Home » Fabrizio Tortonese: «L’architettura è visione, complessità tecnica e qualità»

Fabrizio Tortonese: «L’architettura è visione, complessità tecnica e qualità»

di Sara Tamburini
cover tortonese
Esperienza sul campo, gestione del rischio e sostenibilità economica ed energetica: l’architetto torinese racconta le nuove sfide di un settore edilizio in continua evoluzione.

Vent’anni di esperienza nell’edilizia insegnano una cosa: ogni progetto è un bilanciamento tra visione, tecnica e gestione dei rischi. L’architetto Fabrizio Tortonese, direttore tecnico dell’area edile di Studio Oikos a San Mauro torinese, ha costruito la sua carriera proprio su questo equilibrio, lavorando tra direzione tecnica, project management e sviluppo di soluzioni innovative per la sostenibilità ambientale, economica ed energetica degli interventi immobiliari. Un percorso che oggi gli consente di accompagnare e tutelare qualsiasi tipologia di committente in tutte le fasi del processo costruttivo, con un approccio pragmatico e orientato ai risultati.

Ripensando al suo percorso, qual è stato il passaggio che ha segnato davvero il suo modo di intendere l’architettura?

Sicuramente l’esperienza trascorsa a CityLife, il distretto di Milano nato dalla riqualificazione dell’area della ex Fiera Campionaria, con le tre torri firmate da Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind e un grande parco pubblico circostante. È stato lì, lavorando fianco a fianco con alcuni degli studi di architettura più prestigiosi al mondo, che ho messo a fuoco la vera sfida della nostra professione. Fino a quel momento avevo sempre vissuto l’architettura come un’attività prevalentemente concettuale, quasi filosofica, capace di tradurre un contesto in linee, forme e colori ed esprimere un’idea o un concetto.

Centro commerciale Citylife shopping districo

Centro commerciale Citylife shopping district

Solo quando ho avuto modo di contribuire direttamente alle attività esecutive necessarie alla realizzazione di quei cantieri mi sono reso conto di quanto spazio esista tra “il dire e il fare”. Ho avuto l’opportunità di vedere da vicino come i vincoli normativi possano mettere a rischio l’armonia di un’idea o come difficoltà di carattere tecnico ed economico possano compromettere la riuscita di un’opera. Insomma, quanti ostacoli possa nascondere la realizzazione di un progetto complesso.

È così che ho iniziato ad apprezzare davvero il valore del nostro lavoro. Vedere quegli architetti muoversi con una competenza tecnica quasi ingegneristica su temi complessi, come le facciate continue (le pareti esterne vetrate che rivestono l’intero edificio) o l’illuminotecnica, mi ha aperto gli occhi. Mi ha fatto capire che l’architettura non è solo visione, ma anche la capacità di governare una complessità tecnica enorme per permettere a quell’idea iniziale di sopravvivere e diventare realtà.

Nel passaggio dall’idea progettuale alla sua realizzazione concreta si gioca spesso l’equilibrio tra rigore tecnico e identità estetica. Dove si trova questo punto di equilibrio?

La mia attività è focalizzata da anni sulla fase di realizzazione. Adoro vivere il cantiere e la gestione delle risorse che contribuiscono alla realizzazione di idee e concetti, non solo di manufatti, applicando in modo innovativo le tecnologie costruttive disponibili. L’equilibrio tra rigore tecnico e identità estetica si identifica quando le tecnologie costruttive permettono di realizzare un dettaglio estetico attraverso processi e costi sostenibili per il committente.

Quando un edificio può dirsi davvero un’icona urbana? Conta di più la forza visiva o la relazione con chi lo vive?

Senza dubbio la relazione con chi lo vive. Molte icone urbane, anche torinesi, sono diventate tali per la loro storia, per ciò che ha comportato la loro fruizione, per mille motivi che nulla hanno a che vedere con l’aspetto estetico. Basti pensare al “palazzaccio”, come viene chiamato tra gli addetti ai lavori, l’edificio dove hanno sede i principali uffici tecnici del Comune di Torino: molto conosciuto perché frequentato da tutto il mondo che opera nel settore dell’edilizia, ma poco rilevante dal punto di vista dell’impatto visivo.

Torre Generali

Torre Generali, Milano

Gli infissi incidono su comfort, luce e linguaggio architettonico. Quali criteri guidano oggi le sue scelte?

Anche se oggi la progettazione pura occupa solo una parte della mia attività, continuo a considerare l’infisso come il vero regolatore biologico dello spazio. Luce e aria sono i pilastri su cui si fonda il benessere abitativo e l’infisso è lo strumento critico che ne governa l’equilibrio.

Non lo vedo come un semplice elemento di chiusura, ma come un filtro dinamico: un sistema oscurante moderno, ad esempio, non si limita a fare ombra, ma modula l’energia termica e il comfort visivo. In quest’ottica, la scelta tecnologica smette di essere un dettaglio di capitolato (l’elenco delle caratteristiche tecniche richieste in un progetto) e diventa una vera e propria scelta progettuale legata alla salute e al comfort.

Foto Progetto CityLife

Progetto CityLife

L’architettura oggi è sempre più intrecciata con sostenibilità e comfort abitativo. Qual è la sfida più complessa che incontra su questo fronte?

La sfida più complessa è far coesistere tre elementi spesso in conflitto: l’estetica, le alte prestazioni e la sostenibilità economica. Oggi non basta più progettare un edificio che sia bello e performante; la vera prova di abilità sta nel garantire quel benessere abitativo, fatto di luce, aria e comfort termico, mantenendo i costi entro margini accessibili.

Come dicevo parlando degli infissi, questi elementi sono i “regolatori” del comfort, ma la tecnologia necessaria per renderli efficienti ha un peso. La sfida sta quindi nel governare la complessità tecnica per evitare che la sostenibilità ambientale ed economica diventi un lusso d’élite.

Bisogna saper scegliere soluzioni in cui l’innovazione non sia fine a se stessa, ma funzionale a un risultato concreto e sostenibile anche per il portafoglio della committenza. In fondo, la buona architettura è quella che riesce a essere democratica senza rinunciare alla qualità.

 

Sara Tamburini

 

Articoli correlati

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo acconsenti all'archiviazione e alla gestione dei tuoi dati da parte di questo sito web.