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Lived-in look: quando l’imperfezione diventa lusso

di Anna Stoppani
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Nell’era dell’intelligenza artificiale, dove quasi tutto è replicabile, acquistano valore gli oggetti con una traccia e una storia: materiali irregolari e pezzi vintage tornano al centro del design d’interni.

Oggi qualcosa sta cambiando. Mentre l’intelligenza artificiale rende possibile generare in pochi secondi l’immagine di qualsiasi interno e la perfezione è ormai infinitamente riproducibile, cresce il fascino per ciò che perfetto non è: una superficie consumata, una ceramica irregolare, un mobile appartenuto a qualcun altro, il segno lasciato dal tempo sul legno. A distinguersi è ciò che conserva una storia. La personalizzazione prende così il posto dell’omologazione: la casa non deve più piacere al mercato, ma raccontare chi la abita.

Il valore dell’imperfezione

Il Lived-in look nasce dalla volontà di restituire agli ambienti una dimensione biografica: non l’imperfezione come effetto decorativo, ma la casa come luogo che racconta la vita. Gli oggetti così acquistano significato non soltanto per la loro forma o per il loro valore economico, ma per la capacità di accumulare tracce e raccontare una storia: la ceramica fatta a mano, il mobile vintage, il tessuto consumato, la pietra non uniforme ecc. Questo fenomeno indica un cambiamento più ampio nel rapporto con gli oggetti e con la casa.

Unsplash_Dmitriy Khanzhin

Photo: Unsplash / Dmitriy Khanzhin

Per anni la casa ideale è sembrata appena uscita da un catalogo, uno spazio senza tracce pronto per essere fotografato: ambienti ordinati, mobili coordinati, colori neutri. Oggi questa idea di perfezione è diventata meno desiderabile. Al suo posto emerge un’estetica più personale, stratificata e, soprattutto, vissuta. Oggi la casa deve far scoprire il passaggio di chi la vive. Così anche il design torna a dare valore a ciò che non appare perfetto, e a quella piccola irregolarità che rende un oggetto diverso da tutti gli altri.

Recentemente designer e curatori hanno raccontato questo fenomeno anche sulla rivista “Architectural Digest“, identificando proprio nell’“imperfezione” una delle chiavi del nuovo rapporto con gli interni. Secondo gli intervistati nell’epoca dall’AI cresce l’attrazione verso gli oggetti che mostrano il segno della mano e il passaggio del tempo. Anche i dati del 2026 U.S. Houzz Fall Design Trends Report (piattaforma mondiale di interior design) rivelano una crescente attenzione per ambienti con carattere, storia e personalità. Secondo la ricerca, i professionisti osservano anche un minore interesse a progettare la casa pensando alla rivendita e una maggiore attenzione a spazi che riflettano lo stile di vita di chi li abita. Questa direzione è confermata anche dal 2026 Interior Designer Trends Survey di 1stDibs (marketplace online globale dedicato al design di lusso): nel 2025, mediamente il 36 per cento degli oggetti utilizzati nei progetti dei designer intervistati era vintage o antico, la quota più alta registrata dal 2021. Allo stesso tempo, l’uso di strumenti di intelligenza artificiale tra i professionisti è triplicato rispetto al 2023, arrivando al 29 per cento. Il paradosso è interessante: più aumenta la capacità della tecnologia di produrre immagini perfette e infinite varianti, più cresce il desiderio di oggetti che dimostrino di essere stati realmente fatti, usati e tramandati.

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Photo: Unsplash / Wei Huang

Una casa che diventa più personale con il tempo

Da tutto questo nasce una possibile nuova idea di lusso, che potrebbe essere tornato a essere il possedere qualcosa che abbia una storia visibile. Il lusso così non è più soltanto ciò che appare costoso e nuovo, ma ciò che è irripetibile. La casa contemporanea così si allontana dall’idea di prodotto finito, diventando un archivio in divenire: oggetti acquistati in momenti diversi, ricordi, materiali che cambiano con la luce e con gli anni. Una casa che non deve necessariamente piacere a tutti, perché il suo valore sta proprio nel raccontare qualcuno. Acquistano così prestigio tutti quegli elementi che introducono nella casa qualcosa che un algoritmo può imitare, ma non può davvero sostituire: una storia. Esiste qualcosa che nessun “rendering” potrà mai offrire: il gesto umano. Anche quando una macchina riesce a simulare l’imperfezione, non può trasformarla in esperienza. Può riprodurne l’aspetto, non la biografia. La casa del futuro potrebbe essere, paradossalmente, meno futuristica. Più stratificata, meno coordinata, più aperta all’errore e alla memoria. Perché in un mondo capace di replicare quasi tutto, il vero privilegio diventa possedere qualcosa che abbia un passato, un gesto umano e una storia impossibile da duplicare.

 

Anna Stoppani

Photo cover: Pexels / Tori Gordon

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