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Paola Rocca: «Ogni progetto nasce dall’equilibrio tra tecnica ed emozione»

di Annarita Cacciamani
IMPORTANTE TAGLIO PR ORIZZONTALE
La progettista torinese propone un’idea di architettura incentrata sulle persone, sul benessere quotidiano e sulla connessione tra spazi interni ed esterni, con i serramenti come uno degli elementi chiave del progetto.

Per Paola Rocca, architetta torinese, progettare significa trovare un equilibrio tra tecnica, funzione ed emozione. Ogni intervento nasce dall’ascolto delle esigenze di chi vivrà gli spazi e si sviluppa attraverso una lettura attenta della luce, dei materiali e del contesto. In questa intervista ci accompagna nel suo modo di intendere il progetto, dall’interior design al ruolo del serramento, fino alle architetture che continuano a ispirare il suo lavoro.

Perché ha scelto di diventare architetta?

Fin da bambina ho sempre avuto una forte attenzione verso ciò che mi circondava: gli spazi, i colori, il modo in cui le persone vivevano i luoghi. Ricordo che già all’asilo tenevo la matita come facevano i grandi. Alle scuole medie avevo già deciso che avrei studiato architettura. Ha influito anche la figura di mio nonno, tecnico e studente dell’Accademia di Belle Arti, che mi ha trasmesso la passione per il disegno e la tecnica. Dopo il liceo artistico sperimentale ho frequentato la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino.

PAOLA ROCCA - Casa Lecce 1 - ph Marta D'Avenia

Casa Lecce, progetto residenza privata a Torino

Con il tempo ho capito che l’architettura non riguarda soltanto la costruzione di edifici, ma la possibilità di migliorare la vita delle persone attraverso gli spazi in cui vivono. È questa consapevolezza che ancora oggi mi motiva a svolgere una professione che sceglierei nuovamente senza esitazioni. Più che progettare luoghi belli in senso assoluto, mi interessa dare vita a spazi che siano davvero belli per chi li abita. Un progetto funziona quando riesce a raccontare una storia e a rispondere alle esigenze quotidiane delle persone.

Quali sono gli elementi principali da prendere in considerazione quando si progetta un interno?

Progettare un interno significa trovare un equilibrio tra aspetti tecnici, funzionali ed emotivi. Il punto di partenza è sempre la persona che vivrà quello spazio: un buon progetto nasce dall’ascolto. Successivamente è fondamentale analizzare il contenitore, quindi la struttura, l’esposizione, la luce naturale, i vincoli tecnici e normativi e le caratteristiche architettoniche da valorizzare. Solo a quel punto si definiscono distribuzione degli spazi, percorsi, illuminazione, materiali, colori e arredi. Un buon progetto non è la semplice somma di questi elementi, ma il legame che si crea tra loro, con l’obiettivo di garantire benessere a chi vivrà quegli ambienti.

Come si raggiunge l’equilibrio tra luce e materia?

Per me luce e materia sono inseparabili. La materia esiste perché la luce la rende visibile, mentre la luce acquista significato quando incontra le superfici. È un dialogo continuo. L’equilibrio nasce osservando come la luce naturale attraversa gli ambienti durante la giornata e scegliendo materiali capaci di valorizzarla. Texture, colore, finitura e capacità di riflettere la luce modificano profondamente la percezione di uno spazio.

PAOLA ROCCA - Casa Piave - ph Marta D'Avenia

Casa Piave, progetto residenza privata Alta Valle di Susa (Torino)

Per questo lo studio illuminotecnico è parte integrante della progettazione: la luce artificiale deve completare quella naturale, accompagnando gli ambienti nelle ore serali e conferendo loro profondità e carattere.

Anche il contesto esterno incide molto. L’esposizione, le dimensioni delle aperture e persino il colore degli edifici circostanti influenzano la luce che entra negli ambienti e devono quindi essere considerati fin dalle prime fasi del progetto.

Lei segue ogni fase della progettazione, comprese le pratiche. Che valore aggiunto percepisce il cliente?

Seguire l’intero processo significa conoscere a fondo l’immobile e accompagnarne ogni trasformazione. Per il cliente vuol dire avere un unico interlocutore che coordina i professionisti e gestisce anche gli aspetti burocratici. È certamente una semplificazione, ma il vero valore aggiunto è la continuità del progetto. Conoscere la storia dell’edificio, le sue caratteristiche e la sua evoluzione permette di mantenere una visione completa dell’intervento e di affrontare ogni fase con maggiore consapevolezza. Lavoro principalmente da sola, ma mi affido a una rete di professionisti con competenze differenti, costruendo ogni volta il team più adatto alle esigenze del progetto.

In che modo un serramento contribuisce a garantire comfort abitativo?

Il serramento è uno degli elementi fondamentali del comfort abitativo. Non è semplicemente una chiusura verso l’esterno, ma incide direttamente sulle prestazioni dell’edificio: isolamento termico, isolamento acustico, qualità dell’aria e gestione della luce naturale.

Un buon serramento contribuisce a mantenere una temperatura interna stabile, limita le dispersioni energetiche in inverno, il surriscaldamento estivo e i rumori provenienti dall’esterno, migliorando il benessere complessivo degli ambienti. Anche il progetto del serramento è importante. Dimensioni dell’apertura, profilo del telaio e rapporto tra parte vetrata e struttura influenzano la qualità della luce naturale e il rapporto tra interno ed esterno. Un telaio più sottile, ad esempio, permette di sfruttare una superficie vetrata maggiore.

PAOLA ROCCA - Rest Trato - ph Marta D'Avenia

Ristorante Trato, progetto ristorante in provincia di Torino

Quando il serramento viene inserito in una ristrutturazione completa può diventare anche un elemento progettuale ed estetico, perfettamente integrato con materiali e colori degli interni progettati. Se invece si sostituiscono solo gli infissi, la scelta è generalmente orientata verso soluzioni più neutre e coerenti con l’esistente.

Esiste un luogo che lei considera un’icona urbana?

È difficile scegliere un’unica icona architettonica. Fin dagli anni degli studi ho avuto diversi riferimenti: il Palazzo della Civiltà Italiana, la Neue Nationalgalerie di Berlino, l’Unitè d”habitation di Marsiglia, Villa Savoye e il Padiglione di Barcellona di Mies van der Rohe. Sono architetture molto diverse tra loro, ma accomunate da alcuni principi: la struttura è sempre leggibile, la luce diventa un vero materiale di progetto e il rapporto tra luce, materia e proporzioni è centrale. Sono opere che hanno cambiato il modo di concepire l’architettura e continuano ancora oggi a essere un punto di riferimento.

Se dovessi sceglierne una, sceglierei il Padiglione di Barcellona di Mies van der Rohe. Lo considero una sintesi perfetta tra forma e tecnica, tra valori classici e moderni. Mi affascina il dialogo continuo tra interno ed esterno, fino a far quasi scomparire il confine tra i due spazi.

 

Annarita Cacciamani

Tutte le foto sono di Marta D’Avenia

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