Pendenze, materiali, quote, vegetazione e sistemi di drenaggio stanno modificando il modo in cui vengono disegnati strade, piazze e spazi pubblici.
Una strada si progetta anche decidendo dove può andare l’acqua. Basta osservare una sezione: la pendenza della carreggiata, la quota del marciapiede, il tipo di pavimentazione e la posizione di un’aiuola possono determinare il percorso di una precipitazione prima che raggiunga una caditoia. Il drenaggio, quindi, entra nel disegno dello spazio. La questione parte dal suolo. Nel 2024 in Italia il consumo netto di suolo ha raggiunto 7 mila 850 ettari, secondo ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), con una perdita media di circa 21,5 ettari al giorno. L’impermeabilizzazione modifica le funzioni del terreno e riduce la sua capacità di contribuire alla regolazione del ciclo idrologico. Il suolo deve essere perciò analizzato anche per il modo in cui riceve, rallenta, convoglia o lascia filtrare l’acqua.
Modellare lo spazio per guidare l’acqua
Pendenze, materiali e quote possono essere utilizzati per accompagnare l’acqua verso aree in cui viene temporaneamente raccolta o trattata. Le pavimentazioni permeabili sono una delle possibilità. La loro struttura consente all’acqua di attraversare la superficie e raggiungere gli strati sottostanti, oppure di essere indirizzata verso un sistema di drenaggio. La loro efficacia dipende però dalle caratteristiche del terreno, dalla stratigrafia, dal dimensionamento e dalle condizioni di esercizio.
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Lo stesso vale per le aree verdi. Una fascia vegetata può ricevere l’acqua proveniente dalla strada: una depressione può rallentarne il percorso, mentre un’area appositamente modellata può trattenerla per un periodo limitato. A Ober-Grafendorf, in Austria, un tratto stradale è stato progettato proprio secondo questa logica. L’acqua proveniente dalle superfici impermeabili viene indirizzata verso fasce verdi laterali, realizzate con substrati capaci di trattenerla, filtrarla e favorirne il successivo rilascio. Il sistema è stato sviluppato come alternativa decentralizzata alla gestione affidata interamente alla rete fognaria. Qui il verde non è un’aggiunta successiva. La sua posizione, insieme alla forma del terreno e alla composizione degli strati, diventa parte del funzionamento della strada.
Le soluzioni per il drenaggio urbano
La scelta della pavimentazione incide quindi anche sul comportamento idraulico dello spazio. Una superficie completamente impermeabile concentra il deflusso; una superficie permeabile può invece consentire l’infiltrazione o il passaggio verso un sistema di drenaggio.
Climate-ADAPT, la piattaforma europea sull’adattamento climatico, comprende tra i sistemi di progettazione urbana sensibili all’acqua pavimentazioni permeabili, aree e trincee di infiltrazione, canali vegetati, rain garden e bacini di ritenzione. Il principio è intervenire sul percorso dell’acqua prima che tutto il volume venga trasferito alla rete di drenaggio. Una pavimentazione permeabile richiede un sistema sottostante adeguato; un’area verde deve essere collocata in relazione alle quote e ai punti di raccolta; una superficie destinata alla ritenzione deve poter essere svuotata e mantenuta.
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Geologia e manutenzione nel tempo
Prima di scegliere dove far infiltrare l’acqua bisogna conoscere il terreno. Permeabilità, presenza della falda, condizioni geologiche, qualità del suolo e caratteristiche dell’acqua raccolta possono modificare la soluzione. Il deflusso proveniente da strade e superfici di sosta può trasportare sostanze inquinanti e richiedere sistemi di trattamento prima dell’immissione nel terreno o nei corpi idrici. La progettazione deve tenere conto della relazione tra acqua superficiale, suolo e sottosuolo.
C’è poi una seconda questione: il funzionamento nel tempo. Una superficie permeabile può perdere efficienza, un sistema vegetato può richiedere interventi specifici, un dispositivo di raccolta può accumulare sedimenti. La manutenzione diventa quindi parte del progetto, non una fase separata che arriva dopo la realizzazione. È un aspetto particolarmente importante quando si interviene su spazi pubblici già utilizzati. La soluzione deve funzionare durante un temporale, ma anche restare accessibile, sicura e gestibile per gli anni successivi.
La multifunzionalità degli spazi pubblici
La stessa logica può essere applicata agli spazi pubblici. Una piazza può indirizzare l’acqua verso aree verdi. Un parcheggio può ridurre la quota di superficie impermeabile. Un parco può avere zone che, durante una precipitazione intensa, accolgono temporaneamente l’acqua. La funzione idraulica può essere incorporata nella forma dell’area e convivere con gli usi quotidiani. È una questione particolarmente rilevante quando si interviene su spazi esistenti, dove ogni scelta deve tenere insieme condizioni molto diverse: pavimentazioni già presenti, accessibilità, percorsi, alberature, attività commerciali e manutenzione. Il progetto dell’acqua diventa allora anche un progetto di trasformazione dello spazio.
Il caso di Setúbal: il parco come bacino di ritenzione
Il Várzea Urban Park di Setúbal, in Portogallo, mostra questa relazione su una scala più ampia. Il parco comprende bacini di ritenzione destinati a controllare il volume delle acque piovane durante le precipitazioni intense e ampie aree verdi. Secondo Climate-ADAPT, i bacini hanno contribuito a evitare allagamenti nel centro della città durante forti eventi di pioggia. Il progetto nasce in una zona che aveva subito inondazioni ricorrenti. La soluzione non consiste quindi soltanto nella realizzazione di un’opera idraulica: il parco stesso entra nel sistema, attraverso la sua forma, le aree verdi e gli spazi destinati alla ritenzione. È un passaggio utile anche per la progettazione di altri spazi urbani: la gestione dell’acqua può essere incorporata nella forma di un luogo senza cancellarne le altre funzioni.
L’esperienza di Torino: riqualificazione e drenaggio
Un esempio italiano arriva da Torino, nel quartiere Borgo Dora. Nel giugno 2025 è stato inaugurato un nuovo sistema di drenaggio sviluppato da SMAT (Società Metropolitana Acque Torino) insieme al Politecnico di Torino. L’intervento nasce da uno studio che aveva individuato criticità nella gestione delle acque durante precipitazioni superiori a 100 millimetri l’ora.
La parte interessante, per il progetto urbano, è che il sistema di drenaggio non è stato concepito separatamente dalla riqualificazione del quartiere. L’intervento comprende manutenzione della pavimentazione lapidea storica, ripristino delle lastre mancanti, nuove isole permeabili e verde urbano attrezzato per la sosta e la mobilità pedonale. Sono previsti anche interventi sull’accessibilità e sulla sicurezza degli accessi alle scuole.
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