Home » L’architettura reversibile del glamping trasforma il futuro dell’ospitalità

L’architettura reversibile del glamping trasforma il futuro dell’ospitalità

di Federica Biffi
pexels-kate-trush-80198512-11482746
Dalle micro-cabine della costa andalusa al paesaggio italiano fino ai padiglioni hi-tech in Asia, l’ospitalità outdoor si afferma come laboratorio di progettazione sostenibile.

Il turismo contemporaneo sta trovando un nuovo equilibrio tra due desideri molto chiari: immergersi nella natura incontaminata senza però dover rinunciare al comfort. Oggi chi viaggia cerca l’esperienza dell’aria aperta, ma rifiuta le scomodità del campeggio tradizionale e l’impatto dei grandi complessi alberghieri. In questo spazio si inserisce il glamping — termine nato dalla fusione tra glamour e camping —, una tendenza che ha superato la moda del momento per diventare un vero e proprio terreno di ricerca per l’architettura e l’urbanistica.

In questo scenario, la disciplina progettuale trova l’opportunità di interrogarsi sul senso stesso del costruire. Dalle foreste costiere ai contesti montani più impervi, il lodge temporaneo e la cabina modulare diventano i simboli di una nuova geometria spaziale, in cui il valore del progetto si misura sulla capacità di integrarsi nel contesto naturale con discrezione e misura anziché sulla stanzialità dell’edificio.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da wecamp (@wecampsites)

Tra il mimetismo spagnolo e le declinazioni italiane

L’architettura europea si muove principalmente lungo la via della mimesi e dell’integrazione con la vegetazione esistente. Un punto di riferimento recente è il lavoro svolto dallo studio Trenchs Studio a Cadice, nel sud della Spagna, per il brand di ricettività ecologica Wecamp. Immerso in una pineta secolare, l’intervento adotta una strategia fondata sul mimetismo materiale e sulla totale reversibilità: le cabine modulari e i lodge si confondono tra i pini grazie all’uso di legni locali non trattati e a una tavolozza cromatica che richiama i toni della sabbia, dell’ocra e dell’olivo.

L’aspetto più significativo riguarda la gestione del suolo. L’intera area è pedonalizzata e i percorsi si sviluppano su passerelle in legno sollevate da terra, una soluzione che impedisce la compattazione della terra, garantisce il ciclo naturale dell’acqua piovana e tutela le radici degli alberi. Senza alcun getto di cemento in opera, ogni modulo è stato prefabbricato fuori cantiere e semplicemente assemblato a secco sul posto, riducendo l’impatto ambientale, il rumore, gli scarti e i tempi di esecuzione.

Questo approccio trova riscontro anche nel contesto italiano, dove l’ospitalità all’aria aperta vive una stagione di forte sperimentazione. Oggi l’Italia offre una vasta gamma di strutture di lusso capaci di declinare la ricerca architettonica nei contesti più diversi, a partire dall’alta quota, dove le tende panoramiche e i moduli isolati sfidano il clima integrandosi tra le vette delle Dolomiti. Spostandosi verso laghi, colline e coste, il panorama ricettivo abbraccia soluzioni eterogenee, dalle strutture trasparenti affacciate sul Lago di Garda o diffuse tra Liguria e Piemonte, fino alle case sull’albero immerse nei boschi della Toscana e ai lodge lungo le spiagge della Maremma o della Sicilia. In questo contesto si inseriscono realtà come Pigna Felice in Toscana, che testimoniano come l’ospitalità outdoor stia evolvendo verso strutture leggere e immerse nel verde, pensate per offrire un contatto profondo con la natura senza alterare gli equilibri degli ecosistemi locali.

La risposta tecnologica e l’architettura dell’effimero

Accanto alla mimesi materiale, altre strutture si caratterizzano per un’elevata risposta tecnologica. Ciò che distingue il glamping contemporaneo è proprio il connubio tra ingegneria dei materiali e consapevolezza ecologica. Oggi il progetto di una struttura ricettiva in un’area naturale protetta o vulnerabile non parte dal concetto di permanenza, ma da quello di opera effimera e reversibile. L’architettura non modifica la topografia, ma si appoggia sul terreno con fondazioni puntuali su pali o piattaforme galleggianti, azzerando le opere di scavo e garantendo il ripristino dello stato dei luoghi a fine ciclo di vita.

Ne è un esempio il complesso Suncheon Seungju Country Club Glamping Resort firmato dallo studio Atelier Chang in Corea del Sud. Le unità abitative sfruttano telai in acciaio leggero rivestiti da membrane isolate a doppio strato, in grado di garantire un comfort microclimatico ottimale con escursioni termiche esterne tra i -20 °C e i +40 °C. Queste strutture si configurano come prototipi ad alta efficienza che la ricerca architettonica studia come modello anche per i moduli abitativi temporanei o d’emergenza.

Da fenomeno emergente ad asset immobiliare

Questa evoluzione progettuale trova oggi riscontro nelle metriche finanziarie. Come analizzato nel recente report del Centro Studi RINA Prime Value Services, il settore sta evolvendo da prodotto di nicchia ad asset del settore immobiliare turistico. Con un mercato globale avviato a superare i 7,8 miliardi di dollari entro il 2033, l’ospitalità outdoor attira capitali e operatori istituzionali grazie a indicatori finanziari ed operativi competitivi rispetto al modello alberghiero tradizionale.

pexels-bertellifotografia-7163636

Photo: Pexels / Bertelli fotografia

Il punto di forza dell’architettura modulare risiede nella struttura dei costi: a differenza dell’hôtellerie classica, uno sviluppo di questo tipo richiede una ridotta intensità di capitale e consente un’espansione progressiva per fasi. Per un insediamento tipo di 30 o 40 unità, l’investimento complessivo varia tra 1,5 e 3 milioni di euro, con i moduli abitativi e le strutture prefabbricate che incidono per circa il 40-50% del totale.

Il report individua inoltre nel glamping uno strumento di rigenerazione territoriale capace di attivare valore da immobili e terreni sottoutilizzati. In Italia, la presenza di oltre 9.900 lotti di terreni in asta rappresenta un’opportunità importante: le aree a vocazione naturale o agricola presentano prezzi mediani d’ingresso contenuti, attorno ai 21.000 euro, a fronte dei 229.000 euro necessari per aree già autorizzate. Questa forbice apre la strada a strategie di sviluppo scalabili, in cui la reversibilità delle strutture leggere consente di valorizzare il paesaggio riducendo il rischio edilizio e garantendo un ritorno economico elevato grazie all’esperienza offerta agli ospiti.

Osservare l’evoluzione dell’ospitalità outdoor significa anticipare il futuro delle città. Le sfide affrontate da queste micro-architetture, come l’autosufficienza energetica fuori dalla rete, l’impiego di impianti idrici a recupero, la costruzione a secco e la smontabilità integrale, rappresentano gli stessi principi che l’urbanistica contemporanea è chiamata ad applicare nella rigenerazione dei contesti urbani. I lodge e le cabine immerse nella natura dimostrano che il lusso contemporaneo risiede nell’intelligenza del dettaglio leggero e nel rispetto del contesto, offrendo una lezione di misura destinata a ridefinire il modo in cui progettiamo e abitiamo lo spazio temporaneo.

 

Federica Biffi

Photo cover: Pexels / Kate Trush

Articoli correlati

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo acconsenti all'archiviazione e alla gestione dei tuoi dati da parte di questo sito web.