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All Arch: «Lavorando insieme, riusciamo a dare più valore ai progetti»

di Sara Tamburini
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Dall’affinità sui banchi di scuola alla nascita di uno studio condiviso, l’intesa tra Sara Candido e Luca Cassina si è trasformata in un confronto costante tra i due architetti, per dare vita a case pensate per essere vissute, iconiche e su misura.

Si sono conosciuti all’università e, da allora, non si sono più separati, né nel lavoro, né nel modo di stare dentro ai progetti. Gli architetti Sara Candido e Luca Cassina portano avanti uno studio insieme, “All Arch”, basato su un aspetto semplice ma non scontato: confrontarsi davvero, anche quando significa rimettere in discussione le proprie idee. Hanno sensibilità diverse, ma non cercano di uniformarle, le tengono entrambe dentro al progetto, ed è lì che le cose iniziano a funzionare. Il progetto prende forma, si aggiusta, migliora. Ogni volta da capo, senza schemi preconfezionati. Nei loro lavori non cercano l’effetto, ma soluzioni che funzionino e spazi pensati per essere vissuti, non per essere fotografati.

Vi siete formati insieme e oggi lavorate fianco a fianco. Cosa vi ha fatto capire che aveva senso trasformare una collaborazione in uno studio condiviso, e non restare su percorsi separati?

Ci siamo conosciuti all’università di Architettura a Torino e fin da subito abbiamo capito ragionavamo nello stesso modo sui progetti. Quella che inizialmente era una collaborazione accademica è diventata poi anche una relazione personale, e questo ha rafforzato ulteriormente il nostro modo di lavorare. Abbiamo scelto di non intraprendere strade separate proprio perché ci siamo resi conto che, lavorando insieme, riusciamo a dare più valore ai progetti: il confronto continuo ci permette di mettere in discussione le idee, migliorarle e arrivare a soluzioni più consapevoli. In due riusciamo a compensarci, a unire sensibilità diverse e a trasformarle in una visione comune. Non è stata una decisione ragionata a tavolino: a un certo punto lavorare separati non aveva più senso, e nel tempo questo si è dimostrato la nostra forza.

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Nel vostro lavoro emerge molto il tema della personalizzazione e dell’accompagnamento del cliente nelle scelte. Quanto è cambiato oggi il vostro ruolo, da progettista a guida nel processo decisionale?

Negli anni il ruolo dell’architetto è cambiato molto. Oggi all’architetto non è richiesto solo di progettare, ma di accompagnare il cliente lungo un percorso spesso complesso e gran parte del lavoro oggi non è progettare, ma districarsi tra norme, pratiche e vincoli in continuo aggiornamento e una grande quantità di aspetti tecnici che richiedono studio costante e attenzione ai dettagli. La parte difficile è far capire tutto questo al cliente senza complicargli la vita. Chi si rivolge a noi, infatti, spesso non ha familiarità con questi processi e può sentirsi disorientato o persino spaventato, soprattutto quando deve affrontare scelte importanti come acquistare, ristrutturare o trasformare la propria casa in base a nuove esigenze. Per questo oggi il nostro ruolo va oltre quello di progettisti: siamo anche guide nel processo decisionale. Accompagniamo il cliente passo dopo passo, spiegando cosa succede, quali sono le opzioni e come affrontare eventuali criticità. Se il cliente non si fida, il progetto non funziona.

Nei progetti residenziali vi muovete tra estetica, funzionalità e sostenibilità. C’è un equilibrio che cercate sempre, o ogni progetto vi costringe a ridefinirlo da zero?

È un po’ entrambe le cose. Crediamo che l’equilibrio tra estetica, funzionalità e sostenibilità ambientale debba esserci sempre: è la base di ogni progetto. Tuttavia, questo equilibrio non è mai fisso, cambia ogni volta. Ogni progetto ha presupposti diversi: il cliente, le sue esigenze, il budget, ma anche le caratteristiche specifiche dell’immobile su cui interveniamo. Ogni spazio ha potenzialità e limiti che vanno letti con attenzione fin dall’inizio, per riuscire a valorizzarli al meglio.

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Ristrutturazione appartamento santa Rita a Torino

Partiamo sempre da quell’equilibrio, ma ogni volta cambia completamente, cerchiamo il giusto bilanciamento tra questi elementi. Il risultato è sempre diverso, perché nasce da condizioni diverse, ma il nostro obiettivo resta lo stesso: trovare la soluzione più coerente ed efficace per quel preciso contesto e per chi lo vivrà.

Il concetto di “icona urbana” spesso richiama edifici spettacolari. Secondo voi, anche una casa può diventare iconica per chi la vive? E attraverso cosa?

Assolutamente sì. Un’icona non deve per forza essere un edificio spettacolare o riconoscibile da tutti: anche una casa semplice può diventarlo, soprattutto per chi la vive ogni giorno. Quando un progetto è pensato in modo consapevole e coerente, quella casa smette di essere “banale” e diventa unica. Questo avviene attraverso i dettagli, le scelte cromatiche, la cura degli ambienti e, soprattutto, attraverso un processo di forte personalizzazione.

Per noi è fondamentale che la casa rappresenti non solo chi la progetta, ma soprattutto chi la abiterà. È il cliente che costruisce un legame quotidiano con quello spazio, ed è per questo che il progetto nasce sempre da un dialogo e da una collaborazione stretta tra architetto e committente.

In questo senso, anche un immobile semplice, senza caratteristiche di particolare pregio, può diventare “iconico” per chi lo vive. Non tutte le case devono finire sulle riviste: spesso le più riuscite sono proprio quelle che non si vedono, ma che funzionano perfettamente per chi le abita, ogni giorno.

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Ristrutturazione appartamento Terracotta Collegno (Torino)

Nel vostro approccio molto concreto alla progettazione, elementi come gli infissi diventano parte della qualità complessiva dello spazio. Su cosa non siete disposti a scendere a compromessi quando li scegliete?

Quando affrontiamo il tema degli infissi, il nostro approccio è molto concreto perché incidono direttamente sulla qualità dello spazio abitato. Riteniamo sicuramente imprescindibili le prestazioni: isolamento termico e acustico devono essere elevati, soprattutto in un contesto urbano come quello della città, dove è fondamentale riuscire a creare un vero e proprio “rifugio” domestico rispetto all’esterno.

Ma l’aspetto per noi più essenziale probabilmente riguarda lo spessore dei telai: più sottili sono i profili, più è possibile massimizzare l’ingresso della luce naturale, che è un elemento fondamentale per la qualità della vita all’interno degli spazi domestici. Gli infissi non sono un elemento secondario, ma una componente fondamentale del progetto architettonico, che contribuisce in modo decisivo al comfort quotidiano e alla qualità complessiva dell’abitare.

 

Sara Tamburini

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