare e replicabile, capace di fondere suggestione organica e controllo tecnologico, aprendo a nuovi scenari per un’ospitalità integrata nel paesaggio costiero.
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Per il paesaggio montano, Progetto CMR ha proposto CAMERA, una microarchitettura interamente in legno che si configura come rifugio essenziale. La forma, che richiama un obiettivo fotografico, incornicia il paesaggio e trasforma la natura in protagonista dell’esperienza abitativa, favorendo contemplazione e connessione profonda con l’ambiente.
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Il tema della campagna è stato infine interpretato da H-ILL, progetto di Studio Marco Piva, che utilizza la ceramica come materiale narrativo, trattato come pietra naturale. La struttura, pensata come seduta per giardini e spazi esterni di hotel, riflette sulla fragilità del paesaggio collinare e sul valore della sosta come momento di relazione.
Photo cover: Freepik