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Anna Grosso: «Un progetto è un gioco di equilibrio tra tecnica e sensibilità»

di Annarita Cacciamani
Un percorso professionale nato nei cantieri e approdato all’interior design, tra competenze tecniche, creatività e attenzione alle esigenze delle persone.

Si definisce “IngDesign”, un termine che racchiude le due anime del suo percorso: quella tecnica dell’ingegnere e quella creativa della progettista d’interni. In questa intervista, Anna Grosso, torinese, racconta il passaggio dai grandi cantieri alla progettazione d’interni, oggi sviluppata anche online e a distanza, riflettendo sul rapporto tra storia e contemporaneità, sull’importanza dell’ascolto nel progetto e sulla necessità di creare case non solo belle, ma realmente pensate per chi le abita.

Perché ha scelto la professione di progettista e interior designer?

Fin da bambina disegnavo tantissimo, ero molto creativa e mi affascinava tutto ciò che riguardava gli spazi e il progetto. Durante il mio percorso scolastico, anche grazie ai consigli degli adulti, al momento di scegliere l’università ho deciso però di seguire una strada più tecnica e ho scelto ingegneria edile. È stata una formazione molto solida, forse più tecnica rispetto ad architettura, ma che mi ha dato competenze molto ampie e mi ha aperto diverse possibilità lavorative. Subito dopo l’università ho iniziato a lavorare in grandi aziende nel settore dell’ingegneria e ho seguito cantieri importanti sia in Italia sia all’estero.

Photo: Mattia Dodaro

La svolta è arrivata nel 2023. Un architetto mi ha chiesto supporto su alcuni progetti architettonici e ho iniziato a collaborare con lui nel tempo libero, la sera e nei weekend. Mi sono resa conto quasi subito che quella parte progettuale mi coinvolgeva moltissimo. Così ho deciso di reinventare la mia carriera. Ho frequentato un master in progettazione d’interni, specializzandomi nell’interior design. Oggi il mio lavoro unisce le due anime che mi rappresentano di più: quella tecnica dell’ingegnere e quella creativa della designer.

Quale valore aggiunto dà al suo lavoro essersi laureata in ingegneria edile?

Nel settore delle costruzioni esistono tantissimi ruoli diversi: l’ingegnere, l’architetto, il designer, il project manager. Io ho avuto la fortuna di attraversare molte di queste dimensioni professionali nel corso degli anni. Prima mi sono occupata di gestione di grandi cantieri e quindi di aspetti più manageriali, come il controllo di tempi e costi; successivamente sono passata alla progettazione architettonica e infine mi sono specializzata nella progettazione d’interni. Questo mi permette oggi di avere una visione a 360 gradi del progetto.

La ristrutturazione è spesso un momento delicato, che può spaventare: ci sono aspetti tecnici, economici ed emotivi da gestire. Avere una formazione trasversale mi permette di accompagnare il cliente con maggiore consapevolezza, dando consigli sia estetici sia pratici e tecnici. Ho cercato di rappresentare questa doppia identità anche nel mio profilo professionale Instagram, che si chiama “IngDesign”: è l’unione tra ingegnere e designer, le due parti che convivono nel mio lavoro. È importante conoscere il settore nel suo insieme, ma anche sapere quando affidarsi a specialisti. Ad esempio, comprendo molto bene le strutture, ma se serve un progettista strutturale mi interfaccio con professionisti dedicati. Credo che anche questa capacità di coordinamento sia un valore aggiunto.

Come si rapporta un progetto di riqualificazione con l’ambiente circostante?

Quando intervengo su uno spazio cerco sempre di rispettarne l’identità. Prima ancora di iniziare a progettare, per me è indispensabile fare un sopralluogo. Ho bisogno di capire il quartiere, il contesto urbano, l’edificio e poi il singolo appartamento. Mi interessa osservare ciò che esiste già. Mi piace molto creare un dialogo tra storia e contemporaneità: valorizzare l’anima originaria dello spazio integrandola con esigenze moderne. È importante capire cosa ha davvero valore e cosa invece può essere trasformato. Le case devono evolvere insieme alle persone che le abitano. Noi stessi cambiamo continuamente, quindi anche gli spazi devono poter cambiare.

