Con l’evolversi degli stili di vita sta cambiando anche il modo di vivere la casa e, in particolare, la cucina. Dalle tradizionali cucine abitabili, la tendenza è oggi quella di ‘aprire gli spazi’. Ma questa scelta comporta la considerazione di diversi fattori.
Negli ultimi anni la cucina è uscita dai confini tradizionali per diventare parte integrante dell’ambiente domestico. Non più solo luogo di preparazione dei pasti, ma spazio in cui si lavora, si parla, si ricevono ospiti. Un cambiamento che ha trasformato anche la progettazione degli interni, spingendo sempre più persone – soprattutto in fase di ristrutturazione – a interrogarsi su quale tipo di configurazione adottare: cucina abitabile, cucina a vista o ambiente open space.
Una domanda che non ha una risposta univoca, perché se da un lato è vero che le cucine aperte stanno vivendo una stagione di grande diffusione, dall’altro restano ancora valide – e in alcuni casi preferibili – le soluzioni più tradizionali. Secondo un’indagine di Houzz Italia, già nel 2017 oltre il 50% delle cucine ristrutturate veniva aperta verso la zona giorno. Da allora, la tendenza non solo si è confermata, ma ha preso piede anche tra chi acquista casa ex novo, come confermano le analisi più recenti. A determinare la scelta non sono però soltanto gusti personali e mode del momento, ma è necessario considerare una serie di fattori: la metratura disponibile, la luminosità, le abitudini della famiglia, le esigenze di ordine o condivisione.
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Cucina abitabile, fra tradizione e privacy
Questo modello è per chi pensa alla cucina come uno spazio autonomo, da vivere in maniera separata rispetto al resto della casa. Una scelta che riflette una visione più tradizionale, ma che continua a essere funzionale in diverse tipologie abitative. Nella cucina abitabile – distinta dal semplice angolo cottura – si può mangiare, lavorare o ricevere ospiti, senza coinvolgere il soggiorno.
La presenza di una porta permette di contenere odori e rumori, ma soprattutto di separare le attività, creando una barriera fisica (e mentale) tra il tempo dedicato alla preparazione dei pasti e il resto della giornata. È anche una soluzione ideale per chi non vuole o non può permettersi di vivere “in vetrina”: una cucina chiusa consente maggiore tolleranza verso il disordine e non obbliga a un’estetica sempre impeccabile. In questa direzione, può rivelarsi fondamentale la scelta degli infissi: vetri performanti e finestre ben progettate permettono una ventilazione ottimale durante la cottura, contribuendo a mantenere un comfort termico e acustico nell’ambiente.
Tuttavia, soprattutto per abitazioni di dimensioni ridotte, adibire un intero locale a cucina, ‘ruba’ metri alle altre stanze, leva luminosità alla casa e può dare una sensazione di ‘chiusura’. La cucina abitabile, infatti, è una scelta che richiede spazio poiché deve contenere almeno i fornelli, la cappa aspirante (o canna fumaria), un’apertura verso l’esterno e un tavolo con sedie. Per essere considerata tale, poi, la cucina deve rispettare determinati standard minimi. In particolare, la dimensione dovrebbe essere di almeno 4 metri quadrati (alcuni enti locali hanno portato questo valore a 9), che può essere un limite negli appartamenti più compatti.
Integrazione totale: vivere in open space
Come abbiamo visto, l’open space è, oggi, la soluzione più ambita e la più diffusa nelle ristrutturazioni. Secondo alcuni studi, tra il 2022 e il 2024 le ristrutturazioni delle cucine in Italia sono cresciute del 13% e, in molti casi, l’obiettivo era proprio quello di ottenere una maggiore apertura degli spazi. Inoltre, l’open space è anche la tendenza dominante del 2025, spesso arricchita da isole centrali e finiture coordinate con il living. In questo concept, cucina, soggiorno e zona pranzo si fondono in un unico ambiente multifunzionale, dove non esiste più una distinzione netta tra preparare, mangiare e vivere. Una scelta che riflette uno stile di vita dinamico e orientato alla condivisione, in linea con un’abitazione che cambia al ritmo delle giornate.
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Anche questa configurazione, però, ha i suoi svantaggi. Un ambiente di questo tipo impone che ogni elemento – dagli utensili al colore delle piastrelle –dialoghi con il resto della casa. Ogni dettaglio è in vista e tutto deve convivere in modo armonico. Anche la questione di fumi, vapori, odori e rumori, nonché della pulizia, richiede una certa attenzione, poiché la mancanza di barriere fisiche ne consente una più rapida e ampia diffusione. Per le famiglie con bambini, poi, questa soluzione ha il vantaggio di poter tener d’occhio i figli mentre si cucina, ma di contro non impedisce ai più piccoli di avvicinarsi ai fornelli e agli utensili, costringendo dunque a tenere coltelli e altri attrezzi pericolosi lontano dalla loro portata anche mentre li si utilizza.
La mediazione è possibile con la cucina a vista
La cucina a vista rappresenta un punto di equilibrio tra apertura e funzionalità. Orientarsi verso questa soluzione significa creare un ambiente dove non ci sono pareti divisorie, ma in cui la cucina mantiene una propria identità. Può essere separata da una penisola, da un’isola centrale o da soluzioni d’arredo che ne definiscono i confini senza isolarla completamente.
Photo: creata con chat GPT
Si tratta di una configurazione che permette di ampliare visivamente gli spazi e favorire l’interazione tra chi cucina e il resto della famiglia o degli ospiti, nonché di offrire all’ambiente maggiore luminosità.
Ma se da un lato, con questa soluzione si guadagna in socialità e continuità estetica, dall’altro la cucina a vista impone alcune accortezze. Anche in questo caso, infatti, tutto è esposto e l’ordine diventa parte integrante dell’arredamento. Inoltre, l’assenza di barriere rende più difficile isolare rumori e odori.
Una scelta tra spazio, stile e quotidianità
Al di là delle preferenze personali, dunque, scegliere tra cucina abitabile, a vista o open space significa interrogarsi sul modo in cui si vuole vivere la casa. Le configurazioni aperte favoriscono la convivialità e la sensazione di apertura, ma richiedono armonia e un ordine rigoroso. Le cucine chiuse, invece, offrono autonomia e riservatezza, ma spesso a discapito della luminosità. La soluzione migliore, insomma, non esiste.
Ogni casa ha la sua storia, così come chi la abita. Il giusto equilibrio si trova bilanciando esigenze pratiche, disponibilità di spazi e abitudini quotidiane. A volte, è proprio la conformazione dell’appartamento a suggerire la strada. Altre volte, sono i gesti quotidiani – il tempo passato a cucinare, la voglia di privacy o di socialità – a orientare la decisione.
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