Secondo il professionista piemontese nel retail l’obiettivo principale del committente è la progettazione di spazi confortevoli e perfettamente calibrati sulle esigenze della clientela.
Come è cambiato il volto dei negozi dopo la pandemia e l’avvento dell’ecommerce? Ne abbiamo parlato con l’architetto Lorenzo Urbano, socio dello studio Grosso Audisio Architetti di Torino, che ha illustrato l’evoluzione del retail design. «E’ un settore in continuo cambiamento dove le metrature si riducono, gli spazi diventano interattivi e la vetrina si trasforma in un paesaggio urbano in movimento» ha sottolineato.
Come nasce la sua passione per l’architettura e perché decide di diventare architetto?
La mia passione è nata gradualmente nel corso delle mie esperienze, sia formative che professionali. Le radici affondano negli anni delle scuole superiori, quando ho frequentato l’istituto per geometri, entrando così in contatto con il primo livello della tecnica costruttiva. Con il passare del tempo, tuttavia, ho sviluppato una propensione sempre più marcata verso la dimensione estetica, oltre che tecnica. Questo mi ha spinto a intraprendere la strada dell’architettura. Oggi sono profondamente felice di questa scelta: fare un lavoro che appassiona permette di affrontare e superare le mille problematiche quotidiane con maggiore serenità e leggerezza. È stato un percorso lineare, caratterizzato da pochi intoppi e da una rotta sempre ben definita verso la professione di architetto.
PlinTo 2.0 Torino
Nel suo lavoro si occupa in particolare di retail. C’è un motivo particolare per cui ha scelto questa nicchia?
In realtà non si è trattato di una scelta pianificata a tavolino, ma di un incontro naturale. Collaboro stabilmente con lo studio di cui oggi sono socio, Grosso Audisio Architetti, che ha il retail come proprio core business. Fin dall’inizio, la mia inclinazione personale era orientata verso cantieri caratterizzati da tempistiche più ristrette e dinamiche rispetto alla ciclicità più lunga del settore residenziale. Nel retail si passa da un progetto all’altro nel giro di un mese e mezzo o due mesi, offrendo un dinamismo che rispecchiava perfettamente il mio modo di intendere la professione. Naturalmente, la nostra attività non esclude del tutto il residenziale: nel nostro ambito è difficile specializzarsi in modo assoluto e, se si presenta l’occasione di seguire un progetto abitativo, lo accogliamo sempre con piacere.
Cosa caratterizza un progetto retail e quali obiettivi si pone di solito il committente?
L’obiettivo principale del committente è la progettazione di spazi confortevoli e perfettamente calibrati sulle esigenze della clientela. Queste necessità, soprattutto dopo la pandemia, sono mutate radicalmente, diventando molto più dinamiche e complesse da anticipare. Pensiamo, ad esempio, alle profumerie: oggi si presta grande attenzione anche all’accompagnatore, prevedendo aree d’attesa e zone interattive che prima non esistevano, focalizzate unicamente sulla vendita pura. Anche i negozi di medie e piccole dimensioni hanno compreso che non basta riempire lo spazio espositivo di prodotti, ma occorre renderlo inclusivo e accogliente per qualsiasi fascia d’età. Inoltre, l’avvento dell’ecommerce post-Covid ha ridimensionato drasticamente le metrature: i negozi odierni funzionano perlopiù come vetrine esperienziali dove il cliente prende visione del prodotto per poi finalizzare l’acquisto online. Questo ha richiesto all’architetto la capacità di concepire spazi compatti, alleggeriti dal magazzino fisico grazie a una logistica territoriale avanzata e decentrata.
Negozio Pinalli a Novara
Che importanza hanno in un progetto retail vetrate, aperture e luci?
Le vetrate rivestono un ruolo fondamentale, paragonabile a quello di un vero e proprio paesaggio urbano. Se normalmente dall’interno della propria abitazione si osserva la città all’esterno, nel retail accade il contrario: l’osservatore, trovandosi fuori, guarda all’interno di un microcosmo dinamico, in cui l’infisso funge da cornice scenografica. A questo si aggiunge uno studio meticoloso dell’illuminazione, essenziale per orchestrare percorsi sensoriali capaci di guidare l’utente, incentivare l’ingresso e indirizzare lo sguardo verso aree focali o specifiche linee di prodotto, valorizzando al contempo la materia e la grafica.
Quali sono i vantaggi del lavoro in team?
Risiede nella condivisione e nella messa a sistema delle competenze di ciascuno. All’interno del nostro studio, che oggi conta otto persone tra architetti, graphic designer e figure dedicate alla brand identity, allo store design e alla store construction, affrontiamo ogni commessa offrendo un pacchetto integrato. Quando sorge un dubbio progettuale, confrontarsi con chi possiede skill verticali superiori permette di raggiungere una qualità e una completezza di gran lunga superiori rispetto al lavoro isolato del singolo professionista. Inoltre, la costante sinergia con gli ingegneri ci consente di governare con precisione la complessa materia energetica, tecnologica e dei materiali, rapportandoci senza timore con i rigidi vincoli imposti dalle Soprintendenze.
Appartamento in via Garessio a Torino
C’è un luogo che lei considera un’icona urbana? Quale?
Paradossalmente, non identifico l’icona urbana in un luogo fisico circoscritto. Avendo percorso chilometri ininterrottamente per trasferte di lavoro e cantieri in tutta Italia, ho maturato la convinzione che la vera icona urbana sia il viaggio stesso. È durante il tragitto, nello spostarmi continuamente da un contesto all’altro, che riesco ad assimilare stimoli, riflessioni e dettagli visivi in modo molto più profondo di quanto farei restando immobile in un unico punto di riferimento.