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Vittorio Grassi: «Nel restyling del Melià Milano abbiamo creato spazi fluidi, ibridi e connessi»

di Elisa Marasca
cover_Vittorio Grassi© Photo by Diana Lapin_030
L’architetto racconta il restyling dell’hotel milanese, sviluppato in dialogo con uno studio internazionale. Un intervento che utilizza luce, natura e materia per migliorare la qualità dell’esperienza dell’ospite.

Nel mondo dell’hotellerie di alta gamma milanese, il restyling dell’hotel a 5 stelle di Melià Milano in via Masaccio si impone come uno degli interventi più significativi degli ultimi anni. Firmato dallo studio Vittorio Grassi Architects in collaborazione con ASAH Arquitectura Hotelera, il progetto nasce dal concept dell’architetto spagnolo Álvaro Sans. A pochi passi da CityLife, l’intervento ha interessato l’intera struttura, ridefinendo 291 camere e tutti gli spazi comuni. Ne parliamo con Vittorio Grassi, architetto e fondatore dell’omonimo studio.

Partiamo dalle basi: come mai ha deciso di intraprendere questa professione?

La mia passione per l’architettura nasce molto presto, già alle scuole elementari. Per il lavoro di mio padre cambiavamo spesso città e vivevamo sempre in case in affitto: eravamo in sei e, ogni volta che arrivavamo in una nuova casa, chiedevo subito una planimetria in scala. Mi divertivo ad arredarla con piccoli ritagli di carta che riproducevano i nostri mobili, gli stessi che ci portavamo dietro nei vari traslochi. Era un gioco, ma in realtà stavo già imparando a leggere lo spazio: la distribuzione, la luce, l’esposizione, le relazioni tra le funzioni. Con il tempo ho avuto quasi l’impressione che i miei genitori tenessero conto anche di questo mio sguardo nella scelta delle case. A posteriori, direi che la vocazione era già tutta lì.

interna_Vittorio Grassi© Photo by Diana Lapin_018

Photo: Diana Lapin

Da dove nasce il progetto di restyling di Melià Milano?

Nasce innanzitutto dall’esigenza di dare continuità e coerenza ad un percorso di rinnovamento già avviato negli anni precedenti, nel contesto urbano di CityLife che da anni è in costante trasformazione. Dopo il primo intervento sulle aree comuni, già completato nel 2021, è emersa la volontà di estendere questo nuovo linguaggio progettuale anche alle camere e agli altri spazi dell’hotel, con l’obiettivo di creare un’esperienza completa e riconoscibile. Sicuramente è stata fondamentale la sinergia con l’Architetto Álvaro Sans e con lo studio ASAH Arquitectura Hotelera, che ha permesso di tradurre il concept iniziale in un progetto capace di coniugare identità internazionale e radicamento nel contesto milanese.

Abbiamo così ripensato all’intera struttura come a un sistema integrato “su misura”, capace di riflettere un’ospitalità contemporanea, sofisticata e al passo con le aspettative di una clientela cosmopolita. È nato quindi un intervento che non è solo estetico, ma soprattutto funzionale, orientato alla creazione di spazi fluidi, ibridi e fortemente connessi tra loro.

Reception

Reception

Quali elementi avete scelto di preservare e quali di reinterpretare?

Nel restyling abbiamo cercato un equilibrio tra conservazione e reinterpretazione, rispettando l’identità originaria della struttura e aggiornandola a un linguaggio contemporaneo. Nelle aree comuni sono stati mantenuti elementi iconici, come i lampadari in cristallo e alcuni dettagli architettonici della lobby, così come il rapporto con la luce naturale, valorizzato dai lucernari e dalle aperture esistenti.

Il progetto è stato sviluppato in sinergia con ASAH Arquitectura Hotelera: come si è articolato il dialogo tra approcci diversi e in che modo ha influenzato le scelte finali?

L’incontro tra il know-how dello studio spagnolo, altamente specializzato nel settore hospitality, e la nostra forza nell’ambito di progetti importanti anche al di là del contesto milanese ha permesso la realizzazione di questo hotel dove concept, estetica e funzionalità si integrano. Il risultato è stato un intervento capace di coniugare respiro internazionale e identità locale, garantendo al tempo stesso elevati standard qualitativi e una forte attenzione all’esperienza dell’ospite.

Lobby Bar Elyxr

Lobby Bar Elyxr

Qual è il rapporto tra interni e natura? Quanto è una scelta estetica e quanto invece una strategia legata a benessere, sostenibilità ambientale e nuove esigenze dell’hospitality?

Il rapporto tra interior e natura è stato centrale e si è sviluppato su più livelli, andando oltre la sola dimensione estetica. Nel progetto del Melià Milano il benessere dell’individuo è stato centrale, guidando una serie di scelte progettuali orientate a minimizzare l’impatto ambientale. Il verde è stato integrato come un vero e proprio elemento di progetto: dalla riqualificazione della green area, oggi spazio di incontro e condivisione attorno a una grande aiuola, fino all’utilizzo di cromie e materiali naturali – come il legno e le finiture materiche nel verde bosco insieme all’ottone – che contribuiscono a creare ambienti caldi e accoglienti.

Foyer Access

Foyer Access

Allo stesso tempo, la maggiore presenza di elementi naturali migliora la qualità degli spazi e dell’esperienza dell’ospite, parallelamente alla valorizzazione della luce naturale che rafforza la percezione di continuità e fluidità fra gli ambienti. Ne deriva un progetto in linea con le nuove esigenze dell’hospitality contemporanea, sempre più orientata verso ambienti ibridi, rigeneranti e attenti all’impatto ambientale.

Quali soluzioni architettoniche avete adottato per rendere la fluidità degli spazi percepibile all’utente?

L’intervento ha privilegiato spazi flessibili e interconnessi, pensati per rispondere alle esigenze di un’ospitalità contemporanea. Abbiamo lavorato innanzitutto sulla permeabilità degli ambienti, favorendo connessioni visive tra le diverse aree, anche grazie all’introduzione di soluzioni flessibili come le pareti mobili nelle aree meeting, che permettono di riconfigurare gli spazi in modo dinamico, adattandoli a diverse funzioni. Materiali, cromie e continuità delle superfici contribuiscono infine a creare un linguaggio uniforme, accompagnando l’utente in un’esperienza fluida, senza interruzioni.

Family Room

Family Room

Qual è la sua icona urbana preferita?

La mia icona urbana preferita è sempre stato, sin da quando ero bambino, il Centre Pompidou a Parigi, progettato da Renzo Piano e Richard Rogers. Il Centre Pompidou è un edificio che ha cambiato radicalmente il modo di intendere l’architettura come fatto urbano e non è solo un’icona per la sua immagine riconoscibile, ma perché ribalta completamente il rapporto tra edificio e città. Portando all’esterno la struttura e gli impianti, libera lo spazio interno e lo rende flessibile, ma soprattutto trasforma l’architettura in una macchina urbana accessibile e leggibile da tutti. La vera forza, però, è nello spazio pubblico: la grande piazza antistante è diventata un’estensione naturale del museo, un luogo vivo, aperto, democratico. È un’icona perché non si impone, ma perché attiva la città.

Elisa Marasca

Photo cover: Diana Lapin

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