Serramenti e involucri edilizi sono il primo baluardo per la sicurezza delle abitazioni: normative precise ne stabiliscono i livelli di resistenza, mentre incentivi statali ne agevolano l’adozione. Per essere davvero efficaci, però, richiedono scelte tecniche accurate e materiali all’altezza.
La necessità di proteggere la propria abitazione si è trasformata in una priorità per gli italiani, come dimostrano i dati sulla criminalità predatoria. Nel 2024, secondo il 4° Rapporto Censis-Verisure “La sicurezza al servizio degli italiani” (ottobre 2025), l’Italia ha registrato 155.590 denunce per furti in abitazione, con un aumento del 5,4% rispetto al 2023.
Il timore di subire un’intrusione domestica resta diffuso e radicato nella società: il furto in casa, infatti, costituisce un danno materiale e, allo stesso tempo, rappresenta un’esperienza traumatica che incide profondamente sul benessere psicologico delle famiglie. In questo contesto, i sistemi di sicurezza non sono più percepiti come un optional, bensì come un elemento essenziale per la serenità del nucleo familiare.
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I sistemi di sicurezza
Per contrastare il fenomeno, le soluzioni disponibili si suddividono in due grandi categorie: sistemi di sicurezza attiva e passiva. I primi comprendono impianti di allarme, sensori volumetrici, sistemi di videosorveglianza e dispositivi nebbiogeni. I secondi, invece, includono porte blindate, inferriate e infissi antisfondamento, elementi che richiedono una progettazione e un’installazione basate su criteri tecnici rigorosi per garantire un’efficacia reale. Il riferimento normativo ufficiale in Europa è rappresentato dalla UNI EN 1627:2021, che stabilisce i requisiti antieffrazione e classifica i serramenti in sei classi di resistenza (RC1-RC6). Tale classificazione si basa su test di laboratorio che simulano diverse tipologie di attacco, tra cui carichi statici, dinamici e tentativi di effrazione prolungati con attrezzi specifici.
Per le abitazioni civili, gli esperti raccomandano generalmente soluzioni in classe RC2 — idonea a resistere a tentativi di scasso con attrezzi semplici — oppure RC3, più adatta a contrastare intrusi esperti dotati di strumenti come il piede di porco. Le classi superiori (da RC4 a RC6) sono invece destinate a contesti ad alto rischio, come istituti bancari o abitazioni isolate in aree particolarmente esposte.
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Il “bonus sicurezza” 2026: aliquote, adempimenti burocratici e regime IVA
A sostegno delle famiglie che desiderano potenziare la sicurezza delle proprie abitazioni, il legislatore ha confermato per il 2026 il “bonus sicurezza“, inserito tra le agevolazioni per il recupero del patrimonio edilizio previste dall’articolo 16-bis del TUIR. Uno dei principali vantaggi di questa misura è la sua autonomia: non è infatti necessario avviare una ristrutturazione complessiva per poterne beneficiare. In entrambi i casi, la detrazione IRPEF si applica su un importo massimo di 96 mila euro per unità immobiliare, da ripartire in dieci quote annuali di pari importo.
L’accesso al bonus è subordinato al rispetto di specifici adempimenti amministrativi. Un ulteriore elemento da valutare attentamente riguarda l’applicazione dell’IVA. Gli interventi di protezione passiva beneficiano infatti di un’aliquota agevolata al 10%, ma questa si applica integralmente solo al costo della manodopera e, per i cosiddetti “beni significativi” (porte blindate, infissi e videocitofoni), solamente fino al valore della prestazione lavorativa. La parte di costo del serramento che supera il valore della posa in opera è invece soggetta all’aliquota ordinaria del 22%.
Un ulteriore aspetto riguarda il regime IVA. Gli interventi di sicurezza passiva beneficiano di un’aliquota agevolata al 10%, applicabile integralmente alla manodopera. Per i cosiddetti “beni significativi” — come porte blindate, infissi e videocitofoni — l’IVA agevolata si applica solo fino al valore della prestazione lavorativa, mentre la parte eccedente è soggetta all’aliquota ordinaria del 22%. Una corretta integrazione tra valutazione tecnica e pianificazione fiscale consente, quindi, di migliorare la sicurezza dell’abitazione ottimizzando al contempo le risorse economiche disponibili.
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