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Progettare lo spazio contemporaneo con il design acustico

di Annarita Cacciamani
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Il suono entra nel progetto architettonico: dal comfort acustico degli interni alla pianificazione del paesaggio sonoro urbano, l’acustica diventa una componente strutturale dell’esperienza contemporanea dello spazio.

L’architettura contemporanea, spesso, ha privilegiato la dimensione visiva: edifici-icone, superfici performative, interni progettati per la rappresentazione. Nel frattempo, la componente sonora è rimasta ai margini, trattata come effetto collaterale più che come materia progettuale. Oggi questo equilibrio si sposta. Il design acustico si inserisce in una più ampia ridefinizione dello spazio come ambiente multisensoriale. Studi recenti mostrano come molti ambienti contemporanei siano ancora progettati secondo una gerarchia visiva, con impatti diretti su comfort, attenzione e benessere. Il suono non è più un problema da correggere, ma un parametro di progetto. Controllo del rumore, gestione del riverbero, intelligibilità della voce: il lavoro acustico costruisce condizioni spaziali tanto quanto la luce o la materia. La norma ISO 22955:2021 sugli open office formalizza questa transizione, riconoscendo il comfort acustico come fattore determinante per le prestazioni cognitive negli ambienti di lavoro.

Dall’isolamento al paesaggio sonoro

La cultura progettuale si sposta dal controllo del rumore alla costruzione di ambienti sonori coerenti. L’idea di silenzio assoluto perde centralità: ciò che conta è la qualità del campo acustico. Nel quadro degli studi sullo soundscape, il suono viene definito come ambiente percepito e interpretato, non come semplice dato fisico. In questa prospettiva, acqua, voce, vegetazione e rumori controllati non sono elementi accessori, ma componenti di una grammatica spaziale. Il riferimento teorico resta la ricerca di R. Murray Schafer e dell’acoustic ecology, che ha spostato l’attenzione dal suono come interferenza al suono come forma di relazione con lo spazio. 

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Photo: Unsplash / Austin Distel

Gli uffici come sistemi acustici

La diffusione degli open space ha reso evidente la fragilità acustica degli ambienti di lavoro contemporanei. Il rumore di fondo, in particolare la conversazione intelligibile non rilevante, incide su memoria, attenzione e carico cognitivo. Il cosiddetto “irrelevant sound effect” è oggi uno dei principali fattori di degrado delle performance in ambienti condivisi. La risposta progettuale si struttura su più livelli: assorbimento, schermatura, zonizzazione. Non si tratta più di ridurre il rumore, ma di organizzare il comportamento acustico dello spazio.

Caso studio: Ca’ Pelletti, Milano

Nel progetto della Locanda Ca’ Pelletti a Milano, inserita nel complesso San Vigilio Uno di Gio Ponti, il trattamento acustico diventa parte dell’identità spaziale. Le soluzioni fonoassorbenti non operano come dispositivi tecnici aggiunti, ma come elementi integrati nella composizione degli interni. Il risultato non è la neutralizzazione del suono, ma il suo controllo: una densità acustica più stabile, coerente con l’uso e con la permanenza.

L’acustica come infrastruttura domestica

Nel residenziale, il comfort acustico assume una nuova centralità. La casa contemporanea è  un ambiente esposto a continuità sonore esterne e interne. Il rumore perde la sua natura episodica e diventa condizione costante. In questo contesto, il silenzio non è assenza, ma stabilità acustica: un equilibrio ottenuto attraverso stratigrafie, materiali e soluzioni integrate nell’involucro edilizio. Le ricerche recenti in building acoustics evidenziano come la qualità percepita dell’abitare sia sempre più legata alla gestione del campo sonoro interno, con effetti diretti su comfort e concentrazione.

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Photo: Unsplash / Clay Banks

La città come campo sonoro

La pianificazione urbana integra progressivamente la dimensione acustica come parametro strutturale. Il paesaggio sonoro non è più un sottoprodotto della città, ma una sua componente progettuale. Il suono urbano viene interpretato come sistema complesso: interazione tra infrastrutture, materiali, verde e flussi. La ricerca contemporanea sullo urban soundscape supera l’approccio basato esclusivamente sulla riduzione del rumore e introduce modelli di gestione qualitativa dell’esperienza sonora.

 

Annarita Cacciamani

Photo cover: Magnific /Freepik

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