Cucina di Casa Partenope / Progettazione d’interni a distanza / Napoli

Mi è capitato di lavorare sia in città sia in campagna, ma negli ultimi tempi soprattutto in contesti urbani. Le città mi stimolano molto: ogni città ha un’identità propria e cerco sempre di riportarla nel progetto. Lavorando anche online, mi capita di confrontarmi con realtà molto diverse tra loro e trovo affascinante interpretarne le caratteristiche. In campagna il rapporto tra interno ed esterno è ancora più forte e il progetto deve dialogare molto con il paesaggio.

Come funziona la progettazione online e come gestisce il rapporto con il cantiere?

Negli ultimi anni mi sono occupata molto di progettazione a distanza. Quando possibile cerco sempre di fare almeno un sopralluogo iniziale, soprattutto se il progetto non è troppo lontano. Quando invece il progetto è molto distante, tutto il lavoro si sviluppa online: videochiamate, confronto continuo con i clienti, raccolta di immagini, video e materiali. È un processo che richiede molta capacità di ascolto e interpretazione.

Uno degli ultimi progetti che ho seguito a distanza è stato a Napoli. Pur non essendo andata fisicamente sul posto, sono riuscita a comprendere l’anima della casa e del quartiere grazie al dialogo costante con i clienti, che mi hanno raccontato le loro abitudini, il loro stile di vita e il contesto in cui vivono. Durante la fase di cantiere, collaboro sempre con professionisti locali e con il direttore lavori. Io sviluppo il progetto esecutivo e poi, quando emergono modifiche o imprevisti durante i lavori, aggiorno continuamente gli elaborati per mantenere il coordinamento tra tutte le figure coinvolte.

Bagno di Casa Partenope / Progettazione d’interni a distanza / Napoli

Come influisce un buon serramento sul comfort abitativo?

È fondamentale. Molto spesso durante una ristrutturazione i clienti cercano di contenere il budget tagliando proprio sugli elementi “fissi” della casa: serramenti, materiali, impianti, isolamento. In realtà sono proprio questi gli aspetti su cui vale la pena investire di più, perché incidono direttamente sulla qualità della vita quotidiana. Quando si vive realmente uno spazio, ci si rende conto immediatamente della differenza tra un serramento di qualità e uno mediocre.

Cerco sempre di spiegare ai clienti che è preferibile investire subito nelle parti strutturali e permanenti dell’abitazione, mentre l’arredo può essere completato progressivamente nel tempo. Un cattivo isolamento o un serramento scelto male, rischiano di compromettere il benessere della casa per anni.

Living di Casa Partenope / Progettazione d’interni a distanza / Napoli

Come si progetta una casa che rispecchia chi la abita?

Prima ancora di progettare, per me è fondamentale instaurare un rapporto autentico con il cliente, capire come vive, cosa gli manca nella casa attuale, quali sono le sue necessità quotidiane e che tipo di atmosfera desidera. Ogni persona è unica e ha bisogno di spazi differenti. Cerco sempre di trovare un equilibrio tra estetica e funzionalità. Una casa può essere molto bella da vedere ma poco vivibile nella quotidianità. A volte i clienti desiderano soluzioni esteticamente affascinanti che però, nella pratica, rischierebbero di non funzionare per il loro stile di vita. Il mio compito è accompagnarli anche in queste scelte.

Un altro tema molto importante è quello economico. Cerco sempre di affrontare il discorso del budget in modo trasparente sin dall’inizio, perché conoscere i limiti economici permette di progettare meglio ed evitare sorprese durante i lavori.

C’è un edificio o una città che considera un’icona urbana?

Considero Torino la mia personale icona urbana. Dopo tanti anni trascorsi a lavorare e viaggiare, desideravo tornare qui: per me Torino rappresenta un punto di arrivo molto desiderato. Oggi sono felice di poterla chiamare casa. La trovo una città bellissima, estremamente elegante dal punto di vista architettonico e ancora troppo sottovalutata. Mi piace molto il suo carattere discreto: è una città che non ha bisogno di urlare per mostrare la propria bellezza.

 

Annarita Cacciamani

Photo cover: Anna Grosso

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