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Meno asfalto, più verde: così cinque progetti europei cambiano lo spazio urbano

di Federica Biffi
24_Zuidpark_©Isabelle Pateer
I progetti finalisti dell’European Prize for Urban Public Space 2026 – Anversa, Barcellona, Logroño, Matosinhos e Vicenza – mostrano come la riconversione di svincoli, rotonde e parcheggi in oasi pedonali e rifugi climatici stia ridefinendo l’urbanistica europea.

 

Le città europee stanno guidando un’inversione di rotta nella progettazione urbana, ridefinendo lo spazio pubblico per restituirlo alla vita collettiva, alla vegetazione e ai pedoni. A tracciare i contorni di questo cambio di paradigma sono i cinque progetti finalisti dell’European Prize for Urban Public Space 2026, il riconoscimento biennale promosso dal “Centre de Cultura Contemporània de Barcelona” insieme a sei istituzioni europee di architettura, che vedrà premiato il vincitore il 15 ottobre a Barcellona.

L’edizione di quest’anno consolida la traiettoria del premio registrando una partecipazione record, con 381 proposte candidate da 38 Paesi europei. Come evidenziato dalla giuria internazionale, la selezione dei cinque finalisti mette in risalto opere accomunate da rigore formale, sensibilità ambientale e integrazione urbana: interventi che offrono un contributo diretto al miglioramento della qualità della vita, rispondendo alla crisi climatica attraverso il ripristino ecologico e la coesione sociale. Queste opere mostrano come rotonde inutilizzate, svincoli stradali e distese di asfalto possano trasformarsi in giardini della pioggia, rifugi climatici e vivaci luoghi di aggregazione per le comunità.

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Glòries Catalanes Square a Barcellona (Spagna)

Barcellona e Logroño: da snodi automobilistici a oasi urbane

A Barcellona, la Plaça de les Glòries Catalanes (2025) testimonia come un nodo stradale ad alta intensità possa essere convertito in uno spazio pubblico fruibile. Promosso da BIMSA e progettato da AgenceTER, Ana Coello Paisatge i Arquitectura e Meta Engineering – Quadrante, l’intervento ha sostituito uno svincolo a quadrifoglio interrando parzialmente il traffico veicolare di tre grandi arterie. Sulla superficie liberata si sviluppa ora un parco-piazza concepito come rifugio climatico ed ecosistema urbano accessibile per il quartiere, integrando aree verdi e spazi ricreativi all’aperto con tavoli da ping-pong.

Un esperimento di rottura è quello firmato dall’architetto Leopold Banchini a Logroño (Spagna) con il progetto Round About Baths (2025), realizzato nell’ambito del festival d’architettura Concéntrico. L’intervento ha trasformato temporaneamente una rotonda obsoleta – un’isola di cemento con una fontana in disuso lungo un’arteria di grande scorrimento – in uno stabilimento balneare pubblico e rifugio climatico ispirato ai bagni del XIX secolo.

Installando pannelli in legno grezzo direttamente sulla vasca (trasformata in piscina poco profonda) e riutilizzando fioriere in ghisa come bracieri per alimentare un bagno a vapore, il progetto ha offerto un punto di refrigerio dal caldo estremo. L’opera è rimasta installata per una sola settimana nel giugno 2025; per questo, l’architetto ha evidenziato come la trasformazione permanente delle infrastrutture per auto trovi ostacoli complessi nelle normative di sicurezza stradale e nella ritrosia della politica ad assumere decisioni che limitino la circolazione veicolare per timore di perdere consenso elettorale.

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Green Corridor a Leça (Portogallo)

Zuidpark ad Anversa: giardini della pioggia e rigenerazione del suolo

Nel quartiere Zuid ad Anversa (Belgio), il Zuidpark (completato nel 2024) rappresenta un caso emblematico di rigenerazione. Realizzato per AG Vespa e Water-Link dallo studio Tractebel (con il contributo dell’architetto Bart Van Gassen) insieme a Georges Descombes e Atelier adr, il progetto ha trasformato un ampio parcheggio gratuito situato nei vecchi dock in un polmone verde metropolitano lungo 800 metri.

Nato da un concorso indetto nel 2015, il parco è stato concepito mettendo la risposta alla crisi climatica al centro del disegno urbano. Per permettere la rapida crescita della vegetazione, è stato scavato il 70% dell’area ed è stato posato uno strato di terreno di 1,5 metri, integrando 500 nuovi alberi disposti su doppi filari per garantire zone d’ombra durante le ondate di calore.

Per gestire le precipitazioni estreme, il progetto include dei rain gardens (giardini della pioggia): aree ribassate destinate a raccogliere l’acqua piovana, allestite con vecchi blocchi di pietra blu riemersi durante i lavori e piantumate con specie igrofile, diventate anche spazi di gioco per bambini. L’infrastruttura per le auto non è stata eliminata del tutto, ma trasferita nel sottosuolo: un parcheggio a pagamento da 2mila posti si sviluppa ora su quattro livelli interrati sotto le ali nord e sud del parco, accessibile dall’esterno del perimetro verde.

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Peace Park a Vicenza (Italia)

Infrastrutture di paesaggio

La rigenerazione dello spazio pubblico supera anche i confini della singola piazza per spingersi alla scala paesaggistica e territoriale. In Portogallo, il Corridoio Verde del Leça, progettato da Laura Roldão LR per i comuni di Matosinhos e Maia, si sviluppa per 48 chilometri connettendo quattro municipalità. L’opera crea 22 ettari di spazio pubblico lineare concepiti come infrastruttura fondamentale per la resilienza idrica, la mobilità sostenibile e la rigenerazione ambientale. In Italia, il Parco della Pace di Vicenza trasforma l’area dell’ex aeroporto in un paesaggio verde di 65 ettari. Sviluppato per il Comune di Vicenza dagli studi EMF – Estudi Martí Franch, PAN Associati, ITS Engineering Company e Studio Franco Zagari, il parco ricorre a soluzioni basate sulla natura per organizzare la gestione delle acque, ripristinare la biodiversità e offrire nuovi luoghi di ritrovo per la collettività.

I cinque interventi finalisti dimostrano che la restituzione del suolo urbano alle persone non è un mero esercizio estetico, ma una risposta urgente e strutturale alle sfide climatiche e sociali del nostro tempo. Che si tratti di grandi parchi metropolitani interrati, infrastrutture idriche territoriali o provocazioni temporanee, queste opere tracciano una strada chiara per il futuro dell’urbanistica europea: superare la rigidità della città “car-centrica” per costruire spazi idrologicamente resilienti, ombrosi e capaci di riattivare la vita comunitaria. In attesa del verdetto del 15 ottobre, la selezione del premio conferma che la qualità di una città contemporanea si misura sulla capacità del suo spazio pubblico di proteggere e accogliere chi la vive.

 

Federica Biffi

Nella cover, Zuidpark ad Anversa (Belgio) – Photo: Isabelle Pateer

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