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Il bilancio di Marmomac 2026: come la pietra naturale “guida” l’architettura

di Federica Biffi
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Si chiude a Verona la 60a edizione di Marmomac: un bilancio positivo che pone la pietra naturale al centro dell’architettura contemporanea, tra grandi esponenti del settore, innovazione digitale e il debutto del premio “Eccellenze Sostenibili”.

 

Conclusasi la sessantesima edizione di Marmomac – la fiera internazionale di riferimento per l’intera filiera della pietra naturale, dai materiali grezzi e semilavorati alle tecnologie di lavorazione, fino al design e all’architettura – svoltasi a Verona dal 22 al 25 settembre 2026, il bilancio per il mondo della progettazione si rivela di particolare interesse. La storica rassegna si è confermata non solo come l’hub industriale e commerciale di riferimento per l’intera filiera tecno-lapidea globale, ma si è distinta per l’impronta culturale e il taglio architettonico, connettendo la tradizione manifatturiera con le grandi transizioni dell’architettura e della pianificazione urbana contemporanea.

L’elemento di maggiore interesse di questa edizione risiede nella profonda integrazione tra cultura del progetto e filiera produttiva. I dibattiti e le installazioni hanno visto il contributo attivo di figure chiave del panorama internazionale: a dare il via ai lavori è stata la lectio di Carlo Ratti, tra le figure più autorevoli del dibattito sul rapporto tra tecnologia, città e architettura, a cui si sono affiancati gli interventi di progettisti come Benedetta Tagliabue, Cino Zucchi e Michele Rossi. Attraverso le loro visioni, la pietra naturale è stata sottratta a una lettura puramente decorativa o tradizionale per essere riproposta come materiale vivo, reattivo e altamente performante.

Infatti, il nucleo teorico e pratico emerso dai quattro giorni veronesi ha ruotato attorno alla reinterpretazione della materia attraverso le tecnologie di nuova generazione, la digitalizzazione dei processi e la sostenibilità ambientale. Dalle tecniche di lavorazione ad alta precisione fino al design computazionale, l’evento ha mostrato come l’innovazione digitale consenta oggi di ridurre gli sprechi, ottimizzare l’impiego delle risorse estrattive e aprire strade formali inedite per l’architettura civile e lo spazio pubblico.

I numeri di un hub globale e la forza dell’export italiano

I consuntivi confermano la portata internazionale dell’evento: nei suoi circa 81 mila metri quadrati netti articolati su 12 padiglioni e 8 aree scoperte, la fiera ha accolto oltre 1.300 aziende espositrici da 54 Paesi e una media di circa 50 mila operatori attesi da 140 nazioni, con una quota dell’82% rappresentata da decisori d’acquisto. Un ruolo centrale nell’internazionalizzazione è stato svolto dal programma di incoming che ha portato a Verona delegazioni commerciali selezionate da 58 Paesi, grazie alla collaborazione strategica tra Veronafiere, ICE-Agenzia e Confindustria Marmomacchine.

Questa centralità rispecchia la solidità della filiera lapidea italiana, forte di circa 300 varietà di pietre naturali che testimoniano la ricchezza geologica del Paese. In Italia il comparto conta 3.200 aziende e 34 mila addetti; nel 2025 la produzione ha raggiunto un valore di 5 miliardi di dollari, guidata da un export di 3,5 miliardi di dollari che rappresenta il 70% del totale prodotto e che genera un saldo commerciale attivo di 2,9 miliardi. La dinamicità del settore trova ulteriore riscontro nei dati del primo semestre 2026, che indicano una crescita delle esportazioni aggregate di materiali e tecnologie del 5,5%, attestandosi a 1,69 miliardi di dollari.

Hannes Peer e Paolo Stella in visita alla fiera

Hannes Peer e Paolo Stella in visita alla fiera

La materia tra padiglioni e spazio urbano

Il cuore culturale dell’edizione ha trovato la sua massima espressione nel padiglione 10 con la nuova identità “THE BEDROCK – Leading the Future of Natural Stone”, spazio espositivo curato da un team d’eccezione. Accanto ai volti storici della manifestazione come Raffaello Galiotto e Giuseppe Fallacara, i nuovi inserimenti curatoriali di Davide Fabio Colaci e Joseph Grima hanno offerto una prospettiva d’avanguardia nell’esplorazione del linguaggio litico. Il dialogo tra materia e contesto urbano ha superato i confini della fiera grazie all’iniziativa diffusa “Marmomac & The City”, realizzata nel centro storico di Verona in collaborazione con White Carrara. Attraverso le installazioni firmate da designer di fama internazionale quali Ross Lovegrove e Antonio Aricò, la pietra ha riaffermato la sua naturale vocazione a integrarsi nello spazio pubblico e nella città.

 A completare la portata formativa dell’evento si conferma la Marmomac Academy, attiva dal 1998 come piattaforma di aggiornamento continuo su design, tecnologia e sostenibilità. Il valore dei suoi percorsi è riconosciuto da prestigiose istituzioni estere come l’AIA (American Institute of Architects) e il RIBA (Royal Institute of British Architects), consentendo all’Academy di esportare la cultura della pietra con lezioni a Poznań, San Paolo e, nel 2027, in Ungheria.

Infine, la rassegna ha celebrato l’innovazione del settore sia con la diciottesima edizione del Best Communicator Award, sia con il debutto del Premio Internazionale Eccellenze Sostenibili, promosso con il patrocinio e la collaborazione dell’Università di Verona per valorizzare macchinari, impianti, materiali e progetti capaci di ridurre i consumi e ottimizzare l’uso delle risorse. L’eredità della fiera continua ad accompagnare i professionisti durante tutto l’anno sulla piattaforma digitale Marmomac Plus, confermando la manifestazione come un ecosistema permanente dell’architettura contemporanea.

 

 

Federica Biffi

Tutte le foto sono dell’Archivio Marmorac 2025, Veronafiere – Credits: EnneviFoto

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